Il ballo delle pazze: recensione del film disponibile su Amazon Prime Video

Un film che ci racconta la condizione di quelle donne che la società non accettava, ma che accettano se stesse esattamente per come sono

Il ballo delle pazze, di cui vi proponiamo la nostra recensione, è un film sfaccettato e multi-prospettico. È tratto dall’omonimo romanzo della scrittrice francese Victoria Mas, un vero caso letterario del 2019. La pellicola, disponibile su Amazon Prime Video, è stata anche presentata in anteprima al Toronto International Film Festival del 2021. Ci propone una storia in cui si mescolano scienza e misticismo, razionalità e irrazionalità, in un contesto dove la prima fa da padrona. Ma è anche e soprattutto un film sulle donne. Su coloro che la società del passato considerava scomode, inadeguate e che come tali dovevano essere rieducate e guarite. Fa luce sugli studi dell’isteria e dei comportamenti femminili studiati dalla branca della psichiatrica e della futura neurologia. Ci mostra l’altra prospettiva, non quella del medico che indaga e che studia, ma quella di chi è oggetto d’analisi. 

Dietro la macchina da presa c’è l’attrice Mélanie Laurent che è anche parte del cast e che regala un’ottima interpretazione. Altrettanto ottima quella della sua co-protagonista Lou de Laâge con la quale condivide la scena. Ad affiancare le due nel cast troviamo anche il giovanissimo Benjamin Voisin, Emmanuelle Bercot, Grégoire Bonnet e César Domboy. Un film dalle atmosfere a tratti mistiche, che prende poi la direzione verso un tono decisamente più drammatico ma che comunque riesce a toccare gli spettatori con ognuno dei suoi messaggi. Ed è proprio questa pluralità di messaggi così come le loro possibili interpretazioni metaforiche che rendono il film un prodotto interessante. Ma senza dilungarci oltre analizziamo alcuni di questi temi che il film ci propone nella nostra recensione. 

Indice: 

Trama – Il ballo delle pazze, recensione 

Eugéne Cléry è una giovane donna parigina amante della libertà e desiderosa di scoprire cose nuove. Ma come donna ciò che ci sia aspetta da lei è ben altro; Eugéne riesce tuttavia a vivere qualche piccola libertà anche grazie all’appoggio del fratello Théophile. I due hanno uno stretto rapporto e il ragazzo è l’unico a sapere che Eugéne ha scoperto di avere un dono tanto insolito quanto inquietante. La giovane riesce infatti a comunicare con gli spiriti dei defunti. La comunicazione avviene in maniera indipendente dalla sua volontà e gli incontri le causano quasi sempre delle forti crisi. Tutto ciò rimane un segreto tra i due fratelli fino a quando una sera Eugéne ha una crisi di fronte a sua nonna. Spaventata e scossa, la giovane confessa alla donna di queste sue visioni, ma ben presto scopre come questa confessione le sia costata cara. 

La donna infatti, preoccupata per la nipote, parla con il padre di Eugéne che prende la decisione di farla internare nell’ospedale di La Pitié Salpêtrière. Trasportata contro la sua volontà qui verrà visitata ed esaminata per essere sottoposta ad un trattamento specifico. Durante il suo soggiorno Eugéne stringerà un’amicizia con Louise, una giovane portata lì come lei. In breve tempo si scoprirà che nell’ospedale, sotto la supervisione del Dottor Charcot, le pazienti vengono usate come oggetti di studio e di analisi dal medico e i suoi colleghi. Durante il suo complesso soggiorno Eugéne trova in Louise e Geneviève, l’infermiera del reparto, punti di riferimento. La ragazza riesce a comunicare con la defunta sorella di Geneviève, che dopo un iniziale rifiuto chiede aiuto ad Eugéne per comunicare con lo spirito. La situazione si evolve fino alla sera del Ballo, occasione in cui le pazienti possono divertirsi mentre dei “gentiluomini” le osservano ballare.

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Légende Entreprises

“Ci state rendendo folli” 

Come già anticipato il cuore de Il ballo delle pazze, di cui vi proponiamo la recensione, sono le donne e il modo in cui vengono considerate. Eugéne è, come la maggior parte delle sue compagne dell’ospedale, una donna scomoda, inadatta alla società parigina di quel tempo. La reputazione della sua famiglia sarebbe rovinata se si scoprisse di questa sua capacità; ed è così che tutto come ciò che non si comprendeva o non si era disposti ad analizzare, Eugéne viene allontanata per essere curata. L’ospedale diventa un luogo che le accoglie e sebbene sia un posto infernale in cui sono sottoposte a pratiche a volte svilenti e disumane diventa il luogo in cui le donne creano un legame unico. Ognuna di loro diventa un caso di studio su cui testare le varie soluzioni fino ad ottenere un risultato soddisfacente.

