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Reality Z: recensione della serie originale Netflix brasiliana remake di Dead Set

Arriva su Netflix dal Brasile il remake di Dead Set

Nel 2008 la miniserie horror Dead Set, creata da Charlie Brooker (Black Mirror), conquistava il pubblico e il plauso della critica. Oggi, a 12 anni di distanza, arriva su Netflix il remake brasiliano della serie britannica: Reality Z, di cui vi proponiamo la nostra recensione. In Dead Set un’apocalisse zombi colpiva improvvisamente il Regno Unito portando con sé morte e terrore. Fra i pochi superstiti c’erano i concorrenti del Grande Fratello inglese, completamente ignari di ciò che accadeva fuori dalla casa. La miniserie, composta da 5 episodi, seguiva le vicende dei concorrenti e dell’assistente alla regia del programma, Kelly.

In Reality Z le premesse sono pressoché identiche, solo sullo sfondo di una Rio de Janeiro messa a ferro e fuoco. Per le prime puntate, la serie brasiliana Netflix segue quasi alla lettera il canovaccio di Dead Set; da metà stagione, poi, lo show si sviluppa in maniera più autonoma e indipendente, inserendo diverse storyline. Creata da João Costa e sceneggiata dallo stesso Costa con Claudio Torres, la prima stagione di Reality Z si articola in 10 episodi della durata di mezz’ora circa. Alla regia, Claudio Torres e Rodrigo Monte; nel cast, Guilherme Weber, Ana Hartmann, Jesus Luz, Carla Ribas, Ravel Andrade e Luellem de Castro.

Indice:

La trama – Reality Z, la recensione

I concorrenti del reality show Olympo – una sorta di Grande Fratello dove i concorrenti vestono i panni di divinità greche – sono nel pieno della serata delle eliminazioni. La presentatrice Divina (Sabrina Sato) ha appena annunciato la concorrente che dovrà abbandonare la casa quando accade qualcosa di insolito. All’improvviso, tutte le comunicazioni con l’esterno del set si interrompono e la tv inizia a trasmettere immagini apocalittiche. A Rio de Janeiro si è scatenata una misteriosa epidemia che trasforma gli esseri umani in zombi. In breve tempo, l’orda di non morti raggiunge gli studi di Olympo, attaccando lo staff.

L’assistente alla regia Nina (Ana Hartman) riesce a scappare e a rifugiarsi nella casa, dove spiega ai concorrenti quello che sta succedendo all’esterno. Gli “dei dell’Olimpo” si preparano così ad affrontare il peggio facendo fronte comune. Nel frattempo, in città, il politico Alberto Levi (Emilio de Mello), la sua assistente Cristina (Julia Ianina) e l’agente Robson (Pierri Baitelli) stanno cercando di mettersi in salvo. Incontrano Leo (Ravel Andrade) e sua madre Ana (Carla Ribas); la donna è l’ingegnere che ha progettato la casa dove si svolge in reality show ed è proprio lì che il gruppo decide di dirigersi. Ben presto, però, la situazione si fa via via più complicata, mentre gli equilibri tra i sopravvissuti diventano sempre più precari.

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Reality Z. Conspiraçao Filmes

Da Dead Set a Reality Z

Come già accennato in apertura della nostra recensione, i primi episodi di Reality Z riprendono in maniera assolutamente fedele la storia di Dead Set. È solo da metà stagione, quindi, che la serie brasiliana si distacca dall’originale prendendo una strada propria. La serie di Charlie Brooker, nel 2008, aveva impressionato favorevolmente pubblico e critica per il suo umorismo macabro e brillante, le premesse originali e un modo efficacissimo di fare satira. Reality Z, ovviamente, non fa mistero di essere esplicitamente derivativa e deve molto anche ad altri prodotti – seriali e cinematografici – ambientati nell’universo dei non morti.

I primi 5 episodi di Reality Z sembrano a tutti gli effetti una copia scialba e priva di mordente della miniserie britannica. In Dead Set il portato critico era lampante e immediato, con gli zombi metafora di una società che ha buttato il cervello all’ammasso e che, ormai, è vittima di ciò che ha creato. Nella serie brasiliana si percepisce lo stesso intento satirico ma il risultato, purtroppo, è ben lontano dall’originale. Questo, soprattutto a causa di un sistema di personaggi debole e infarcito di stereotipi che ne minano la credibilità. Reality Z riprende da Dead Set anche l’uso sfacciato ed eccessivo del gore, che rende le scene più violente morbosamente divertenti. Divertimento che, però, è tutto di pancia e (quasi) mai – a differenza che in Dead Setdi testa.

