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Lettera al re: recensione della serie fantasy originale Netflix

Arriva su Netflix la serie fantasy tratta da un romanzo olandese per ragazzi

Quante volte da piccoli ci siamo identificati nell’eroe di una storia? Quanto spesso ci è capitato di non sentirci il cavaliere valoroso e forte, quello che tutti amano e lodano? E proprio da questo spunto parte la nuova serie Netflix Lettera al re, di cui vi proponiamo la recensione. In sé la storia non rappresenta nulla di così innovativo proprio perché in fin dei conti, per ogni storia che esalta l’eroe, ce n’è anche una che esalta il personaggio in apparenza più anonimo. Complici forse anche alcuni dei romanzi d’avventura in cui i protagonisti sono un po’ fuori dagli schemi. Romanzi che mostrano come in fondo anche uomini semplici e in apparenza deboli, possano rivelarsi cavalieri più nobili di tutti.

Lettera al re è l’adattamento di un romanzo d’infanzia della letteratura olandese, opera scritta dall’autrice Tonke Dragt. La serie è nata da un’idea di Will Davies e prodotta dalla FilmWave. Il giovane protagonista, Tiuri è interpretato da Amir Wilson. La co-protagonista, Lavinia, è interpretata da Ruby Serkis, figlia dell’attore Andy Serkis che anche nella serie interpreta suo padre. Ma vediamo meglio tutti i pregi e i difetti di questa serie originale Netflix nella nostra recensione.

Indice

La Trama – Lettera al re recensione

Nel regno di Dagonaut, il giovane Tiuri sta per diventare cavaliere del regno e rendere fiero suo padre. Tiuri però non è particolarmente forte e predisposto al combattimento. Ha un cuore buono e tende sempre a vedere il meglio nelle persone. Dopo aver vinto il torneo, insieme ad altri aspiranti cavalieri, Tiuri si reca nella cappella in cui sono sepolti i vecchi cavalieri per l’ultima prova. Il gruppo dovrà vegliare lì dentro per tutta la notte e non rompere la veglia per nessun motivo. Ma l’improvvisa richiesta di aiuto di un uomo spinge Tiuri ad intervenire e si allontana con questo nel bosco.

I due trovano, in fin di vita, un cavaliere che affida a Tiuri il compito di consegnare al re di Unauwen, una lettera importantissima. Da quel momento Tiuri fugge con il caparbio cavallo dell’uomo, Ardanwen, per portare a compimento l’impresa. Si scoprirà poi che la lettera è solo una delle sei che svelano i piani del principe Viridian, figlio del re di Unauwen. Il principe brama il potere, affidandosi ad una vecchia profezia e all’oscurità. lettera-al-re-recensione1

Un eroe dal cuore puro – Lettera al re recensione

Tiuri è il classico esempio dell’eroe dal cuore buono. Il suo personaggio è costruito e scritto esattamente per apparire sotto questa luce. Diventa per caso il prescelto, gli è affidato il difficile compito di consegnare questa lettera. Il resto dei personaggi sono costruiti intorno a lui quasi per esaltare questo suo ruolo. In particolare i personaggi di Lavinia e Arman. Arman è quello del gruppo dei novizi che appare come il cattivo, colui che vede in Tiuri un povero incapace che non diventerà mai cavaliere. Lavinia invece è costruita per essere la compagna di viaggio, la spalla che serve a sostenerlo nel difficile percorso. Insomma una storia con il cavaliere buono, la donzella e il cattivo: niente di nuovo. Un elemento che sicuramente contribuisce a rendere più interessante Tiuri è un mistero che si intreccia con il suo passato e i suoi genitori.

Per quanto possa essere buono però Tiuri è ancora un adolescente e purtroppo non convince particolarmente. Ha un cuore nobile e questo suo carattere semplice entra in conflitto prima con il padre e poi con Lavinia. La ragazza è il suo opposto. Determinata, spigliata, sicura di sé e guardinga nei confronti degli altri. Sebbene Tiuri sia il protagonista è lei a spiccare più di tutti. Altro personaggio che avrebbe dovuto spiccare è il principe Viridian, temutissimo da alleati e nemici per la sua ferocia e implacabilità in battaglia. In realtà è solo una pallida immagine di un cattivo che brama potere e vanta una forza che è pallida anch’essa. Insomma le premesse c’erano, i personaggi erano promettenti, ma risultano tutti un po’ spenti. Gli altri ragazzi del gruppo sono anonimi, si salvano solo Piak con la sua simpatia e spontaneità infantile e Iona, la ragazza-cavaliere che sorprenderà lo spettatore.

