Road House: recensione del remake con Jake Gyllenhaal

La nostra recensione di Road House, remake del classico action del 1989, dal 21 marzo su Prime Video

Road House, con un cast che vede Jake Gyllenhaal protagonista, affiancato da Billy Magnussen, Daniela Melchior, Jessica Williams, Darren Barnet e Conor McGregor è un film d’azione, remake del cult del 1989 diretto da Rowdy Herrington, Il duro del Road House. Il film, per la regia di Doug Liman, è ricco di sequenze d’azione degne di nota, ben girate e interpretate e anche intervallate da brevi botta e risposta intrisi di pungente sarcasmo. Road House (qui il trailer) è disponibile sulla piattaforma streaming Prime Video dal 21 marzo 2024.

Indice

Trama – Road House, la recensione

Road House

Metro-Goldwyn-Mayer, Silver Pictures

Elwood Dalton è un ex lottatore di arti marziali della UFC. Nel mondo degli incontri truccati, dei combattimenti senza regole nessuno ha il coraggio di battersi contro di lui. A Dalton basta essere presente all’interno di quella rete per vincere a tavolino e intascare i soldi, senza aver sferrato neanche un colpo. Se potesse combattere probabilmente sarebbe lui il primo a tirarsi indietro. Per questo quando la proprietaria di un Road House in difficoltà gli propone un lavoro come buttafuori nel suo locale, Dalton in difficoltà economiche dà una possibilità a questo nuovo incarico e parte alla volta della Florida. Il Road House viene effettivamente più volte distrutto da gruppi di criminali che si divertono non solo a trasformarlo in un ring di tutti contro tutti, ma a provocare paura e danni irreparabili a un’oasi di pace dove la gente vorrebbe passare una serata tranquilla, divertente e senza pensieri in riva al mare. Le risse e la scia di violenza che pervade quel Road House ha origine da un boss criminale che vuole trasformare quel luogo in un resort da sogno: quando il locale chiuderà, lui comprerà quel terreno messo in vendita e potrà farci ciò che vuole. Dalton da buttafuori diventa così bersaglio di Ben Brandt e della sua banda. In particolare verrà marchiato come nemico numero uno di Knox, un pericoloso, invincibile e squilibrato criminale che non aspetta altro che di scagliare la propria sete di brutalità contro qualcuno.

Introspezione e action potrebbero andare più d’accordo – Road House, la recensione

Road House

Metro-Goldwyn-Mayer, Silver Pictures

Il film parte con una matrice più positiva e intrigante, che sembra destare maggiore interesse e indagine sulla psicologia e il passato di un personaggio che sembra deciso a rifiutare qualsiasi coinvolgimento emotivo e professionale. La sua vita, fatta di solitudine e lavori saltuari dove gli basta mostrarsi per terrorizzare il proprio avversario, deve rimanere tale. Ma perché? È questa la domanda della prima metà del film che, tra scene d’azione visivamente straordinarie e che mai tralasciano il loro alto grado di spettacolarità, si rivela durante i suoi continui incubi notturni. Ottima, anche se non una delle sue migliori, la performance di Gyllenhaal che, con poche parole e poche espressioni, è tanto pericoloso quanto indifferente, pronto a scomparire allo stesso modo di come è apparso: un uomo dal potere salvifico che non ha più tempo per affezionarsi a un luogo o a una comunità, quando ormai il suo compito è terminato.

Fin qui Road house, oltre a differenziarsi dal precedente, aveva la sua estrazione più attuale, con una rappresentazione più associata ai personaggi che alla trama. Road House poteva essere un action con il giusto e inaspettato grado di introspezione. Ma nella seconda metà tutto cambia e l’azione diventa elemento centrale. Una buona azione in parte legata all’irruente e folle figura di Conor McGregor, artista marziale e pugile, alla prima esperienza cinematografica, ma fin troppo noto negli Stati Uniti e non solo per le molteplici vittorie ottenute. McGregor e il suo esaltato personaggio amante della violenza più bestiale funziona come unico antagonista che può dare del filo da torcere a Dalton e che non si ferma finché il suo lavoro non viene svolto come richiesto. Puntando tutto su scene di combattimento dalle quali mai si distoglie l’attenzione e che non solo si avvalgono di una buona regia, ma anche di intermezzi ironici, con una sceneggiatura brillante e che danno modo agli interpreti di mostrare senza temporeggiare le proprie doti attoriali.

Conclusioni – Road House, la recensione

Road House

Metro-Goldwyn-Mayer, Silver Pictures

L’elemento action non ha nulla da invidiare ad altri film del genere, ma si rivela solo nella seconda parte, rendendo Road House spaccato a metà: una combinazione non equilibrata di due stili molto diversi.  Ecco che il segreto sepolto nel passato da star degli UFC di Dalton diventa via via sempre più prevedibile e viene affidato a una scena di dialogo didascalica senza suspense e sorpresa. Un peccato che dichiara però come quella sfera più interiore non fosse cruciale. Road House è quindi un film d’azione che, nel corso del film, si riempie fin troppo di luoghi comuni e modelli prestabiliti che, senza essere smussati, non regalano molte emozioni. La narrazione che poteva apparire semplice, ma con qualcosa in più rispetto al più classico cinema d’azione, sfuma, lasciando un po’ di delusione, ma constatato di che genere si tratti Road House è un remake che comunque merita di essere visto.

Road House

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Scene d'azione visivamente spettacolari
  • Lati negativi

    • Elementi già visti e prevedibili
    • Una matrice originale per l'action non ben sfruttata

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *