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Il Professore e il Pazzo: recensione del film con Mel Gibson e Sean Penn

Il Professore e il Pazzo, ecco la recensione del film in sala con Mel Gibson e Sean Penn

Il Professore e il Pazzo è un film di P.B. Shemran, pseudonimo di Farhad Safinia, sceneggiatore stimato ad Hollywood, che ha collaborato con Gibson in Apocalypto. Questo film è la sua opera prima da regista. Proprio Gibson interpreta uno dei due protagonisti: James Murray. Il suo personaggio è interessante, oltre ad essere il contraltare perfetto dell’altro protagonista: William Chester Minor, interpretato da uno Sean Penn in grande spolvero.

L’opera è tratta da una storia vera, raccontata nel romanzo L’assassino più colto del mondo, scritto da Simon Winchester. Oltre ai due volti famosissimi, il cast si compone di attori noti e meno conosciuti. Grandi caratteristi britannici sono presenti; su tutti spicca Steve Coogan, celebre per il suo ruolo ne Il giro del mondo in 80 giorni. Degni di nota sono anche Eddie Marsan (Gangs of New York, Still Life) e Ioan Gruffudd (I fantastici 4). Aggiungiamo Natalie Dormer, celebre per i suoi ruoli ne I Tudors e Game of Thrones. Entriamo ora nel dettaglio con la recensione de Il Professore e il Pazzo.

Il Professore e il Pazzo: recensione – Trama

Inghilterra, fine 1800. Un gruppo di accademici di Oxford decide di scrivere un’opera monumentale: un dizionario universale della lingua inglese, che al tempo era lingua dell’estesissimo Impero Britannico. James Murray, che non ha alcuna qualifica accademica, si offre di farsi carico di questa impresa, dimostrando di avere una profonda conoscenza di molte lingue. Nonostante un’iniziale indecisione, la commissione gli affida l’incarico. Dalla Scozia, Murray e la sua famiglia si trasferiscono a Oxford. Nel frattempo, ad Oxford, un ex chirurgo e ufficiale dell’esercito americano, in preda a degli attacchi di panico dovuti agli orrori da lui vissuti, uccide un uomo, credendo sia colui che, di notte, lo cerca per aggredirlo.

Quest’uomo è William Chester Minor, che viene processato e condotto in un istituto psichiatrico, a Oxford. Murray è consapevole di non poter portare a compimento l’opera da solo, per cui decide di chiedere aiuto a tutti gli anglofoni dell’Impero. Chiede che gli si mandino tutte le parole che trovano nei libri, con tanto di citazione, che verrà poi riportata. L’opera procede molto a rilento. Nel frattempo, il dottor Minor viene riconosciuto come un individuo dalla grande intelligenza dalle guardie e dal proprietario del manicomio, il che gli renderà la permanenza un po’ più facile. Un giorno si imbatte nell’invito di Murray ai cittadini e viene investito dal desiderio di rendersi utile allo scopo. Tra i due nasce un’intensa collaborazione, che li porterà a conoscersi di persona e a stimarsi. Minor, però, continua a sentirsi perseguitato, e la situazione peggiora. Il punto di non ritorno diventa il mutamento del legame con la moglie dell’uomo da lui ucciso. A lei Minor aveva ceduto tutto il suo denaro, ma qualcosa cambia, e lui non riesce a sopportarlo.

Il Professore e il Pazzo – Recensione

Il film punta fortissimo sui suoi due cavalli vincenti. Inutile anche precisarlo. Quando si hanno a disposizione Mel Gibson e Sean Penn, il minimo è lasciar loro le luci della ribalta. La storia di per sé è un po’ noiosa: non è esattamente la trama più avvincente di sempre. D’altronde se si decide di fare un film sulla stesura di un dizionario il rischio è chiaro. La svolta dovrebbe essere portata dal rapporto di amicizia che nasce tra i due protagonisti a metà del racconto. Questa tuttavia è insipida: non sembra un’amicizia destinata a cambiare la vita dei due. Le vicende che sconvolgono le due vite sono piuttosto l’assegnazione dell’incarico, per James, e l’evoluzione del rapporto con Eliza, per William.

