Monster: recensione del film drammatico Netflix

Una pellicola sull'importanza del punto di vista dal quale osservare le cose

Al centro del film Monster, approdato questa settimana su Netflix e di cui vi proponiamo la recensione, c’è il concetto della prospettiva. Un concetto poliedrico che nel corso del tempo e in ambiti diversi ha assunto significati differenti. Significati che troviamo nella matematica e nell’arte, che lo hanno poi traslato anche nell’uso comune. La prospettiva ci permette di vedere la stessa cosa da differenti punti di vista, e come conseguenza, più persone possono avere opinioni diverse sullo stesso argomento. La pellicola rende centrale questo concetto e impernia la sua narrazione sfruttando i punti di vista: quello di chi narra, di chi vive la storia e di chi la guarda. Una storia quella di Monster che per quanto interessante sotto questo punto di vista, rimane statica e piatta. Una linea narrativa che la sceneggiatura ha deciso di affrontare è quella del rapporto tra le istituzioni e le persone di colore.

In particolare il trattamento riservato nei loro confronti. Il film non pone molta enfasi sull’aggravante del colore della pelle, scelta fatta dalla miniserie Netflix When they see us, che lo ha trattato in maniera eccellente. Ma si concentra molto sull’innocenza o la colpevolezza del protagonista; sul raccontare la sua storia e mettere lo spettatore nelle condizioni di crearsi un’opinione. Una narrazione che è a tratti tesa e serrata e che accompagna lo spettatore fino alla fine. Il film è tratto dal romanzo dello scrittore Walter Dean Myers ed è diretto da Anthony Mandler. Nel cast il giovane Kelvin Harrison, Jr., affiancato da Jeffrey Wright, John David Washington, Jennifer Ehle e Jharrel Jerome. Approfondiamolo nella nostra recensione.

Indice: 

Trama – Monster recensione

Il diciassettenne Steve Harmon vive ad Harlem, New York. È un ragazzo tranquillo, proveniente da una famiglia medio borghese, con una grande passione per il cinema. Proprio l’amore per la fotografia e per l’arte lo spingono a cercare l’ispirazione in ogni luogo e a portare sempre con sé una macchina fotografica. Tra i suoi soggetti alcuni coetanei del quartiere che giocano a basket. Tra di loro Steve conosce James King, leader di una delle gang locali, che gli garantisce la sua “protezione” e il suo appoggio agli occhi delle altre gang del quartiere. Il rapporto tra i due è di semplici conoscenti, ma ben presto Steve verrà accusato di aver preso parte ad una rapina, commessa da James e suo cugino ad un negozio, che ha causato la morte del proprietario. Da quel momento Steve viene arrestato e trasferito in carcere in attesa del processo che dimostri la sua innocenza.

Monster recensione 1
Monster. Bron Studios

Innocente, complice o colpevole?

Come abbiamo già accennato nella nostra recensione di Monster, il film è imperniato sul punto di vista. La narrazione ci presenta Steve come lo percepiscono gli altri: bravo ragazzo, mai accusato di nessun crimine, cresciuto in una famiglia per bene. Ha dei buoni amici, una fidanzata e una passione per il cinema che lo spinge a vedere la realtà con occhi diversi. Da questa prima prospettiva ne esce un ragazzo in gamba e che lo spettatore immediatamente non può che considerare innocente. È stato incastrato da James e dal cugino e si è trovato, tristemente, nel posto sbagliato al momento sbagliato, suscitando nello spettatore una forte empatia con il personaggio. Questa narrazione però non è la narrazione di Steve, ma quella che lui dà della sua storia come se la stesse raccontando in un film. Per il suo punto di vista, è necessario aspettare un po’. 

Una volta avuta anche la sua prospettiva, si aggiunge quella dello spettatore. Un altro aspetto che il film tratta è il rapporto con le istituzioni e il modo in cui queste considerino gli accusati. Fin da subito l’accusa è determinata ad imporre alla giuria l’idea che Steve sia inequivocabilmente colpevole. Per farlo l’avvocato, come ci si aspetta da qualsiasi legale, usa il potere delle parole. Ed è qui che mette in atto una de-umanizzazione degli accusati, che in quanto tali non sono più persone; sono mostri. Particolarmente d’effetto la frase e il gesto carico di pathos nel puntare il dito con fare accusatorio contro i ragazzi. Ma non c’è solo il tentativo da parte dell’accusa; anche la difesa, ovviamente, cercherà di dimostrare che Steve non è affatto un mostro, ma solo un ragazzo che si è trovato per caso coinvolto in qualcosa di più grande di lui.  