Analisi – Reality Z, la recensione

In Reality Z l’apocalisse zombi è il pretesto narrativo per sviluppare riflessioni sugli esseri umani, le relazioni sociali e la politica. Questo accade soprattutto nella seconda metà della stagione, quando viene introdotto un nuovo gruppo di personaggi e la serie prende una strada autonoma rispetto a Dead Set. Se nella prima parte, la serie brasiliana non sta al passo con l’originale, nella seconda fallisce nel tentativo di portare avanti le linee tematiche in maniera convincente. Le riflessioni sulle dinamiche di gruppo in situazioni di emergenza sono uno spunto classico, esplorato da sempre nei film e nelle serie tv sugli zombi. Lo stesso discorso vale anche per i temi sociali e politici, ampiamente praticati in questo particolare sottogenere dell’horror.

Se è vero che da questo punto di vista è già stato detto tutto (o quasi), Reality Z avrebbe potuto sfruttare meglio l’occasione di approfondire questi argomenti in maniera originale. Invece, si perde in considerazioni sterili, frutto di una scrittura approssimativa e di un sistema di personaggi tanto vasto quanto vuoto. Non solo, l’interruzione ex abrupto della linea narrativa dei primi 5 episodi e l’introduzione delle nuove nella seconda metà, finisce per rendere la visione a tratti addirittura faticosa. Non si simpatizza né si entra in empatia coi protagonisti e non si va oltre la superficie del contesto sociale, culturale e politico. Ed è un peccato, se si pensa alla complessità del quadro socio-politico brasiliano che sarebbe stato interessante esplorare.

reality z recensione
Reality Z. Conspiraçao Filmes

Considerazioni tecniche

Dal punto di vista più strettamente tecnico, uno dei pochi pregi di Reality Z è il lavoro del comparto trucco e make up prostetico. Il processo per procurarsi le attrezzature e tutto il materiale necessario non è stato facile per la produzione e gli artisti del team hanno sfruttato al meglio le risorse a loro disposizione. La resa degli zombi è davvero efficace, anche nelle scene più violente e splatter. Il problema maggiore di Reality Z risiede invece nella sceneggiatura e – soprattutto – nella costruzione dei personaggi. Nel corso dei 10 episodi si avvicendano sulla scena circa una ventina di personaggi, scritti uno peggio dell’altro, dai protagonisti alle figure secondarie. Lo stesso difetto si riscontra anche nei dialoghi, spesso a metà tra l’incredibile e l’imbarazzante.

I personaggi si rendono protagonisti di azioni inconcepibili da una mente lucida e gran parte delle scene è condita da dialoghi talmente stereotipati da suonare fastidiosi. La recitazione, dal canto suo, non viene in soccorso e, anzi, non fa altro che peggiorare la situazione. Particolarmente irritante, poi, è l’uso smodato dello split screen, soprattutto negli ultimissimi episodi. Da un lato la scelta è effettivamente sensata – quando vi è necessità di mostrare due azioni contemporanee in luoghi diversi, ad esempio. Dall’altro, quando è sfruttato per spezzare un’inquadratura banale senza aggiungere ad essa alcun significato o scopo, è un espediente totalmente inutile.

Conclusioni – Reality Z, la recensione

Tirando le somme della nostra recensione, Reality Z non è certo una di quelle serie di cui si sentiva il bisogno. Non aggiunge nulla nel panorama di un genere in cui è pressoché già stato detto tutto e come remake non rende un buon tributo all’originale. Si percepisce chiaramente l’intento di coniugare l’horror a un certo tipo di umorismo nero, ma i momenti in cui l’obiettivo è effettivamente centrato sono davvero troppo pochi. Qua e là – va detto – non manca una certa autoironia e alcune trovate rendono manifesta una salvifica tendenza degli autori a non prendersi troppo sul serio.

Peccato però che la maggior parte delle volte si finisca per ridere di dialoghi e scene il cui effetto comico è più che altro involontario. Il giudizio finale su Reality Z quindi non può essere positivo; il finale aperto e una promessa di altre storie e altri possibili personaggi in un’eventuale seconda stagione arrivano al termine di una visione a tratti ostica che lascia lo spettatore più esausto che curioso. Se effettivamente la serie brasiliana dovesse avere un seguito, c’è da sperare in una massiccia correzione del tiro.

reality z recensione
Reality Z. Conspiraçao Filmes

Dove vederla in streaming?

 

 

Reality Z

Voto - 4.5

4.5

Lati positivi

  • Make up prostetico

Lati negativi

  • Sistema dei personaggi, sceneggiatura e dialoghi
  • Recitazione

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