La Tigre bianca: recensione del film indiano originale Netflix

Il complesso affresco della scalata sociale di un giovane indiano determinato

Se anche gli mettessi in mano la chiave della sua emancipazione lui te la getterebbe in faccia imprecando. In questa frase c’è il concetto chiave che è alla base de La Tigre bianca, il film di cui vi proponiamo la recensione. Come molti prodotti Netflix il film è tratto da un romanzo omonimo, quello dello scrittore Aravind Adiga. Alla regia Ramin Bahrani, che ha scritto la sceneggiatura su cui il film è basato. La pellicola presentata è molto interessante, ben costruita e rispecchia il percorso di emancipazione del suo protagonista. Un altro punto forte del film è proprio la performance dell’attore indiano Adarsh Gourav, al suo primo ruolo da protagonista. Ad affiancarlo altri due volti noti: Rajkummar Rao, noto nel panorama del cinema indiano e l’attrice Priyanka Chopra che è anche produttrice esecutiva.

La Tigre bianca è un film che non racconta solo un’evoluzione, ma fa entrare gli spettatori nella cultura indiana e nella sua società. Durante la visione ci si scontra spesso con questa prospettiva culturale e il paragone con la cultura occidentale salta all’occhio. Riflessioni suscitate da altri prodotti di successo, come ad esempio Unorthodox. Prodotti di qualità che spingono a ripensare la nostra cultura, ad indagare e a cercare di comprendere quelle culture così distanti. Ma approfondiamo meglio il film e i suoi vari spunti di riflessione, nella nostra recensione.

Indice:

Trama – La Tigre bianca recensione

Balram Halwai è un ricco imprenditore di Bangalore che, in una mail al primo Ministro cinese in visita in India, racconta la sua storia. Il giovane è cresciuto in un povero villaggio indiano con una famiglia che lo ha da sempre educato ad un unico possibile lavoro. Balram infatti, appartenendo alla casta più bassa nel sistema sociale indiano, come tutti i suoi coetanei, viene indottrinato all’idea di dover servire padroni della casta più elevata. Appassionato della scuola, è costretto a lasciarla per andare a lavorare e mantenere la famiglia insieme al fratello (dopo la morte del padre). Una volta cresciuto Balram non ha perso la sua ambizione di voler fare qualcosa di più, ragion per cui chiede di lavorare come autista del figlio di un imprenditore.

Balram scopre che Ashok e la moglie Pinky, conosciutisi in America, hanno però idee diverse sulla società indiana e le sue convinzioni. Il rapporto tra i tre è molto più confidenziale di quello che un padrone instaura con il suo servo, e Barlam si affeziona a loro. Le cose cambieranno dopo un incidente che li vedrà coinvolti e che spingerà Barlam a riflettere sulla sua vita e sulla sua condizione di sottoposto. È sempre più determinato ad emanciparsi e smettere di essere la proprietà di qualcuno, iniziando così la sua ascesa sociale, che non si rivelerà priva di lati oscuri.

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La tigre bianca, ARRAY, Noruz Films, Lava Media

Pollo o Tigre bianca? 

Come già accennato nella nostra recensione de La Tigre bianca, il film non è solo la biografia del protagonista. Lui stesso fa un’analisi molto interessante e arguta della società indiana e della sua popolazione. Balram appartiene alla casta più povera che è destinata a servire i membri di quella più elevata. La riflessione culturale parte dal fatto che fin dall’infanzia ogni membro della casta sa che il suo futuro sarò uno solo. C’è un interessante quanto denigrante paragone (sia per l’uomo che per l’animale) tra i servi e i polli nelle stie. Questi, stipati in gabbie e consapevoli di essere uccisi, non scappano; così i servi, consapevoli del loro destino, non si ribellano perché sono in trappola e lo sono da sempre. C’è una rassegnazione in questa mancata ribellione. Ma è sempre qui che può nascere la Tigre bianca.

Un animale straordinario quanto raro. È questo che il film ci vuole raccontare: il percorso di Balram che, sebbene fosse destinato ad essere un pollo, è nato come una Tigre bianca. Ha la determinazione e soprattutto l’ambizione di essere diverso. Sebbene all’inizio sia un servo fedele, arriva un momento in cui alzerà la testa. Questo è solo uno degli aspetti che vengono affrontati: c’è spazio per la politica, la democrazia, ma c’è anche la corruzione, lo sfruttamento, il sottosviluppo e una spaventosa povertà. Lo spettatore non può che riflettere sulle divergenza culturali, soprattutto in relazione alla retrograda e denigrante (in ogni cultura) condizione della servitù. Come dice Balram un servo ha due strade per cambiare il proprio destino: la politica o il crimine. E, purtroppo, nessuna delle due strade è pulita.