Considerazioni tecniche 

Lettera al re, come già accennato nella nostra recensione, è una serie fantasy e come tale è ambientata in un modo immaginario. La storia si svolge nei regni di Dagonaut e Unauwen che vengono costruiti con una grafica accurata e d’effetto. Ma le atmosfere, i castelli e altri dettagli non fanno che richiamare alla memoria due prodotti già visti: The Witcher e Merlin. Somiglianze soprattutto con la prima nelle ambientazioni, che richiamano i tempi medievali e i colori. Qualcosa degno di nota però c’è ed è la fotografia. La serie è stata girata in Nuova Zelanda e riesce a sfruttarne i meravigliosi paesaggi. Vi sono campi lunghi su prati verdi, vallate e colline, panoramiche sul cielo azzurro in contrasto con il marrone scuro e grigio delle montagne. I dialoghi invece non sono particolarmente segnanti, sono abbastanza semplici e immediati. La sceneggiatura delle prime puntate è fin troppo scolastica.

C’è però poi un colpo di scena. Lo spettatore è portato a credere in qualcosa che poi si rivelerà essere falso, con un buon plot twist, unico elemento di scossa in una scrittura abbastanza neutra. Anche la storia, che si sviluppa in 6 puntate della durata media dai 40 ai 50 minuti, è distribuita in maniera poco equilibrata. L’introduzione alle vicende e i personaggi sono un po’ superficiali e lo spettatore si ritrova catapultato in luoghi che non conosce con personaggi di cui non ricorda bene il ruolo. Alcuni di loro non vengono ben approfonditi e risultano incompiuti. La stessa chiusura della storia sembra superficiale e incoerente con il modo in cui veniva preannunciata. Alcune linee narrative sono state introdotte e poi lasciate in sospeso, forse per una potenziale seconda stagione. La storia ha il suo perché e ci auguriamo che venga trattata con più attenzione. lettera-al-re-recensione2

Considerazioni finali – Lettera al re recensione

Concludendo la nostra recensione di Lettera al re, ribadiamo come la serie, nonostante qualche evidente mancanza e lacuna nel gestire la storia, abbia del potenziale. La vicenda narrata nel romanzo è promettente e le avventure che i protagonisti vivono coinvolgono lo spettatore. Purtroppo la serie non riesce a rendere a giustizia al soggetto. Le avventure ci sono, gli spettatori sono incuriositi, ma non c’è quell’intensità o quella tensione nella narrazione che ci spinge a voler divorare le puntate. I punti di forza invece sono indubbiamente quelli tecnici come la fotografia e i colori che rendono comunque piacevole la visione. Il messaggio di base è l’esaltazione di un eroe dal cuore buono, che fa sempre la cosa giusta in barba alle regole e in barba a ciò che gli altri pensano. Un eroe che si fa guidare dall’empatia e dal rispetto per gli altri invece che dalla paura. 

Il messaggio è indubbiamente positivo, considerando soprattutto che la storia è nata come un romanzo d’infanzia che ha avuto un grande successo in Olanda, ai tempi della sua pubblicazione. Ma la resa di questa storia è opaca, a parte qualche punto che sorprende lo spettatore. Non si è ancora discussa l’eventualità di una seconda stagione e non sappiamo se sarà ancora basata sul romanzo. La storia non è una saga e se le vicende narrate nella prima stagione sono conclusive come nel romanzo, la trama della seconda sarà diversa. A questo punto ci si chiedono due cose. È necessaria? Il finale sarà pure conclusivo ma ha lasciato qualche domanda senza risposta quindi ci si potrebbe concentrare su queste. Sarà all’altezza? Ci auguriamo che la seconda eventuale stagione possa essere migliore della prima soprattutto nella resa dei personaggi e delle loro storie che non sono state approfondite.

Lettera al re

Voto - 6

6

Lati positivi

  • Alcuni plot twist inaspettati
  • Buona fotografia

Lati negativi

  • Adattamento della storia inadeguato
  • Personaggi poco caratterizzati

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2 Commenti

  1. Non sono d’accordo che la ragazza alla fine era lei la prescelta( in quanto lei è stato descritto poco è nel telefilm fa vedere che è
    un personaggio che pensa solo per lei lei. In realtà visto che era nel secondo( la ragazza)piano lasciatela nel secondo piano. Non potete prendere lei a caso e renderla il personaggio di primo piano… comunque il telefilm quando ho scoperto che era lei mi è passato la voglia di vedere. Quando credevo che il ragazzo era il prescelto funzionava nel telefilm c’era interesse. Ora non più da quando ho scoperto che c’era lei. PS: è come fare un film di topolino è poi scoprire che nel film il personaggio più importante è Pluto che si faceva i cazzi suoi

  2. Sono rimasta molto colpita… In senso negativo. Personaggi patetici e poco credibili, combattimenti ridicoli, assenza di pathos e di un pizzico di brio. Mamma mia, che delusione da Netflix, quasi imbarazzante. Voto 2 solo perché la fotografia merita, altrimenti avrei dato 1.

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