Ragazzo divora universo: recensione della nuova miniserie Netflix

Tratta dal bestseller di Trent Dalton, la nuova miniserie Netflix è un coming of age bizzarro e surreale ambientato nella periferia australiana

Dall’11 gennaio è disponibile su Netflix Ragazzo divora universo, adattamento dell’omonimo bestseller del 2018 di Trent Dalton. Una miniserie dove il viaggio di formazione (semi-autobiografico) di un ragazzo della periferia di Brisbane nella metà degli anni Ottanta, tra famiglie disfunzionali, droga e spacciatori, si mischia a elementi fantastici e a sviluppi imprevedibili. In sette episodi si dispiega così l’adolescenza turbolenta di Eli Bell, un passato segnato da un trauma e un presente fatto di madri tossicodipendenti, patrigni spacciatori ed ex galeotti.

Adattata per lo schermo da John Collee (Master and Commander, Happy Feet), Ragazzo divora universo è una serie indubbiamente interessante, che fa propri – a modo suo – gli aspetti di maggior interesse del romanzo d’esordio di Dalton. Un coming of age che rifugge i luoghi comuni dell’educazione criminale contaminando il dramma con una vena surreale che lo rende un prodotto decisamente originale, soprattutto se confrontato con l’offerta media della piattaforma.

Indice:

Trama – Ragazzo divora universo recensione

Periferia di Brisbane, metà anni 80. Il 13enne Eli Bell (Felix Cameron da ragazzino, Zac Burgess da adolescente) passa le giornate assieme al fratello maggiore Gus (Lee Tiger Halley) – muto da quando aveva otto anni e, forse, dotato di misteriose abilità di preveggenza – alla madre ex tossicodipendente Frances (Phoebe Tonkin) e al patrigno spacciatore Lyle (Travis Fimmel). Come se non bastasse ha un amico di penna nel carcere di Boggo Road e, come mentore, un ex galeotto che gli dispensa consigli. Tutto cambia, però, quando il misterioso criminale Ivan Kroll (Christopher James Baker) irrompe in casa portando via Lyle e mozzando un dito a Eli.

Con la madre in carcere a scontare le colpe del compagno scomparso a Eli e Gus non resta così che tornare dal padre biologico Robert (Simon Baker), uomo agorafobico e alcolizzato tormentato da un evento del passato di cui i figli sembrano ancora portare i segni. Nel frattempo la guerra per il controllo dello spaccio nel quartiere non si placa e i due fratelli vi si troveranno proprio nel mezzo, in cerca, come tutti, della droga nascosta dal loro patrigno. Riusciranno a cambiare le sorti della loro famiglia e di un futuro che, come lascerebbero intuire i bizzarri disegni di Gus, sembra già scritto?

Ragazzo divora universo recensione

Ragazzo divora universo. Anonymous Content

Coming of age criminale?

“Con tutto quello che è successo, forse è difficile distinguere la realtà dalla finzione”, dice Eli Bell alla fine della sua avventura. E in effetti, in questo strano viaggio di formazione dove il gangster movie incontra i toni surreali del romanzo young adult, il milieu criminale australiano la favola nera, non è sempre facile inquadrare la vera essenza della serie. Ma forse è proprio questa la forza di Ragazzo divora universo, un’inclassificabilità che sa unire toni e generi differenti in un prodotto (quasi sempre) uniforme.

Partita come un Animal Kingdom dai toni più leggeri, la serie tratta dal bestseller di Dalton sceglie infatti ben presto un’altra strada. Non l’educazione criminale di un ragazzino condannato a un destino di spaccio e furti sin dalla nascita, quindi, ma un viaggio di formazione dal più ampio respiro, capace di unire in sé suggestioni differenti anche se non sempre in grado di unirsi nel migliore dei modi.

Ragazzo divora universo recensione

Ragazzo divora universo. Anonymous Content

Tra visioni e violenza

È così che a una prima parte più surreale e quasi trasfigurata dallo sguardo infantile di Eli se ne contrappone (forse inevitabilmente?) una seconda per certi versi più convenzionale, tra inchieste giornalistiche (con l’entrata in scena della reporter interpretata da Sophie Wilde) e inseguimenti (con un villain implacabile e sfigurato che fa quasi il verso a Terminator). Eppure, anche nelle parti più convenzionali e prevedibili, Ragazzo divora universo riesce comunque a non perdere quel tocco fantastico e surreale che lo contraddistingue. Dal misterioso telefono rosso nel nascondiglio sotterraneo del patrigno spacciatore alle visioni e ai disegni premonitori di Gus, tutto sembra infatti contribuire a creare un affresco a suo modo originale.

Un mondo a volte fantastico che si sovrappone a quello reale per nasconderne i traumi (il sogno ricorrente di Eli, in macchina col fratello nello spazio), trasfigurandolo senza però mai surclassarlo o edulcorarlo. Perché la serie di John Collee di certo non fa sconti in termini di rappresentazione della violenza. Dipendenze, spaccio di droga, mutilazioni ed esperimenti (in un epilogo con sprazzi quasi horror) trovano infatti posto in questa vicenda in cui la violenza non è mai esibita o compiaciuta ma è comunque sempre presente.

Ragazzo divora universo recensione

Ragazzo divora universo. Anonymous Content

Questione di tempo

Ma a essere davvero al centro di tutto, nell’avventura di Eli e delle sua famiglia, è il tempo e il suo scorrere, il modo in cui lo si percepisce (“il tempo può essere quello che vuoi”) e come gioca con i suoi protagonisti. Chi c’è dall’altro capo del telefono rosso? Quelle chiamate vengono realmente dal futuro? E i disegni e le strane frasi premonitrici di Gus sono davvero la prova che tutto sia, come sostiene lui, un eterno ritorno?

È grazie a questi spunti sci-fi, che si insinuano discretamente nella cruda realtà della periferia australiana, che Ragazzo divora universo può dirsi differente dall’ennesimo coming of age in cui un personaggio, nonostante il contesto avverso, riesce a trovare la sua strada. Una ventata di freschezza che tenta, spesso riuscendoci, di replicare le intuizioni e lo stile febbrile del romanzo. La voce di quel suo protagonista tanto tenace e sconsiderato da voler divorare l’universo intero.

Ragazzo divora universo

Voto - 7

7

Lati positivi

  • La storia di Ragazzo divora universo è raccontata con una certa dose di originalità che gli permette di distinguersi dai soliti coming of age

Lati negativi

  • L'equilibrio tra contesto criminale e toni surreali a volte viene meno, soprattutto nella seconda parte

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