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The Lighthouse: recensione dell’horror psicologico a tinte fantasy con Dafoe e Pattinson

Due guardiani del faro e un segreto che li metterà l'uno contro l'altro. Ecco l'ultimo film di Robert Eggers

Fine Ottocento. In un’isola sperduta presieduta da un faro, arriva il giovane Wislow, pronto per iniziare l’apprendistato sotto la guida dello storico guardiano Wake. All’inizio il vecchio sembra solo burbero e dispotico, ma il ragazzo si accorgerà che quel faro e il suo custode sembrano vittime di uno spaventoso sortilegio. The Lighthouse è un film horror-fantastico del 2019, diretto da Robert Eggers e con protagonisti Willem Dafoe (Spider-Man, Grand Budapest Hotel, Van Gogh – Sulla soglia dell’eternità) e Robert Pattinson (Il re, Civiltà perduta, Bel Ami – Storia di un seduttore).

La storia è ispirata al racconto di Edgar Allan Poe Il faro (1849), rimasto però incompiuto. The Lighthouse è stato presentato alla Quinzaine des réalisateurs del 72º Festival di Cannes e ha vinto il premio di miglior attore non protagonista (a Dafoe) ai Satellite Awards dello scorso anno. Ecco la recensione di The Lighthouse, girato in bianco e nero.

Qual è la parte peggiore della vita del marinaio, ti chiederai, giovane. È quando non ha niente da fare e resta senza acqua e vento. Bonaccia. Bonaccia. È più crudele del Diavolo. La noia rende gli uomini malvagi e l’acqua da bere va via in fretta, giovane. Sparisce. (Thomas)

Indice

La trama – The Lighthouse recensione

Fine Ottocento, nei pressi della Scozia. Un guardiano di un faro sperduto nell’oceano ha bisogno di un nuovo assistente che lo aiuti a svolgere il duro lavoro sull’isola. L’ultimo manovale è impazzito e si è suicidato, e in effetti l’isolamento e un’influenza inquietante che aleggiano sul posto non contribuiscono a mantenere la sanità mentale. Lo sa bene il vecchio, che mette subito in guardia la nuova leva, Wislow: mai perdere di vista i propri compiti e lasciarsi andare ai vaneggiamenti della mente. Il giovane viene sin sa subito sottoposto a lavori molto faticosi e umilianti, e sembra che dopo qualche settimana anche la lucidità inizi a venir meno.the lighthouse recensione

È ossessionato dalla presenza costante di un gabbiano senza un occhio, e il guardiano Wake di certo non aiuta a rendergli la permanenza facile. Sembra sempre insoddisfatto dei suoi sforzi, lo fa bere e poi lo accusa di non essere diligente sul lavoro. Gli proibisce con cattiveria di salire su al faro, perché deve rimanere una sua prerogativa. Wislow non capisce come mai non possa avvicinarsi anche lui alla “luce”, visto che un giorno potrebbe capitergli di dover gestire un compito come questo in autonomia. Tuttavia obbedisce al capo, fin quando non nota che qualcosa di strano e oscuro sta accadendo sull’isola.

L’imperfezione dell’uomo – The Lighthouse recensione

Wake e Wislow camminano curvi, trascinando i piedi. Parlano poco e osservano molto, anche se abbassano lo sguardo come per timore che il troppo ardire li punisca. Si tratta di uomini soli, tormentati, in eterna lotta su cosa sia giusto e sbagliato, e su cosa sia reale o frutto di un’orrenda immaginazione. Relegati sull’isola del faro e senza null’altro che loro stessi, rappresentano la difficoltà di restare lucidi e civili in una condizione che mina il loro bisogno di socialità e li condanna a odiare l’unico altro essere della loro specie con cui possano confrontarsi.

Scatti d’ira, bisogno di affetto e diffidenza reciproca li rendono persone ostili, sempre in lotta con loro stessi e con gli altri. In fondo l’uomo corrotto sa dare il peggio di sé: vuole primeggiare sul prossimo, teme di essere manipolato e anticipa le mosse dell’altro con cattiveria e violenza. Cosa significa allontanarsi dalla retta via? Non pensare più alle esigenze altrui, abbandonare la civiltà e tornare a vivere come animali, guidati dagli istinti più bassi. Sposare la follia e non vedere più uno straccio di salvezza per la propria anima.the lighthouse recensione

Il fascino della perdizione che esercitano le sirene, il tempo che non trascorre mai scandito solo dai lugubri lamenti del faro. Solo questo nei giorni tetri dei due guardiani, che lottano perennemente con l’identità, il tempo e il passato, mentre si trovano in presenza di un faro che simbolicamente potrebbe rappresentare l’organo riproduttivo maschile. Per questo la sua luce è oggetto di disputa: entrambi vogliono custodirla e averne l’accesso esclusivo, e quando ne sono in prossimità, sembrano presi da un’estasi erotica e ultra-terrena. La luce è Lei, è la conoscenza, il tutto, e per questo inafferrabile e ambita. In un continuo rimando tra crisi d’identità e frustrazione maschile, possessività e riferimenti mitologici.