Si nota una velata denuncia ai metodi usati negli istituti psichiatrici all’epoca. La cosa funziona decisamente poco per due motivi: per prima cosa il tutto si sviluppa nella parte finale del film, con un cambio di atteggiamenti fin troppo repentino e a tratti equivoco del direttore dell’istituto. Secondariamente, la denuncia retrospettiva non ha effetto. Non parliamo di Qualcuno volò sul nido del cuculo, che descriveva i manicomi della sua epoca. Qua assistiamo a scene realistiche, ma di più di un secolo fa.

Le due interpretazioni dei protagonisti tengono su la baracca. Sean Penn è molto più in parte del collega, ma ciò non significa che Gibson non fornisca una prestazione ampiamente sufficiente, anche se non si tratta certamente della sua performance migliore. I caratteri secondari si inseriscono bene in un racconto che evidentemente ha coinvolto tutti dal punto di vista emotivo. L’impressione, spesso, è che Penn sia tenuto a freno. Come se non si volesse dar troppo peso alla sua pazzia. In un paio di scene si sfoga, e infatti sono le migliori, ma anche quelle vengono troncate nel momento di massima tensione. Altro punto forte è il comparto scenografico e dei costumi. L’atmosfera è quella giusta, quasi sempre, e le barbe sono stupende.

Il professore e il pazzo recensione

Il Professore e il Pazzo: recensione – Aspetto Tecnico

Abbiamo parlato di opera prima per P.B. Shemran, e qui si tocca un tasto dolente. Quando si sceglie di realizzare un film con due attori di prima categoria, è normale che ci si tenga a metterli in bella vista. Shemran esagera un pochino. Quasi tutte le scene prevedono dialoghi, e in gran parte di questi rientrano i protagonisti. Ogni volta che uno dei due parla, o quando risponde l’interlocutore, chi parla viene inquadrato in primo piano, con sguardo in camera. D’accordo, Gibson e Penn hanno due occhi molto belli, ma dopo poco l’effetto dà il mal di testa. Cosa più grave, poi, è la perdita della profondità di campo, che si ottiene inquadrando di profilo gli interlocutori, in modo che sembri un dialogo naturale.

Molto più fastidiosa è la regia in generale. Non c’è un inquadratura che duri più di cinque secondi. Il montaggio è esasperato, nonostante la musica e la storia ci dicano che l’atmosfera è distesa per gran parte del film. Con questo effetto, nel momento in cui si alza la tensione, lo spettatore non rimane sconvolto come dovrebbe dall’evoluzione del racconto, perché il montaggio non può andare più veloce di prima. La fotografia è buona, non eccezionale. Ma si percepisce una continua voglia di non osare. Abbiamo detto delle scene smorzate. Ce ne sono molte. Ci sono un paio di tentativi di piano-sequenza che, ad un primo momento, sembrano voler dare respiro alla scena, ma vengono interrotti dopo pochissimo. Peccato. Veramente un peccato che Gibson non si sia occupato della regia, sebbene sia lecito pensare che la sua l’abbia detta, in fase di riprese.

Il Professore e il Pazzo: recensione – Conclusioni

Eccoci alla fatidica domanda: merita di essere visto in sala? Probabilmente sì. Forse la versione doppiata risentirà del fatto che non si potranno cogliere le differenze nella pronuncia della lingua e il conseguente disprezzo verso James, che è scozzese. Questo si aggiunge all’incredibile tono che riesce a raggiungere Penn agli apici della follia. Ma la nostra scuola di doppiaggio sa il fatto suo.

Non ci si deve aspettare un capolavoro, questo è certo. Ma di sicuro per gli amanti dei film storici, o dei primi piani, sarà una piacevole sorpresa. Indubbiamente buono per essere un’opera prima. Ma è indubbio anche che i due che danno prestigio al film meritavano qualcosa di più. L’atmosfera c’è, gli attori anche. Manca un po’ la storia, che non riesce quasi mai ad elevarsi verso l’avvincente. I colpi di scena non mancano. Se fosse stato affidato a mani più esperte staremmo parlando di un gran bel film.

 

Il Professore e il Pazzo

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • I due attori principali
  • Scenografia, costumi e trucco

Lati negativi

  • Regia e montaggio
  • Storia poco avvincente e un po' lunga

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