Colpisce molto una scena in cui a seguito di una complicazione tra i medici serpeggia l’entusiasmo dell’inaspettato; una nuova domanda a cui dare risposta. Questo approccio mette in evidenza come le donne non fossero pazienti da guarire, ma solo cavie su cui sperimentare le varie ipotesi. Oggetti da catalogare e portare come prove in supporto a delle tesi. Da sottolineare il divario, in quei tempi naturale, tra uomo detentore di sapere e la donna, mero oggetto di studio. Un altro aspetto particolarmente interessante nel film è stata l’opposizione tra razionalità e irrazionalità incarnato nella figura di Geneviève. L’infermiera è razionale, crede che ad ogni male ci sia una cura e che disturbi come quello di Eugéne siano inesistenti. Ma quando la possibilità di contattare la sorella defunta si profila davanti a lei, la scienza è messa in dubbio e si affida all’irrazionale per poterle parlare.

Aspetti tecnici – Il ballo delle pazze, recensione

Analizzando il film da un punto di vista tecnico, la musica ricopre un ruolo fondamentale nell’impostare il tono della narrazione. Il violoncello che ci introduce la storia e che si ripropone in diversi momenti, non serve solo ad aumentare la tensione narrativa, ma coinvolge lo spettatore nello sviluppo delle vicende. Da un punto di vista della regia, si notano molti primi piani soprattutto sui personaggi principali quando vengono introdotti. Una scelta che dà l’impressione di essere quasi fisicamente vicini a loro. Apprezzabile la fotografia. Questa ci regala diverse sequenze panoramiche, come quella d’apertura. I toni del film sono principalmente scuri, con una prevalenza di marrone e nero, che si ritrovano anche negli ambienti poco illuminati dove predomina l’ombra. In questo la regia è attenta nel proporre in opposizione ai toni scuri di apertura del film, quelli più chiari che si ritrovano nel finale.

I costumi e le ambientazioni sono coerenti con il periodo e veicolano anch’essi la sensazione di oppressione e controllo sulle donne nell’ospedale. Come già anticipato poi le due attrici protagoniste regalano due ottime performance. Lou de Laâge veste i panni di una Eugéne che nonostante le sofferenze cerca di resistere e combattere. Mélanie Laurent interpreta in maniera convincente l’infermiera rigorosa e distaccata. Ma rende benissimo anche il momento di crisi che il suo personaggio attraversa nel mettere in dubbio le sue certezza davanti ad eventi soprannaturali. La sceneggiatura è ben strutturata e la narrazione si dipana per circa due ore che però non risultano pesanti. Due difetti che però non possiamo fare a meno di evidenziare, sono legati ad un finale che è forse stato troppo frettoloso e il trattamento riservato ad alcuni personaggi di cui lo spettatore avrebbe voluto sapere di più. 

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Conclusione 

Giunti alla conclusione della nostra recensione del Il ballo delle pazze, ci sentiamo indubbiamente di consigliarvene la visione. La pellicola offre una riflessione interessante sulle tematiche delle donne e delle malattie di cui soffrivano. L’approccio utilizzato nel trattamento di alcune di queste malattie le ha spesso trasformate in oggetti ed esperimenti. È interessante il ribaltamento della prospettiva dalla quale si osservano gli studi su queste malattie, offrendoci infatti il punto di vista della donna. Cosa che non viene spesso mostrata nei film; un’eccezione fu A Dangerous Method di David Cronenberg. Nel film la paziente Sabina Spielrein diventa studentessa e offre così un duplice punto di vista su questi disturbi e malattie analizzate dalla neonata psichiatria. Altro aspetto che rende il film molto interessante è sempre legato al punto di vista, ma questa volta, in riferimento al ballo.

Per le donne è un momento di divertimento e di libertà, per gli uomini invitati è fonte di divertimento. Anche un’occasione del genere diventa una modalità di intrattenimento che porta a disumanizzare e ridicolizzare le donne. Tuttavia l’elemento corale del film è senza dubbio l’unione e il forte rapporto che arriva a consolidarsi tra tutte le protagoniste che in ogni occasione di bisogno e supporto ci sono l’una per l’altra. Un supporto reciproco che troviamo incarnato anche nelle due protagoniste. Un film quindi che è una denuncia contro certi trattamenti e contro una società perbenista, ma anche un elogio alla forza delle donne. 

 

Il ballo delle pazze

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Approccio interessante alla tematiche delle malattia dal punto di vista delle pazienti e alle condizioni delle donne
  • Ottime intepretazioni delle attrici protagoniste
  • Buona la scelta musicale e le atmosfere create con colori e fotografia

Lati negativi

  • Finale troppo affrettato
  • Destino di alcuni personaggi lasciato in sospeso

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