Recensioni

In Bruges: recensione del film con Colin Farrell e Brendan Gleeson

Ispirandosi al thriller Don't Look Now di Nicolas Roeg, Martin McDonagh dirige il poliziesco e tragicomico In Bruges

In Bruges – La coscienza dell’assassino è un film del 2008 diretto dal regista inglese Martin McDonagh. Dopo una carriera avviata come commediografo e sceneggiatore prettamente teatrale, McDonagh esordisce al cinema con il corto Six Shooter e vince il suo primo Oscar. In seguito realizza il suo primo vero e proprio lungometraggio, In Bruges, che viene presentato in anteprima al Sundance Film Festival. Per questo film McDonagh viene insignito di un’ulteriore statuetta d’oro per la miglior sceneggiatura originale.

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In Bruges è catalogabile sia sotto la voce di commedia nera sia sotto quella di dramma poliziesco ed è ambientato, come da titolo, nell’omonima città medievale belga. La scelta degli attori principali ricade su Colin Farrell, che vedremo presto nel remake di Dumbo ad opera di Tim Burton, e su Brendan Gleeson, che alle spalle ha una vasta filmografia (Braveheart, Gangs of New York) che parla per lui. Di seguito noi di Filmpost vi proponiamo la nostra recensione di In Bruges, di McDonagh. E voi l’avete visto?

In Bruges – La coscienza dell’assassino: la trama

Ciò che accumuna Ray (Colin Farrell) e Ken (Brendan Gleeson), oltre all’essere entrambi irlandesi, è il mestiere di sicario. Quando durante un incarico Ray spara involontariamente ad un bambino innocente il loro capo Harry (Ralph Fiennes) li spedisce in Belgio. Non specifica, però, se si tratti di un nascondiglio temporaneo mentre riflette sul da farsi o se invece Bruges abbia a che fare con un nuovo lavoro. Appena arrivati a destinazione, Ken dimostra subito un reale entusiasmo per la storia e l’architettura della città, comportandosi da turista modello. Ray, al contrario, è ancora tormentato dai sensi colpa e non riesce proprio a trovare il lato positivo di quella breve trasferta. Questo, comunque, fino all’incontro con la bella Chloe, interpretata da Clémence Poésy.

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Bruges acquista, così, una nuova attrattiva agli occhi di Ray. Insieme al compare Ken, comunque, continua ad attendere nuove istruzioni da Harry. Nel frattempo hanno l’occasione di riflettere sulle scelte che il mestiere di sicario li ha portati a prendere e Ray, sempre più cosciente della gravità del suo errore, non riesce a pensare ad altro. Sa che l’omicidio che ha commesso, infatti, non potrà restare impunito.

In Bruges – La coscienza dell’assassino: il riferimento cinematografico

Il film si apre sulla partenza dei due sicari alla volta di Bruges, città verso la quale Ray si dimostra fin da subito ostile. Il cineasta britannico McDonagh utilizza come modello di riferimento registico Don’t Look Now (1973) di Nicolas Roeg (Chi ha paura delle streghe?). Nel thriller degli anni Settanta, divenuto successivamente un vero e proprio cult, la trama si attorciglia intorno alla città di Venezia, alla quale la cinepresa di Roeg conferisce un’insolita aria spettrale e angosciante. La similarità delle tematiche, quali la morte di un infante innocente, e degli sviluppi narrativi come, ad esempio, il rovinoso inseguimento del nano sono solo alcuni dei riferimenti al cult cinematografico. Una scena, comunque, esplicita il collegamento con l’inquietante lungometraggio di Roeg. Chloe, la graziosa ragazza belga conosciuta sul set di un film sui nani, spiega al personaggio di Ray da dove derivi l’ispirazione:

It’s a Dutch movie. It’s a dream sequence. It’s a pastiche of Nicolas Roeg’s ‘Don’t Look Now’. Not a pastiche, but a… ‘homage’ is too strong… A ‘Nod of the Head’

E se al John interpretato da Donald Sutherland nel film di Roeg la città di Venezia ricorda il regno dei morti, per Ray e Ken Bruges rappresenta, invece, il Purgatorio.

In Bruges – La coscienza dell’assassino: investigando la moralità

I riferimenti al simbolismo cristiano sono ricorrenti nel lungometraggio di McDonagh, strettamente connessi al concetto di moralità. Quando Ray e Ken arrivano in Belgio sulla città aleggia un cupo senso di morte. È chiaro fin dal principio che Bruges rappresenti una situazione di stallo. La città fornisce loro sia un’occasione di svago, attraverso l’arte, l’alcol, la droga e le prostitute, sia la possibilità di riflettere sui peccati commessi.

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Sulla coscienza di Ray grava, ovviamente, il peso di un errore fatale che non riuscirà mai a perdonarsi. Nel film anche i killer mercenari, generalmente al di fuori da qualsivoglia dimensione morale, hanno un codice etico. E questo vieta loro di loro di assassinare un bambino. I continui richiami al concetto cristiano di peccato e redenzione conferiscono, assieme al tetro accompagnamento sonoro, un’atmosfera claustrofobica ed angosciante. La situazione viene esasperata al punto da far avvertire allo spettatore una prepotente necessità di ristabilire l’ordine infranto. È qui che entra in gioco l’intransigente Harry che, nonostante la corruzione della sua stessa moralità, non esita ad ergersi a giustiziere.

In Bruges- La coscienza dell’assassino: killer mercenari dal cuore d’oro

In Bruges è il racconto di un viaggio catartico e necessario di due personaggi distinti. Il vero fiore all’occhiello del film è, infatti, l’evoluzione del rapporto tra Ray e Ken. Inizialmente sono costretti ad una compagnia reciproca, fanno inoltre parte di due generazioni distinte e sembrano non avere nulla in comune. Ma quando le cose si complicano appare immediatamente chiaro quanto realmente tengano l’uno all’altro. Il loro rapporto si evolve sulla scia di quello padre-figlio, anche a causa dell’atteggiamento spesso infantile di Ray.

I dialoghi, poi, sono semplici e genuini, spesso volgari, proprio come i due protagonisti. Grazie al ricorso al black humor il film viene parzialmente alleggerito della funesta carica moralistica. In Bruges è divertente, dissacrante e lascia l’amaro in bocca. Pur attingendo al cult di Nicolas Roeg il lungometraggio diretto da McDonagh mantiene la sua integrità, intrattiene e tormenta con intelligenza.

In Bruges - La coscienza dell'assassino

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Evoluzione dei personaggi
  • Performance attoriale dei protagonisti

Lati negativi

  • Accompagnamento sonoro angosciante

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