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Rabbia Furiosa Er Canaro – Recensione

Torna al cinema la storia del canaro più famoso di sempre

Dopo Dogman di Matteo Garrone torna al cinema la storia del tolettatore di cani più famoso di sempre con Rabbia Furiosa Er Canaro scritto e diretto da Sergio Stivaletti. Il film si ambienta in una periferia romana. Fabio è appena uscito di prigione per un crimine commesso dal suo amico Claudio, un ex-pugile che aspira a diventare il boss del quartiere.

L’ ambigua amicizia tra i due è costruita su un rapporto fatto di soprusi e sfruttamenti. Le cose cambiano quando dopo l’ennesima violenza Fabio decide di vendicarsi brutalmente. Rabbia Furiosa Er Canaro riprende il fatto reale di cronaca nera che ha ispirato anche Dogman di Garrone, presentato recentemente a Cannes.

Rabbia Furiosa Er Canaro la nostra recensione

Trama

Mandrione, quartiere periferico di Roma. Fabio ritorna in libertà dopo 8 mesi di galera per un crimine che ha commesso il suo amico Claudio, ex-pugile che aspira a diventare il boss del quartiere. Fabio è un semplice toelettatore per cani. Il suo rapporto di sudditanza con Claudio lo rende vittima di violenze fisiche e psicologiche quotidiane che lui stesso non vuole ammettere.

In qualità di veterinario improvvisato Fabio rimuove i chip e cura le ferite dei cani utilizzati per i combattimenti clandestini da Claudio. In più gli rifornisce la cocaina. La situazione è però destinata a cambiare quando Fabio vede minacciarsi la propria famiglia. Una rabbia tenuta latente per anni sta per esplodere in una violenza brutale.

Rabbia Furiosa recensione

Analisi del film

Difficile non fare paragoni diretti con il canaro di Garrone che risulta a nostro giudizio di qualità nettamente superiore seppur appartenente ad un genere diverso con tutt’altre finalità. Mentre Dogman lascia molto più spazio per interpretazioni e riflessioni varie Rabbia Furiosa di Stivaletti è più improntato sulle tematiche della rabbia e violenza. Il film inizia con un ritmo lento per poi evolvere in una confusionaria commistione di generi: dal “western moderno” allo splatter-horror passando anche per pozioni (droghe) magiche al limite con il fantasy. Questo stile non sorprende chi conosce bene Sergio Stivaletti, noto effettista del cinema horror (tra cui quello di Dario Argento).

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Il film presenta purtroppo alcune pecche, a partire proprio dalla recitazione con quelle frasi pronunciate in un romano talmente pompato da sembrare quasi caricaturale. La sceneggiatura ha diversi buchi; molte scene sono slegate tra loro, i personaggi talvolta dicono o compiono azioni poco sensate. La storia inizia ad annoiare già a metà film.Il rapporto tra Fabio e Claudio non è caratterizzato come dovrebbe rimanendo piuttosto piatto e ripetitivo. C’è sicuramente l’intento di omaggiare il cinema di Sergio Leone di cui Stivaletti è un estimatore utilizzando primi piani e uno stile che strizza l’occhio al western moderno.

Le scene maggiormente ancorate alla realtà sono le meno interessanti mentre quelle più estreme e surreali sono la parte più caratteristica ed interessante di questa “bizzarra” versione del canaro. Parliamo dello splatter, del gusto per il macabro e di alcuni elementi fantasy (come droghe magiche) che però hanno un ruolo marginale nel film, per lo più confinati alla parte finale, quella più caratteristica e per soli stomaci forti. E’ proprio nel finale quando arriva l’attesa vendetta che Stivaletti può sfogare il suo genio creativo mostrando tutto il suo gusto per l’horror splatter. La colonna sonora è un altro punto valido del film.

Conclusioni

Se cercate una versione alternativa  al Dogman di Garrone Rabbia Furiosa er canaro potrebbe faro al caso vostro soprattutto se conoscete e apprezzate il lavoro di Sergio Stivaletti. E’ tuttavia doveroso ribadire le lacune tecniche che presenta questo film che non lo rendono molto godibile.

Vi lasciamo al trailer italiano del film, buona visione.

5,5 - 5.5

5.5

The Good

  • Splatter estremo
  • colonna sonora
  • una nuova versione del canaro

The Bad

  • a tratti noioso
  • recitazione
  • sceneggiatura
  • per un pubblico ristretto

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