Dickinson 3: recensione della terza stagione della serie AppleTv+

Si conclude con la terza stagione questa moderna, ambiziosa e brillante narrazione della vita della poetessa americana

Fin dal suo debutto nel novembre 2019 su AppleTv+, Dickinson si è immediatamente distinta. Non rientra in un solo genere: è sia una commedia che un coming of age, allo stesso tempo però non è un semplice period drama con tinte biografiche. È principalmente un prodotto che allontanandosi dai canoni vuole raccontare una versione diversa di questa straordinaria figura: una Emily determinata e straordinariamente moderna. Nella nostra recensione di Dickinson 3 vi parliamo della sua stagione conclusiva. Se le prime due si sono focalizzate sulla ricerca dell’indipendenza della protagonista e sull’esplorazione del rapporto con la fama, la terza ha un tono più intimo e maturo. Emily è ormai consapevole della potenza delle sue poesie, comprende la natura della fama e sa che non le è necessaria. Questa terza stagione si dipana sullo sfondo della Guerra Civile Americana che ha lacerato il paese e ha portato all’abolizione della schiavitù.

Ed è proprio questo il lasso di tempo più prolifico per Emily che scriverà tantissime poesie. La stagione si alterna tra il conflitto esterno e quello interno alla famiglia Dickinson con Emily esattamente al centro. Cerca di distribuire la speranza a chi l’ha persa e agisce da collante nella famiglia per evitare che la sua unità venga meno così come accade al paese. Non manca però lo spazio per tante tematiche importanti, affrontate in maniera intelligente e mai banale. Critica il patriarcato, riflette sulla condizione delle donne e dei soldati neri, ma soprattutto rende protagonista la poesia che Emily vuole investire di un potere curativo. Tornano a brillare Hailee Steinfeld ed Ella Hunt nei panni di Emily e di Sue, mentre regalano le loro migliori performance Anna Baryshnikov con la sua Lavinia e Chinaza Uche nei panni di Henry. Analizziamo nella recensione questa imperdibile stagione di Dickinson 3.

Indice:

Un periodo difficile – Dickinson 3, recensione 

La stagione si apre in periodo di guerra e con un lutto per la famiglia Dickinson. Emily decide di essere il punto di riferimento per tutti e lo fa aggrappandosi alla speranza. Come già anticipato il conflitto all’interno di questa stagione sarà sia esterno che interno alla famiglia. Dopo il matrimonio complesso tra lui e Sue, che sono in attesa del primo figlio, Austin entra in rotta di collisione con il padre e sfoga le sue frustrazioni iniziando a bere. Nel frattempo Emily cerca di trovare una soluzione per sanare sia le ferite del paese che quella della famiglia e comprende di poterlo fare con la poesia. Si chiede se riuscirà a scrivere dei testi che possano alleviare lo stato d’animo dei soldati anche senza essere sul campo di battaglia. Trova la sua risposta incontrando un poeta che invece è sul campo di battaglia c’è davvero: Walt Whitman.

Grazie al loro “incontro” e alla lettura del suo “Foglie d’erba” Emily capisce che ciò che davvero conta sono i sentimenti: da essi nasce la poesia nella sua forma più pura. Nonostante gli sforzi per tenere viva la speranza però con il passare del tempo Emily attraversa un momento di crisi sia personale che con suo padre. La ragazza sperava che questo potesse dimostrarsi lungimirante sulla libertà delle donne e gettare le basi per cambiarne il futuro. Ma una scelta prevedibile le conferma che nulla è cambiato. Avendo perso definitivamente la speranza, Emily discende nel suo Inferno personale in cui tutte le sue paure si concretizzano. Superato poi il momento di crisi e recuperata la bussola Emily si impegna per ristabilire l’equilibrio nella sua vita, prima di dedicarsi interamente e definitivamente alla sua poesia. 