L’eterno mistero del mare – The Lighthouse recensione

Acque insondabili e scure, popolate da sirene sensuali ma manipolatrici, e carcasse delle vittime precedenti. Non stiamo parlando di un mare che dona risorse e prosperità, accoglie le navi e rende l’uomo libero, ma di un elemento ostile e violento, iracondo. Quanti romanzi a parlare delle profondità marine, di mostri nascosti, battaglie di pirati e viaggi interminabili alla scoperta di un nuovo mondo. Da sempre l’acqua è un elemento che affascina, spaventa e permette di parlare dell’ignoto, delle nostre paure e di quello a cui non sempre siamo disposti a credere. The Lighthouse conferma il timore rispettoso che abbiamo nei confronti del mare e dei suoi abitanti, e l’eterno mare in tempesta mostra l’ostilità della natura e l’aura negativa presenti sull’isola.

La figura del gabbiano è poi fondamentale; Wake spiega che ogni gabbiano deve essere rispettato e che porta sfortuna uccidere un uccello marino, perché è l’incarnazione dei marinai morti negli anni. Per evitare nefaste conseguenze è perciò necessario attenersi alle regole dell’isola e delle profondità che la circondano.the lighthouse recensione

Non si parla solo di grandi distese d’acqua, ma di tutte le sue “declinazioni”: fango che opprime, imbratta e imbruttisce. Pioggia che “lava via” la sanità mentale e infreddolisce i cuori. Acqua da bere putrida e che costringe gli uomini a dissetarsi solo con l’alcol. Fin dagli inizi del cinema, l’acqua simboleggia il cambiamento, la trasformazione. L’acqua porta via, porta a qualcosa di nuovo. Rivela e nasconde, unisce e divide. Il prezioso liquido definisce un confine, fisico (la fine della terra) e metaforico (orizzonte aperto all’infinito). È attraverso di esso che i protagonisti si rapportano con la natura ed esprimono le loro emozioni più profonde. L’isolamento, lo spazio costretto tra i confini dell’isola è un luogo in cui il tempo è come sospeso, e spaventa.

Inquadrature e fotografia

Per la nostra recensione tecnica di The Lighthouse, partiamo dalla scena di apertura. Il film si apre con schermo nero e una musica opprimente e spaventosa, che ci immerge già nell’atmosfera della storia. La prima scena è un campo lunghissimo nel quale si intravede una barca in mezzo all’oceano, seguita subito dopo da un faro che si staglia sulle rocce scoscese di un’isola. Un inizio che aggancia lo spettatore e che ricorda pellicole quali Dieci Piccoli Indiani e Shutter Island. Le inquadrature contribuiscono a creare uno stato confusionale e tetro perché sono continuamente alternate riprese dal basso, dall’alto e frontali, e vengono accostate scene di silenzio e avvicinamento lento della telecamera al soggetto, a scene molto rumorose e dinamiche, in primissimo piano.

Le inquadrature geometriche e perfettamente bilanciate, poi, danno il cambio a quelle da cinepresa “a mano”. Infine, una piccola menzione anche ai piani sequenza. Vedono la telecamera scorrere da un punto ad un altro includendo anche elementi non utili ai fini della trama, concetto che si allontana dalle regole del cinema classico (omaggiato però quando viene usata la keylight frontale sulla figura dell’attore, al centro della scena). La fotografia del film è interessante e ricca di omaggi al grande cinema del passato; complice anche il coraggio di proporre un film sprovvisto dei colori e quindi più difficile da restituire con la sola scala di grigi.the lighthouse recensione

L’utilizzo della luce – The Lighthouse recensione

Restando sulle caratteristiche visive di The Lighthouse, possiamo dire che la sua forza stia nell’uso sapiente delle luci. L’illuminazione è quasi completamente intradiegetica, ovvero deriva da elementi presenti sulla scena, come lampade, luce del sole e luce del faro. Si tratta di un tipo di luce contrastata, poiché troviamo un forte contrasto tra chiari e scuri e gli oggetti e gli attori emergono con evidenza rispetto allo sfondo.

In questo il film ricorda lo stile claustrofobico e fantastico dell’Espressionismo tedesco degli anni ’20 (Il Gabinetto del Dottor Caligari) e del Surrealismo francese (Un chien andalou). Per quanto riguarda la direzione della luce, vengono impiegate principalmente quelle laterale, frontale e di spalle. In tema con i soggetti della storia, la luce è quindi fondamentale per ciò che simboleggia per i guardiani ma anche dal punto di vista tecnico. È grazie ad essa che il film di distingue e affascina.

The Lighthouse

Voto - 8

8

Voto

Lati positivi

  • Fotografia e inquadrature interessanti
  • Interpretazione di Dafoe e Pattinson
  • Un climax di ansia e orrore che coinvolge a fondo lo spettatore

Lati negativi

  • Un film pieno di simboli, se non si guarda con attenzione si rischia di perderli

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