TFF41 – Non riattaccare, la recensione del film di Manfredi Lucibello

Un telefonata preoccupante, due ex compagni, un thriller teso che si svolge nell'arco di una nottata frenetica. 41° Torino Film Festival, Concorso Lungometraggi

Sono Barbara Ronchi e Claudio Santamaria i protagonisti di Non riattaccare, unico film italiano in Concorso Lungometraggi al 41° Torino Film Festival. Ispirato all’omonimo romanzo di Alessandra Montrucchio, questo dramma dalle sfumature noir diretto da Manfredi Lucibello segue le vicende di Irene e Pietro, in un racconto in tempo reale che si svolge in una notte di quarantena durante il primo lockdown. Le strade sono deserte, le abitazioni avvolte dal totale silenzio, tutto è immobile, il coprifuoco impone che nessuno esca di casa. Ma quando Irene riceve una telefonata preoccupante da parte del suo ex compagno con cui si è lasciata da pochi mesi ha inizio un viaggio frenetico, una corsa contro il tempo per scongiurare una potenziale tragedia.

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Non riattaccare

Manfredi Lucibello prende il romanzo di Alessandra Montrucchio e decide di farlo suo dopo essere rimasto “folgorato” dall’incipit. Nel libro di Montrucchio i protagonisti non hanno un nome o un passato e Lucibello ha attinto alle sue personali esperienze e paure per costruire loro una storia. Ed è così che nascono Irene e Pietro, i personaggi affidati alle interpretazioni di Ronchi e Santamaria. Barbara Ronchi è presente in scena dall’inizio alla fine mentre per gran parte del film quella di Claudio Santamaria è una voce al telefono. Quella voce che nell’imperativo che dà il titolo al film deve restare in linea. A tutti i costi.

Indice:

La trama – Non riattaccare recensione

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Non riattaccare

Sono le quattro e mezza della notte del 28 marzo 2020 quando il telefono di Irene squilla. Quando legge il nome Pietro sul display, Irene decide di non rispondere, sa che la presenza del suo ex compagno all’altro capo potrebbe portare a una conversazione dolorosa. La fine della loro relazione non è stata facile e sull’addio aleggia lo spettro di un trauma. Ma Pietro insiste, la richiama, e quando Irene risponde capisce subito che c’è qualcosa che non va. Pietro è fuori di sé e le sue parole confuse sembrano essere il preludio di un gesto tragico. Preoccupata, Irene si mette in macchina per raggiungerlo, sperando di arrivare in tempo e prevenire un atto disperato. I due dovranno restare al telefono per tutto il tempo e la condizione che Irene pone a Pietro è una soltanto: non riattaccare.

Tutto in una notte – Non riattaccare recensione

La vicenda di Non riattaccare si svolge nell’arco di una notte. Più precisamente nel tempo di un viaggio in macchina di un’ora e mezza, durata che corrisponde a quella del film. Quello di Manfredi Lucibello è un racconto in tempo reale, senza alcuna ellissi, senza cambi di scenario. Partiamo e arriviamo con Irene e con lei affrontiamo ogni tappa di un percorso che è una vera e propria corsa contro il tempo scandita in maniera davvero efficace da una serie di elementi visivi e narrativi che hanno il merito di tenere alta e costante la tensione. Irene parte alla guida di una macchina con 45 chilometri di autonomia di carburante, col telefono scarico, senza alcun documento e violando il coprifuoco, passando attraverso varie gallerie in cui il segnale è debole e la voce di Pietro scompare.

Il formato di Non riattaccare, con la scelta di seguire esclusivamente l’agire di un unico personaggio sempre in scena, è quello praticato in pochi altri film di genere come ad esempio Il colpevole – The Guilty e va premiata la scelta di Lucibello di confrontarsi con una tipologia di thriller ancor meno diffusa in Italia. Barbara Ronchi, vista recentemente in Rapito di Marco Bellocchio, assolve a un compito non semplice con una buona prova, che infonde spessore a un personaggio che in fondo conosciamo appena. La sua è una prova fatta di sguardi e gesti nervosi, di modulazione della voce, di tentativi di mantenere saldo l’equilibrio in una situazione di emergenza. La storia tra Irene e Pietro viene ricostruita nel corso della conversazione che è spina dorsale del film e i particolari emergono a poco a poco. Il viaggio in macchina diventa così una sorta di processo di elaborazione di un trauma, con i due protagonisti che affrontano quanto di non detto è rimasto tra loro.

Un thriller teso e dal ritmo sostenuto minato da alcuni difetti – Non riattaccare recensione

Se da un lato Non riattaccare è un thriller teso, dal ritmo sostenuto e dall’atmosfera quasi spettrale veicolata dal periodo particolare in cui vanno in scena gli eventi, dall’altro soffre per alcuni difetti che ne minano la totale riuscita. Abbiamo detto che la storia dei due ex compagni viene ricostruita durante quella lunga telefonata carica d’angoscia, ma i personaggi faticano ad uscire dalla gabbia della bidimensionalità. Non è facile sviluppare il ritratto di un protagonista solo tramite una conversazione telefonica e la sceneggiatura punta in più momenti su dialoghi che suonano eccessivamente forzati.

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Non riattaccare

Allo stesso modo il finale ha un climax troppo drammatico e nel suo essere così didascalicamente metaforico risulta privo di un effettivo realismo. Laddove Lucibello calca eccessivamente la mano cala l’impatto di un film altrimenti riuscito e comunque apprezzabile nel tentativo di portare in Italia una tipologia di thriller poco praticata. E il tentativo di rinnovare sperimentando forme e modi di parlare per immagini è sempre da premiare.

 

Non riattaccare

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Un thriller teso e frenetico, sostenuto dall'ottima interpretazione di Barbara Ronchi
  • Il tentativo del regista di portare in Italia un formato di thriller poco sperimentato è assolutamente da premiare

Lati negativi

  • I protagonisti soffrono per una certa bidimensionalità
  • Alcuni dialoghi troppo enfatici minano il realismo

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