Harlem: recensione della serie comedy di Amazon Prime Video

Erede di Sex and the City, Harlem è la nuova comedy che tratta di ambizioni, cultura afroamericana ed emancipazione femminile

Harlem è la nuova serie comedy prodotta e distribuita da Amazon Prime Video dal 3 dicembre, di cui vi proponiamo la nostra recensione. Scritta e ideata dalla sceneggiatrice Tracy Oliver, la serie riprende la struttura e il ritmo tipico della commedia romantica in stile Sex and the City ambientandola nella Harlem contemporanea.
Le protagoniste sono quattro ragazze con problemi tipici della loro età, alle quali si aggiungono le difficoltà che derivano dall’essere afroamericane, donne e queer. Il cast vanta il nome di Whoopi Goldberg assieme a Maegan Good nel ruolo di Camille, Grace Byers in quello di Quinn, Shoniqua Shendai che interpreta Angie ed, infine, Jarrie Johnson che dà il volto a Tye.

Indice

Trama – Harlem, la recensione

Il quartiere di Harlem fa da sfondo alla vita di quattro giovani donne alle prese con problemi lavorativi, sentimentali e che si confrontano quotidianamente con la propria identità di donne nere. Il quartetto è ambizioso e tenace, ma pieno di contraddizioni. Camille è una professoressa di antropologia culturale esperta nel corteggiamento nelle varie culture, ma la sua vita sentimentale è tutt’altro che rosea. Tye è la creatrice di una famosa app per appuntamenti pensata su misura per la comunità queer. Ma lei stessa non riesce a costruire una relazione solida con nessuna delle ragazze con le quali esce, a causa di una forte insicurezza.

Quinn è proprietaria una boutique dove vende le sue creazioni ed ambisce a diventare una nota stilista. Ma gli affari non vanno come dovrebbero ed è costretta a chiedere alla madre continui prestiti per non dichiarare bancarotta. A completare il quartetto c’è Angie, una ragazza allegra ed estroversa che sogna di fare la cantante. In nome dell’arte rifiuta i lavori che non le sembrano all’altezza, anche se vive nell’appartamento di Quinn. 

La parola chiave è autodeterminazione – Harlem, la recensione

Erede di un format ben identificabile, Harlem riprende le peculiarità di un ben preciso sottogenere che è diventato famoso negli anni Novanta e non ha mai abbandonato i nostri schermi. Le trame hanno il medesimo raccordo: un gruppo di giovani donne condividono problemi simili sul piano lavorativo e sentimentale, ma anche l’ambizione e l’amicizia che sono gli elementi che più le lega
Primo tra tutti è Sex and the City a cui molti si sono ispirati, e Harlem non fa eccezione. Ma Tracy Oliver prende una strada diversa. Nella già citata Sex and the City e nelle serie simili che ne sono seguite, come Ally McBeal e la più contemporanea Gossip Girl, i protagonisti sono bianchi, etero e benestanti. Il focus – soprattutto in Sex and the City e che è una delle componenti che lo ha reso così celebre – non è tanto sulla quotidianità delle protagoniste, ma sull’autodeterminazione femminile.

Harlem ripercorre i medesimi passi, aggiungendo all’equazione anche l’identità etnica del gruppo di personaggi e del quartiere in cui vivono. Harlem infatti è il polo culturale afroamericano di New York, grazie alla densità della comunità nera che è sempre più in aumento fin dagli anni Trenta.
Ogni episodio inizia con la voce narrante di Camille che, spesso, si sofferma sulle differenze culturali e sociologiche tra le varie etnie e su come le donne vengano viste nella società contemporanea. Camille in particolare è un’attivista femminista, ma spesso viene sottovalutata poiché il suo ruolo di divulgatrice avviene specialmente tramite social. Tye viene presentata mentre discute animatamente non solo sulla validità della sua app, ma sul perché serva uno spazio sicuro per la comunità LGBTQ+. Angie denuncia apertamente le micro aggressioni che la comunità nera deve affrontare ogni giorno e come essa viene rappresentata.

Recensione Harlem

Harlem. Amazon Studios, Universal Television, Paper Kite Productions.

Sex and the City incontra la blaxploitation – Harlem, la recensione

Assieme al format su cui Tracy Oliver si basa, l’opera della sceneggiatrice si avvicina molto ad un altro gruppo di serie tv. Soprattutto negli ultimi anni, il palinsesto statunitense è popolato da narrazioni pensate specialmente per un pubblico afroamericano. Non è un movimento nuovo, infatti la blaxploitation è nata negli anni Settanta e non è mai morta. Della blaxploitation fanno parte quei prodotti mediali scritti, interpretati e pensati da artisti neri per un pubblico afroamericano. Oltre ad intrattenere, molti di questi film e serie tv hanno il chiaro obiettivo di denuncia sociale. Tra i nomi più conosciuti ci sono Jordan Peele – direttamente citato anche in Harlem – e Michaela Coel grazie al suo I May Destroy You. Angie, Camille, Tye e Quinn sono quattro ragazze afroamericane che sentono molto la comunità nera nella quale sono nate e di cui fanno parte.

La serie è costellata da episodi in cui denunciano il razzismo sistematico, le micro aggressioni e il loro legame con la storia afroamericana. Un senso di comunità che deriva dal pretendere sempre maggiore visibilità a lungo negata. 
Il target di riferimento è prettamente statunitense e la serie, come già accennato, si rivolge direttamente ad un pubblico afroamericano. Questo potrebbe far allontanare un pubblico differente, ma la scrittura fluida e il tono comedy permettono a chiunque di godere della visione. Senza però trattare gli argomenti portanti con superficialità, anzi. La mossa più intelligente ed interessante di Oliver è quella di aver utilizzato il linguaggio della commedia per parlare di temi più profondi. Per farlo si è avvalsa anche della regia che, spesso, capovolge molte dinamiche di largo uso. Solitamente è il corpo femminile ad essere oggettivato, in Harlem è il corpo maschile a subire quel trattamento. 

Delle millennials a New York – Harlem, la recensione

Harlem è una serie dei giorni nostri a tutti gli effetti, che vuole parlare ai giovani e mettere in luce le problematiche dei millennials. Soprattutto legate all’ambito lavorativo. L’unica ad avere un lavoro assicurato è Tye, la quale ha combattuto per ottenerlo. Camille lotta per non essere più un’assistente, ma avere la cattedra di ruolo. Angie accetta di partecipare ad un musical al quale non vuole lavorare. Quinn ha alle spalle una madre ricca che le permette di mantenere il negozio, ma il costo è quello di sentirsi ripetere che il suo non è un lavoro valido. L’autodeterminazione è la vera chiave di lettura della serie di Tracy Oliver. Ogni personaggio rappresenta una difficoltà tipica dei millennials. A queste si aggiungono i drammi romantici e la paura di non riuscire a trovare un partner ideale. O, al contrario, lasciarselo scappare.

Sebbene gli argomenti trattati siano variopinti e non dei più leggeri, Harlem resta una serie di intrattenimento. La parte comedy sovrasta i temi più seri, che però non vengono sminuiti.
La città piena di locali e di eventi alle quali le quattro amiche partecipano, i colori pop e una scrittura divertente e fluida rendono la serie di facile fruizione. Solo nella parte finale il ritmo si perde, e la trama procede per espedienti che non convincono del tutto.


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Harlem

Voto - 7

7

Lati positivi

  • La dinamica tra le protagoniste
  • L'utilizzo del linguaggio della commedia per parlare di razzismo e discriminazioni

Lati negativi

  • Verso la parte finale il ritmo cambia e la trama procede per espedienti

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