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La poesia tra presente e futuro

In Dickinson 3, di cui state leggendo la recensione, c’è un maggiore approfondimento sul ruolo della poesia. Nel vibrante ed esilarante incontro con Walt Whitman, Emily comprende di poter dare il suo contributo per alleviare il dolore del conflitto. Qui la serie raggiunge uno dei punti più alti di questa stagione, inscenando l’incontro tra i due poeti, massimi esponenti della poesia americana del periodo. Nella sua poetica Whitman esalta l’essenza collettiva dell’identità americana durante la guerra. Ed è questo a convincere Emily. I suoi sentimenti in merito al conflitto sono gli stessi dei soldati che si trovano sul campo di battaglia, in nome della collettività. La poetessa riuscirà infatti a descrivere lo stato d’animo vissuto nel periodo del conflitto, arrivando al cuore di tutti con le sue parole. Il secondo picco di originalità della serie ci mostra il futuro della poesia di Emily Dickinson e la sua eredità letteraria.

C’è un incontro con Sylvia Plath, un’altra poetessa americana, che afferma di sentire una forte connessione con Emily stessa. Sylvia Plath rappresenta allo stesso tempo la voce del futuro, che riferisce ricostruzioni sulla vita di Emily, che una sua grande ammiratrice. Un incontro significativo se si pensa che la vera Emily non ha mai saputo quanto le sue composizioni sarebbero state apprezzate. Un’altra figura che si rivelerà importante per la poetessa e il futuro della sua poesia è il capitano Thomas Wentworth Higginson. I due iniziano una corrispondenza che permetterà ad Emily di trovare una guida, e ad Higginson di scoprire il genio della ragazza. L’uomo riconosce infatti la profonda unicità delle poesie di Emily rimanendone affascinato. Ma realizza anche quando sarà incompresa dai suoi contemporanei, essendo una personalità tremendamente originale e ben più moderna rispetto al periodo in cui si trova a vivere. 

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La modernità nel passato – Dickinson 3,  recensione

Questa terza stagione di Dickinson è molto ricca per le tematiche trattate. Affronta la condizione delle donne e lancia una critica al sistema patriarcale. Fin dalla prima stagione Emily ha lottato con tutta se stessa per rivendicare la propria indipendenza e rifiutare il ruolo a cui il matrimonio la avrebbe relegata. Tornano le libertà negate delle donne e il loro desiderio di indipendenza: non vogliono più vedersi come degli oggetti che passano in eredità o che devono dipendere da una figura maschile per avere una reputazione. Questo conflitto tra indipendenza e aspettative sociali viene incarnato meglio di tutti dal personaggio di Lavinia. Sebbene sia stata spesso usata come comic relief, in maniera brillante la serie ha incanalato il suo bisogno di affermazione con delle performance artistiche. Il genio di Emily si esprime attraverso le parole, quello di Lavinia con il potere dell’arte performativa. 

L’indipendenza non è solo quella delle donne, ma anche quella della generazione di Emily. Lei e i suoi coetanei hanno visto gli effetti della guerra abbattersi sui loro anni migliori, privando molti giovani del futuro. La serie ci ha fornito l’immagine di una generazione che cerca di trovare il suo posto in un mondo scosso dal conflitto. Ognuno si domanda cosa possa fare per dare il suo contributo. Agire non più per quel mondo che è stato spazzato via, ma soprattutto per il futuro. Altra tematica che ha occupato grande spazio, è stato il coinvolgimento nella Guerra Civile del primo reggimento di soldati neri. La serie ha dimostrato di avere una solida struttura narrativa nel collegare alcuni suoi personaggi e tematiche ad essi care. Higginson e Henry saranno i fautori dell’abolizionismo e sosterranno il diritto a combattere di questi soldati che cercano di rivendicare la loro dignità. 

Considerazioni tecniche 

Come già accennato nell’introduzione di questa recensione di Dickinson 3, la serie ha una natura particolare che emerge ancora di più in questa terza stagione. Gli episodi sono piacevoli da guardare essendo caratterizzati da una freschezza di dialoghi e da una abile capacità di utilizzare le poesie. Da queste si parte per affrontare temi ad esse affini e con una lettura frizzante e mai banale, li si modernizza. In episodi come Questa è la mia lettera al mondo, si parla del contributo poetico di Emily comparato a quello dei suoi contemporanei. In Il futuro non ha mai parlato, si mostra la sua immagine negli anni a venire, rielaborando il messaggio della poesia. Questa scelta è l’elemento chiave che contraddistingue la serie. I flashforward e gli inside jokes non si risparmiano, anzi dimostrano la cura degli sceneggiatori nella stesura dei dialoghi. 

