Dos: recensione del film spagnolo disponibile su Netflix

Due sconosciuti cuciti insieme prigionieri in una stanza sono i protagonisti del film di Mar Targarona

Il catalogo Netflix si arricchisce ogni mese di numerosi prodotti provenienti da ogni parte del mondo. Ad esempio sono ormai tanti i film o le serie tv distribuite come Originali Netflix e spesso alcuni di questi si rivelano delle piccole perle. È accaduto che in diverse occasioni la famosa piattaforma streaming abbia permesso di conoscere opere che non sarebbero giunte sui nostri schermi cinematografici. In altre, invece, Netflix ha sorvolato sulla qualità dell’opera, pensando esclusivamente a un mero arricchimento di catalogo. Lo scorso 10 dicembre ha debuttato sulla piattaforma un nuovo film spagnolo dalle premesse intriganti; si tratta di un’opera che sulla carta si preannunciava davvero singolare e particolare. La pellicola in questione è Dos, di cui vi presentiamo la recensione. Diretto da Mar Targarona, il film è un esperimento interessante, che mescola diverse suggestioni provenienti da famose pellicole di genere horror e thriller.

Al centro della trama ci sono due sconosciuti che si svegliano nudi in una stanza, senza sapere come siano arrivati lì. L’aspetto più inquietante però è il fatto che qualcuno ha cucito insieme i loro ventri. Una vicenda disturbante in cui si rintracciano tracce di Saw, The Human Centipede, Il gioco di Gerald e tanti horror/thriller ambientati in un unico luogo. Con tali premesse e un ottimo e convincente inizio, nei suoi primi minuti Dos sembra destinato a diventare una piccola perla sconosciuta nel vasto catalogo di Netflix. Addentrandosi nella narrazione, tuttavia, si scopre un nucleo fortemente difettoso e troppo ambizioso. Il film perde una via precisa e inizia a girare pericolosamente su se stesso. Questo percorso si conclude poi frettolosamente con un finale imbarazzante. In meno di novanta minuti Dos si rivela così una grande occasione sprecata. Di seguito il giudizio completo sul film nella nostra recensione di Dos.

Indice

Sconosciuti e cuciti – Dos, la recensione

Sara (Marina Gatell) si sveglia nuda nel letto di una stanza che non riconosce. Molto confusa, si accorge che sotto di lei c’è un uomo. Quando tenta di alzarsi, la donna non ci riesce rimanendo attaccata allo sconosciuto, svegliatosi dalle urla di dolore. L’uomo si chiama David (Pablo Derqui) e anche lui è totalmente ignaro di come sia finito in quella stanza. Non comprendendo perché i due non riescano a separarsi, David alza le lenzuola e scopre qualcosa di orribile e inimmaginabile. I ventri di Sara e David sono stati cuciti insieme, rendendoli inseparabili; dividendoli, entrambi morirebbero cruentemente. Immediatamente la donna, scioccata dalla scoperta, accusa David di essere l’artefice di quello che sembra essere un sadico gioco erotico. Il sospetto, la diffidenza e il terrore però non aiutano la coppia, che deve scoprire perché sono finiti in questo incubo.

Questa convivenza forzata non si rivela facile, dato che uno non può muoversi senza l’altro. Ben presto infatti si presentano esigenze come andare in bagno, che rendono ancora più complicato il tutto. Umiliati e sconvolti, Sara e David cercano di capire cosa li accomuna, perché sono stati scelti per questo inquietante esperimento. Ma soprattutto cercano di scoprire chi è l’individuo malato che li ha cuciti insieme. Nonostante il luogo in cui si trovano renda difficile capire la loro esatta posizione, i due protagonisti riescono a raccogliere indizi su chi possa essere il colpevole. La verità si rivelerà qualcosa di inaspettato e appartenente al loro lontano passato; la persona che ha cucito insieme Sara e David è intenzionata a tenerli uniti e a non separarli mai più.

