Élite: recensione della serie TV spagnola targata Netflix

Netflix punta di nuovo su un progetto europeo: ecco la nostra recensione di Élite!

Sulla scia dei teen drama che da anni a questa parte hanno canalizzato l’attenzione di un’ampia fascia di pubblico, Netflix tenta di nuovo di imporsi nel panorama seriale con una nuova serie. Questa volta lo fa senza puntare agli States, ma rimanendo ancorata al vecchio continente. Alla Spagna, per la precisione. Forte del grande successo de La Casa di Carta, la piattaforma streaming a pagamento ci prova questa volta con Élite, ideata da Carlos Montero e Darío Madrona.

La serie, che vede tra il cast alcuni interpreti già celebri per il loro ruolo ne La Casa de Papel, ha attirato dalla sua parte un gran numero di potenziali fan ancor prima dell’esordio. Questo, con probabilità, anche grazie a un interessante piano promozionale da parte di Netflix, che ha scommesso sugli attori di punta per far pubblicità al proprio prodotto. Inoltre, senza dubbio alcuno, il nuovo teen drama spagnolo ha cercato di imporsi tramite richiami citazionistici che si ricollegano alla memoria popolare dello spettatore seriale medio; il quale, sicuramente, vedendo il trailer della serie, non ha potuto fare a meno di stabilire collegamenti  – per un motivo o per un altro  – con serie come Gossip Girl, Tredici e tante altre.

Élite: recensione del nuovo teen drama taragato Netflix

Elite recensione

Ambientata in Spagna, Élite ci presenta un ambiente liceale classista, rappresentato dall’istituto privato Las Encinas. Qui, i giovani protagonisti si muovono come se fossero i padroni del mondo (o almeno così ci viene detto); questo fino a quando il loro fragile ecosistema viene sconvolto dalla comparsa di tre nuovi studenti. Si tratta di Samuel, il cui fratello è un ex galeotto; Nadia, una ragazza musulmana fedele alla sua religione; e infine Christian, giovane esuberante il cui unico obiettivo è farsi strada nel mondo. I tre, in seguito al crollo del loro precedente istituto, sono stati selezionati per delle borse di studio che hanno permesso loro di trasferirsi nella nuova scuola. Tuttavia, la loro vita non si presenta priva di ostacoli. Qui, difatti, i nuovi studenti si ritrovano alle prese con un pregiudizio fortemente radicato nei loro confronti. E, inoltre, daranno inconsapevolmente il via a una serie di circostanze che condurranno alla morte di una delle studentesse della scuola.

Tutta la vicenda, ovviamente, si svolge tra l’istituto e poche altre location. Mentre sullo sfondo si alternano questioni come razzismo, droghe, dipendenze; o ancora malattie sessualmente trasmissibili e l’omosessualità. Purtroppo, però, nessuna di queste riesce a spiccare; rimanendo, di fatto, solo elementi inseriti per far muovere la trama, senza ottenere tuttavia il rispetto che meritano.

Élite: qualcosa di già visto

Problema di fondo della nuova serie Netflix è la mancanza di originalità. L’impressione che si ha quando ci si cimenta nella visione (8 episodi della durata di circa 45 minuti ciascuno), è che niente di quello che ci venga mostrato abbia un qualche tocco di innovazione. Ci ritroviamo in un ambiente classista alla Gossip Girl, o alla The O.C.; con personaggi che nascondono segreti più grandi di loro. Segreti che spesso toccano questioni di una certa rilevanza, come l’orientamento sessuale, malattie e dipendenze – quasi alla Skins, potremmo dire. E ancora possiamo rivedere Tredici nell’impostazione generale, con la narrazione che procede quasi come un unico flashback. E allo stesso tempo l’omicidio ricorda terribilmente la prima stagione di How to get away with murder; persino nell’arma del delitto! E se le somiglianze a livello contenutistico non fossero abbastanza, i creatori della serie sono riusciti a ritrovare elementi in comune anche nel comparto costumi. Rivediamo ancora accessori tanto cari alla già citata Gossip Girl; e, soprattutto, blazer che richiamano in toto le divise dei Warbler di Glee (dai colori alla fantasia).

L’unico paragone non immediato, che invece avrebbe potuto essere quello più scontato, per la produzione spagnola, è quello con La Casa di Carta. Tuttavia, è evidente un richiamo ad essa nella scelta del casting. Certo, rimane fuor di dubbio che in Spagna non ci sia una grandissima varietà di scelta per gli attori – situazione che ritroviamo anche in Italia o in Inghilterra, dopotutto -, ma ritrovare tre dei protagonisti del più grande successo iberico degli ultimi anni in una nuova serie sembra una casualità costruita a tavolino.

Caratterizzazione dei personaggi e sviluppo della trama

Continuiamo per un attimo a parlare del contenuto, prima di passare brevemente al comparto tecnico. La trama orizzontale, quella che dovrebbe condurre il teen drama sul versante thriller, semplicemente non funziona. Gli elementi di contorno, le storie d’amore e le dinamiche interpersonali offuscano quello che dovrebbe essere l’elemento portante, invece di esaltarlo. Scoprire l’assassino diventa quasi un qualcosa in più, non la questione trainante della storia. Siamo più interessati alle questioni di fondo che alla trama, che si trasforma solamente in uno dei tanti elementi trattati superficialmente nello show.

Elite recensione

E il fatto che i protagonisti cambino carattere da un episodio all’altro non aiuta. La scrittura della sceneggiatura è confusionaria. Non ritroviamo linearità nella costruzione dei personaggi, tranne in rare eccezioni; e ciò non fa che contribuire a un risultato finale che non soddisfa lo spettatore. Pochi i protagonisti la cui caratterizzazione non venga distrutta e ricostruita ad ogni episodio; ma anche in questo caso ci ritroviamo ad osservare personaggi troppo fuori dale righe per essere credibili.

Élite recensione – conclusioni

Terminiamo le nostre considerazioni su Élite sottolineando come la volontà di puntare in alto non abbia fatto altro che rendere la caduta ancora più disastrosa. Questo è evidentemente un palese tentativo di innalzamento stilistico, che però non si concretizza. La fotografia vuole apparire sontuosa con gesti estetizzanti in momenti poco opportuni, inseriti quasi a caso in una dinamica che non li rende necessari. Lo stesso vale per la regia, che a tratti però funziona. In particolare quando al centro della scena ci sono quei (pochi) attori che si distaccano da una interpretazione tendenzialmente mediocre; che non a caso sono gli stessi che ne La Casa di Carta avevano già avuto modo di imporsi – più qualche altra eccezione.

La volontà di essere visto come un prodotto di qualità ha fatto sì che Élite fosse visto quasi come una parodia di se stesso. La voglia di eccellere purtroppo non è bastata, e la serie televisiva Netflix non si è imposta come uno show di livello. Ma allo stesso tempo non ha toccato neppure punte negative tali da farlo entrare nel novero delle serie televisive trash ora tanto in voga. Fondamentalmente, Elite sta nel mezzo, non brilla ma neppure è così opaco da attirare l’attenzione.

Elite recensione

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • Curiosità per l’evoluzione delle backstories

Lati negativi

  • Trama poco interessante
  • Caratterizzazione dei personaggi gestita male
  • Tutto sa di già visto

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