Da elogiare il reparto costumi e il comparto tecnico. La regia e la fotografia si dimostrano attente, con panoramiche e carrellate che seguono i protagonisti e con inquadrature bellissime. Ritornano gli effetti speciali che mostrano le allucinazioni di Emily e i suoi incontri con la Morte, così come l’apparire delle poesie sullo schermo. Nonostante la stagione sia ottima non è esente da qualche difetto. In primis la scelta di non approfondire ulteriormente alcuni personaggi che lo avrebbero meritato e la mancata conclusione di questioni affrontate in precedenza. Si riconferma eccellente Hailee Steinfeld che riesce a dare vita ad una Emily ironica e determinata ma anche fragile, così come Ella Hunt riesce a dar voce ai sentimenti di un personaggio sfaccettato come Sue. Accanto a loro Anna Barysnikov fa brillare la sua Lavinia che conquista gli spettatori. Menzioni speciali a Chinaza Uche, Billy Eichner (Walt Withman) e Jane Krakowski.

Dickinson 3 recensione.
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Sai una cosa? Anche se non posso cambiare il mondo…continuerò a scrivere. Anche se non importa a nessuno. Anche se non fa assolutamente alcuna differenza che ci sia stata una persona, chiamata Emily Dickinson, che sedeva in questa piccola stanza e giorno dopo giorno scriveva le cose solo perché le sentiva. 

Questo è un poeta – Conclusione Dickinson 3 recensione 

Giunti alla conclusione della nostra recensione di Dickinson 3 non possiamo che consigliarvi la visione della serie. Chi cerca un prodotto esclusivamente biografico ne potrà rimanere deluso, offeso persino, ma lo esortiamo a guardarla con l’occhio dell’immaginazione. Emily Dickinson è stata una poetessa la cui figura per tanto tempo è rimasta avvolta nel mistero e nel misticismo. Questa serie si basa sui suoi testi, sulle sue lettere dalle quali emerge una personalità che entra in contrasto con la versione che la storia ci ha portato. Quella versione che la vedeva come solitaria, incompresa, silenziosa e pudica, qui viene smentita e le si restituisce una propria autodeterminazione. La serie vuole elogiare quella vitalità, quella vulcanica e vibrante personalità che emerge dalle sue poesie. Lo fa in chiave squisitamente moderna, con dialoghi freschi, con indubbie libertà, e con una colonna sonora che si rivela perfetta per ogni scena. 

Il finale è in linea con lo scopo di questa serie, anche se ci sarebbe stato  il potenziale per una quarta stagione. Le metafore, le interpretazioni e le rivisitazioni in chiave moderna delle poesie dimostrano la lungimiranza di questa autrice e permettono di avvicinarla a generazioni che non la conoscevano. Alena Smith aveva un piano ben preciso per questa sua storia e lo ha portato a termine concludendola con un ciclo di tre stagioni. La prima e la terza più intime ma allo stesso tempo corali, la seconda di indubbia qualità ma forse un po’ monotematica. Dickinson rimane a tutti gli effetti uno dei prodotti più interessanti, audace e a volte bizzarro, nel panorama televisivo degli ultimi anni. Assolutamente imperdibile per gli amanti delle serie tv e una prospettiva inedita da cui scoprire la storia di una personalità unica.

Dickinson 3

Voto - 8.5

8.5

Lati positivi

  • Rivisitazione in chiave moderna ed originale della storia della poetessa
  • Ottime performance di alcuni membri del cast
  • Maggiore approfondimento, attenzione e costruzione della struttura della serie
  • Uso intelligente e metaforico delle poesie per affrontare tematiche moderne e attuali

Lati negativi

  • Alcuni personaggi avrebbero meritato più spazio per poter esprimere il loro potenziale
  • Alcune questioni affrontate sono state lasciate in sospeso/li>

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