Aspetti tecnici – La Tigre bianca recensione

Spostandoci su un’analisi tecnica nella recensione de La Tigre bianca, vediamo come il film può vantare una buona fotografia. Ci sono numerose panoramiche sia sui villaggi, che mostrano le condizioni di povertà di chi vi abita, che sulla città. Le due realtà in grande opposizione mostrano le due facce dell’India. La povertà dei villaggi e la sovrappopolazione degli agglomerati urbani. Contrasto acuito dalle ambientazioni, le capanne di fango da una parte e i grandi palazzi ed hotel dall’altra. Ci sono anche inquadrature sulla natura, dal Gange alle periferie. La regia dedica molta attenzione a questi elementi e li utilizza come strumenti visivi per ribadire l’idea di base che esprime il film. Gli attori fanno un buon lavoro, in primis il protagonista che incarna allo stesso tempo l’ingenuità e la purezza di chi è convinto del proprio dovere, ma anche l’ambizione e la determinazione di chi vuole ribellarsi.

La sceneggiatura sostiene in maniera adeguata la storia e nella sua narrazione ci mostra la crescita e l’evoluzione di questo personaggio. Un ragazzo con cui fin da subito si tende ad empatizzare, per poi vederlo evolvere e cambiare nella seconda parte del film. La narrazione può risultare però lenta soprattutto nella prima parte del film che è chiaramente molto introduttiva. Un altro elemento è la voce narrante dello stesso Balram che, con una doppia narrazione, racconta la storia della sua vita, inframezzata da vari commenti. Alla fine c’è anche la rottura della quarta parete. Il film, sebbene tratti una tematica complessa, lo fa in maniera razionale e ben strutturata e aggiunge una vena di dark humor. Una pellicola dolce amara che, nel mostrarci una realtà complessa e una società dalle tradizioni per noi incomprensibili, lo fa, quando necessario, con una prospettiva umoristica e mai grottesca.

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La tigre bianca, ARRAY, Noruz Films, Lava Media

Conclusione

Concludendo la recensione de La Tigre bianca consigliamo ai nostri lettori la visione del film. È una pellicola che senza pretese riesce a far riflettere su molte cose. Sulla tradizioni culturali di un paese, sulla costruzione della società, sui costumi e sul divario, troppo evidente e marcato, tra classi sociali diverse. L’aspetto però che può suscitare maggiore indignazione è la stagnazione di queste convinzioni. Il mondo si è evoluto, l’uomo si è evoluto e ogni essere umano è uguale all’altro, indipendentemente dalla propria classe sociale. È difficile pensare che tutto ciò sia normale nel paese, sono costumi e abitudini esattamente come quelle occidentali o orientali, ogni paese ne ha. Ma in Balram c’è il desiderio di rompere con questa convinzione. L’idea dell’uomo inferiore e quello superiore è dettata dal denaro anche nel mondo occidentale; quello che la rende difficile da accettare, nel film, è un altro aspetto.

 Il divario è infatti appesantito da una (presunta) superiorità morale del primo sul secondo. Chi è ricco merita che il mondo sia ai suoi piedi; chi è povero è indegno, e merita la carità che i ricchi così generosamente decidono di dispensare. Ma nel film c’è il desiderio di cambiamento, un desiderio di uguaglianza e di occidentalizzazione, di modernità: a determinare il futuro deve essere il merito, le capacità del singolo, e per fare ciò è necessario cancellare l’ideale della superiorità e della “purezza”. È una metamorfosi che richiede un’enorme quantità di tempo e un cambiamento difficile da mettere in atto. Una prospettiva nettamente non condivisa, ma sulla quale si deve riflettere senza la pretesa di alcuna superiorità. La Tigre bianca è un film con cui Netflix ha fatto, indubbiamente, un buona scelta.

La Tigre bianca

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Buona la performance dell’attore protagonista
  • Buona sceneggiatura che supporta la narrazione
  • Ottimo spunto di riflessione

Lati negativi

  • La narrazione può risultare alquanto lenta, soprattutto nella prima parte del film

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