dos recensione

Dos. Rodar y Rodar Cine y Televisión

Premesse intriganti, svolgimento deludente – Dos, la recensione

È innegabile che, nei suoi primissimi minuti, Dos si riveli qualcosa di fresco e diverso, sperimentale e particolare. Si entra subito nel vivo, mostrando il terrore, il disgusto e il disorientamento dei due protagonisti. Primissimi piani mostrano inoltre la cucitura che unisce Sara e David in modo apparentemente permanente. Si mette in atto anche un piccolo gioco investigativo, dato che l’unica ambientazione nasconde piccoli indizi che la coppia man mano riuscirà a comprendere. Tutto nella stanza riconduce al numero 2 ed è proprio su questo nucleo che il film sembra volersi costruire; d’altronde il 2 è un numero significativo in ogni ambito e la dualità è un aspetto da sempre affascinante e misterioso. Con queste premesse intriganti e una regia che, inizialmente, riesce a mantenere il giusto grado di tensione, Dos sembra un film destinato a essere qualcosa di interessante. Purtroppo non è così; gli errori sono tanti, anzi troppi.

Innanzitutto il film non sceglie mai un’identità precisa. La componente horror non è privilegiata, ma relegata a poche inquadrature e al ridicolo finale sanguinolento. Per il resto si prosegue con numerosi primi e primissimi piani sui volti dei protagonisti, in continuo dialogo. Tuttavia non si riesce a costruire nemmeno la giusta atmosfera psicologica, a causa di una sceneggiatura mediocre; questa infatti è ricca di dialoghi spesso vuoti o ridicoli e mette in atto dinamiche troppo forzate e irrealistiche. Nel minutaggio ristretto Dos vuole però rendersi anche brillante con le sue riflessioni sul numero 2 e la dualità. Non bastano però spiegazioni pseudo-intellettuali e pseudo-filosofiche per ottenere questo risultato. Dos fallisce dunque miseramente nella sua ambizione di entrare nel gruppo degli horror contemporanei, che hanno saputo sfruttare la componente di genere per elaborare discorsi impegnati e brillanti. Il film di Targarona è solamente un B movie che vuole elevarsi troppo ambiziosamente.

Considerazioni finali

dos recensione

Dos. Rodar y Rodar Cine y Televisión

Dal punto di vista tecnico e recitativo, invece, si può notare qualche elemento positivo. La regia di Targarona riesce, specialmente nella parte iniziale del film, a costruire la giusta tensione. Questo lavoro è aiutato poi da un apprezzabile lavoro di fotografia, che illumina l’ambiente e i corpi di luci e colori caldi. Guardando invece al cast, si possono notare gli sforzi messi in atto da Marina Gatell e Pablo Derqui; questi però non sono sufficienti a risollevare le sorti dell’intera pellicola. Nemmeno il colpo di scena finale riesce in questa impresa; il twist viene lanciato nella narrazione senza cura alcuna e con tanta superficialità. Tutto ciò finisce per rovinare completamente il discorso sulla dualità, che il film aveva tentato di costruire goffamente. Da dimenticare, infine, l’ultimissima immagine del film, in cui la volontà di realizzare qualcosa di visivamente ipnotico scade invece nel trash.

Concludendo questa recensione di Dos, si può affermare che i tentativi di realizzare un prodotto horror originale si vedono tutti. Le premesse sono intriganti e alcune inquadrature iniziali fanno pensare a qualcosa di artisticamente interessante. Tuttavia, come si è detto, lo svolgimento del film conduce a una cocente delusione. L’opera non possiede un’identità precisa e goffamente vuole arrivare a qualcosa di brillante e intellettuale. Ciò che ottiene è unicamente una discesa verso il ridicolo. Un vero peccato perché, fino a un determinato punto, Dos mantiene una sua dignità grazie a un buon lavoro sulla tensione; inoltre sfodera proprio all’inizio una bellissima inquadratura, in cui le ciglia di un occhio chiuso comunicano già l’immagine di una cucitura con i punti. Tirando le somme, le buone premesse non pongono Dos nell’insufficienza; il deludente risultato però lo colloca di diritto nella mediocrità e nelle fila di tanti prodotti anonimi del catalogo di Netflix.

Dos

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Le premesse del film sono intriganti e promettenti
  • Il regista e il cast ce la mettono tutta...

Lati negativi

  • ... ma è difficile passare oltre a un'evidente mancanza di un'identità ben definita
  • Troppa ambizione che fa precipitare il film nel ridicolo
  • Finale frettoloso e imbarazzante

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