Prisma: recensione della serie teen italiana

Prisma offre agli spettatori un ritratto onesto e sfaccettato della generazione Z

Prisma si prende l’enorme responsabilità di parlare di una generazione che la serialità italiana spesso oscura, marginalizzata per far posto ad altro. Non è quindi un caso che l’ideatore e gli sceneggiatori – Ludovico Bessegato e Alice Urciolo – sono le stesse menti dietro Skam Italia, la famosa serie tv distribuita da Netflix che prende ispirazione dal format straniero e che ha avuto il ruolo di apripista per quanto riguarda i teen drama nella serialità nostrana. Prisma, distribuita da Amazon Prime Video dal 21 settembre, prende le distanze da Skam Italia riuscendo a confezionare un racconto onesto e sfaccettato degli adolescenti di oggi, una narrazione caratterizzata dalla scoperta di se stessi e della propria identità.

Indice

Trama – Prisma, la recensione

Come accennato all’inizio della nostra recensione, Prisma porta avanti un compito non facile sia per la mentalità industriale italiana – che solamente negli ultimi anni sta, pian piano, cambiando – sia per le tematiche che tratta e per come lo fa.
I due protagonisti della serie, non a caso, sono due gemelli Andrea e Marco – entrambi interpretati da un sorprendente Mattia Carrano – che vivono in una piccola realtà di Latina. Il rapporto tra i due è costernato da segreti, da risposte non dette e da litigi che scaturiscono in fretta da una minima frase fuori posto, incomprensioni nate da un diverso stile di vita e da lacune mai appianate.

Andrea crede che Marco soffra di depressione a causa di un incidente avvenuto anni prima in cui Marco si è ferito al braccio. Un taglio profondo e ben delineato che Andrea non crede sia frutto di uno scatto di rabbia come invece sostiene il fratello. Andrea, invece, cerca di nascondere una doppia vita. Viene considerato dai professori e dai suoi genitori un ragazzo complicato che sta prendendo una cattiva strada da quando è stato sorpreso a spacciare erba nel suo liceo. Un gesto per loro incomprensibile, ma Andrea – la cui famiglia non ha assolutamente problemi finanziari – è disposto a tutto pur di mettere da parte più soldi possibili per andare via da Latina.

Prisma

Prisma. Cross Productions.

Tutto è fluido, tutto si trasforma – Prisma, la recensione

Tutti i personaggi vivono in una bolla costruita dai loro genitori e dagli insegnanti, persone nate in un contesto totalmente differente e che non si sono mai adattate ai tempi che cambiano. Prisma vuole mettere in evidenza le differenze che ci sono tra la generazione Z e quella dei loro genitori, senza però cadere in una guerra generazionale. Mentre gli adulti rappresentano un futuro già progettato e delineano una via sicura per i loro figli per ogni aspetto della loro vita, i protagonisti fanno di tutto per uscire dalla gabbia nel quale sono stati messi fin da piccoli.

Lo mostrano bene i flashback che si soffermano sull’infanzia dei due gemelli, specialmente quella di Andrea. Fin da piccoli entrambi sono stati indirizzati verso vie differenti che non hanno mai lasciato.
In Prisma la disciplina viene vista sotto l’occhio critico dello sport, vissuto come impegno e successo personale mentre il ritratto che si fa alla generazione Z si focalizza su una maggiore conoscenza di se stessi e sulla fluidità. Tutto è fluido in Prisma. Dalle passioni, alle amicizie, all’orientamento sessuale e di genere.

Prisma

Prisma. Cross Productions.

Generazioni a confronto – Prisma, la recensione

Quello che però la serie tv non fa è trattare con leggerezza e superficialità le tematiche che vuole affrontare. La fluidità non è sinonimo di incostanza, ma di profondità emotiva nei propri confronti; la voglia di non essere etichettati non si traduce in una narrazione superficiale.
Prisma fa un ritratto audace quanto veritiero degli adolescenti di adesso, molto più consapevoli di quanto siano stati i loro genitori o i fratelli più grandi. Parla di una generazione più libera: libera da regole sociali, libera da rigidi schemi, libera da una vita fatta di fasi prestabilite.

Tutti i protagonisti si ritrovano, presto o tardi, ad affrontare un adulto che ha scelto per loro. La madre di Andrea è scettica nel mandarlo a studiare all’esterno, lontano dalla famiglia, mentre spingono perché Marco continui a portare buoni risultati col nuoto, uno sport su cui è bravo grazie ai costanti allenamenti. Diversamente da Daniele (Lorenzo Zurzolo) che porta ottimi risultati allenandosi poco o nulla, contando solamente su un talento che non vuole sfruttare per concentrarsi maggiormente sulla sua carriera di cantante ostacolato dalla sua allenatrice che sogna un futuro luminoso per lui come nuotatore.

Prisma

Prisma. Cross Productions.

In conclusione – Prisma, la recensione

Ogni personaggio sta affrontando un momento particolare della sua vita in cui sta scoprendo i suoi desideri, la propria identità come individuo e si scontra con degli adulti che non vogliono ammettere che i tempi sono cambiati, che gli adolescenti che hanno di fronte vivono in una società diversa da quella in cui sono cresciuti loro. Non c’è quindi una guerra generazionale in senso lato, ma solamente un bisogno d’apertura mentale, di ascolto e di una reale comunicazione.

Così come per Skam Italia, Prisma non si concentra su un unico punto di vista rappresentato dalla vita del protagonista a cui gli altri fanno da contorno, ma è una narrazione corale dove tutti i personaggi hanno la loro storyline, sono caratterizzati come personaggi che funzionano bene anche se sono da soli in scena piuttosto che essere pensati come supporto del protagonista di turno.
Bessegato e Urciolo si riconfermano essere degli autori attenti e degli sceneggiatori capaci nel creare personaggi sfaccettati inseriti in un contesto familiare in cui gli spettatori possono facilmente immedesimarsi. Prisma è il ritratto onesto di una generazione che, in Italia, solamente negli ultimi anni si sta appropriando di una voce a lungo ignorata.

 

Prisma

Voto - 8

8

Lati positivi

  • L'interpretazione doppia di Mattia Carrano
  • Gli sceneggiatori hanno evitato di portare sul piccolo schermo l'ennesima guerra generazionale, concentrandosi maggiormente sulle differenze e sugli ostacoli tra gli adulti e i protagonisti

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