Simmetria tecnica – Monster recensione

Analizzando gli aspetti tecnici di Monster, nella nostra recensione, si percepisce un’oculata impostazione del film. La sceneggiatura è discreta, con buoni dialoghi. Ciò che è indubbiamente innovativo, o quantomeno originale è la scelta della narrazione al livello tecnico. Non solo c’è l’utilizzo del flashback, che dal presente ci riporta indietro per introdurre la storia di Steve, ma anche una simmetria nel montaggio narrativo. In questo ambito la regia fa un lavoro ben strutturato alternando frammenti di diverse pellicole. Prima quello della telecamera di sicurezza, poi la prospettiva della fotocamera di Steve e la sua voce narrante che ci introduce la storia; esattamente come la narrazione in una pellicola. Pellicole che cambiano colore e formato e che mostrano gli eventi narrati da diverse prospettive, in modo simmetrico, con le stesse prospettive di chi guarda e di chi narra. Particolarmente ben montata la sequenza del processo e delle arringhe degli avvocati.

Le arringhe si susseguono alternando gli avvocati e costruiscono un ritmo narrativo serrato che accresce la tensione in quel momento clou. Al livello di toni cromatici il film lavora con attenzione. Nei luoghi chiusi e opprimenti, come il carcere o la cella di Steve prevalgono toni cupi e scuri; nel tribunale, che è a tutti gli effetti una zona grigia, anche i toni cromatici sono impersonali, con grigio e bianco che predominano. Nelle riprese esterne da cui Steve è affascinato e che osserva con sguardo curioso, prevalgono colori più caldi, enfatizzati dal clima autunnale. Buona anche la colonna sonora che si sposa in maniera consona con la narrazione e i momenti chiave. Il racconto della storia non avviene solo dalla prospettiva dei personaggi e delle loro parole, ma è anche una narrazione che avviene al livello delle immagini e dei colori. Una narrazione multi prospettica della stessa storia.

Monster-recensione-4-
Monster. Bron Studios

Considerazioni conclusive

Giunti alla conclusione della nostra recensione di Monster, quello che emerge è un prodotto il cui punto di forza è la cura tecnica. Al livello della narrazione, per quanto sia importante dare visibilità a storie di giovani che troppo spesso vengono ingiustamente accusati di aver commesso un crimine, spesso basandosi sul colore della pelle, la pellicola non aggiunge nulla di nuovo alla tipologia narrativa. Innesca una riflessione necessaria sulla facilità con la quale si tende ad accusare non prendendo in considerazione la presunzione di innocenza. Buono il modo in cui la narrazione si concentra sulla psicologia del protagonista e sulla necessità che ha di dover resistere in un contesto difficile e opprimente per la sua età. Offre anche una fotografia interessante di alcune realtà locali in cui spesso i più “deboli”  cadono vittima dei più “potenti” all’interno di gang di quartiere.

Gli aspetti tecnici sono però fondanti per determinare la qualità del film. La scelta di narrare la storia intrecciando diversi punti di vista che vengono mostrati non solo sul livello narrativo ma anche con le immagini, risulta vincente. Altrettanto interessante la scelta finale. Monster è quindi una pellicola di cui complessivamente possiamo dare un giudizio sufficiente, ribadendo come sebbene la tematica sia interessante non è particolarmente innovativa; ciò che invece lo contraddistingue è la visione di meta-narrazione attuata con gli aspetti tecnici. Una pellicola che insegna quanto davvero possa contare il punto di vista. Di come non sia possibile imporne uno unico e quanto spesso, troppo frettolosamente, si giunga a delle conclusioni solo basandosi sulle apparenze.

 

Monster

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Impostazione narrativa ben strutturata dal punto di vista tecnico e finale interessante
  • Buona la fotografia e l'uso dei colori nelle sequenze

Lati negativi

  • Storia che non aggiunge nulla di innovativo alla categoria di film cui appartiene

Articoli correlati