Scoop: la recensione del film britannico Netflix con Gillian Anderson

Scoop, diretto da Philip Martin e con un cast che comprende Billie Piper, Gillian Anderson e Rufus Sewell, è disponibile su Netflix: la nostra recensione

Diretto da Philip Martin, il film biografico di Netflix, Scoop, racconta una delle più famose interviste britanniche al mondo: quella al Principe Andrew sulla sua amicizia con Jeffrey Epstein, condannato per reati sessuali, e che portò poi a successive testimonianze di una delle vittime che coinvolgevano anche il Principe Andrew in più di un’occasione. Scoop (qui il trailer) assemblando un cast eccezionale, si concentra sull’attenzione mediatica riguardo l’intervista e su come questa sia potuta diventare realtà.

Indice

Trama – Scoop, la recensione

Sam McAlister è una giornalista di Newsnight e, come molti altri suoi colleghi, teme per la sua carriera e per il proprio posto di lavoro. Più di 400 licenziamenti vengono annunciati e tutto il team di produzione della BBC Two sa che dai giorni successivi dipenderà il proprio futuro. Sam è tanto a rischio quanto essenziale: trova storie esaltanti che raccolgono pubblico ma ha i suoi metodi, che la portano a non rispettare l’orario di lavoro, a ottenere informazioni dai paparazzi, considerati una categoria da evitare e ad andare in giro per Londra cercando qualcosa che possa attirare la sua attenzione. Tra capacità e quell’ingrediente segreto di occasione da prendere al volo, è Sam a ottenere quella che passerà alla Storia come lo scoop del decennio.

Scoop

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Si tratta di un’intervista col Principe Andrew; è il 2011 e Buckingham Palace ha bisogno che quelle voci sul coinvolgimento del Duca di York negli affari di Epstein, accusato di pedofilia, vengano messe a tacere. Epstein è stato giudicato colpevole, e le testimonianze di ragazze all’epoca minorenni puntano il dito anche contro il Principe. Ci sono foto e collegamenti che andrebbero chiariti e l’opinione pubblica ha già in parte marchiato il Principe con soprannomi dispregiativi. Nonostante le remore di qualcuno a rilasciare quest’intervista, il Principe Andrew si siede di fronte a Emily Maitlis, ai membri del suo staff e a un’esterrefatta Sam McAlister che capisce che quel video verrà visto da milioni di persone.

Palazzi maestosi e redazioni frenetiche – Scoop, la recensione

Scoop è un film amaramente brillante, dalla messa in scena e dalla tecnica sfavillante e vivace, alla tematica squallida e sdegnosa. Una tematica che rappresenta quel tentativo di salvaguardare la propria immagine senza però assumersi realmente le proprie responsabilità. Al di là di ciò che tratta, Scoop riesce però a mantenere un doppio tono tra cui quello di sferzante demolizione di una figura, che nell’ambito della molestia sessuale al centro delle accuse, stuzzica la partecipazione di un pubblico che vuole vedere un barlume di giustizia. E al tempo stesso quelle domande pungenti, quei nodi che, brucianti, vengono al pettine. Il personaggio del principe Andrea, duca di York si scava letteralmente la fossa da solo, senza rendersene conto. Ed è qui che il film gioca su un’apparente errata considerazione di ciò che traspare. Da quando l’intervista viene concessa, le giornaliste più esperte sanno che basterà scegliere le parole giuste per ottenere la realtà degli eventi e delle recenti dichiarazioni.

Scoop

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Scoop è la prova che non si può controllare né mai sapere come reagirà chi già si sente tradito da un membro reale per un’amicizia e una vicinanza inaccettabile. Per non parlare delle accuse. Quella del 2019 passa così alla Storia come la più distruttiva intervista mai realizzata dalla BBC. Un qualcosa che viene condiviso in tutto il mondo, che diventa di interesse internazionale e che avrà conseguenze drammatiche. Se forse a cinque anni di distanza, si starebbe molto più attenti a mostrarsi pubblicamente, a mettersi di fronte a una giornalista che tra scoop e visibilità, cerca la veridicità dei fatti, rispondere alle domande della presentatrice e giornalista Emily Maitlis non è che l’ennesimo errore del duca di York. Il film diretto da Philip Martin e del quale si riconosce la scrittura di Peter Moffat, racconta e mostra l’importanza dell’opinione pubblica, il mondo del web, giudice inconfutabile e incancellabile. Il numero di tweet, visualizzazioni e interazioni cresce esponenzialmente e, pian piano, spettatore e personaggi insieme capiscono che sarà sempre maggiore. E sempre peggio per il principe.

Ottime e convincenti interpretazioni – Scoop, la recensione

Martin mette insieme inoltre un grande cast da Gillian Anderson e Keeley Hawes a Ruful Sewell e Billie Piper, volto noto di Doctor Who e Penny Dreadful, fino a Connor Swindells, star di Sex Education, SAS: Rogue Heroes e sul grande schermo nel cast, tra gli altri, di Emma e Barbie. Tutti strettamente o marginalmente coinvolti in qualcosa che aspetta anni prima di venire alla luce e che poi causerà la revoca del trattamento pubblico di Altezza Reale e la perdita dei propri gradi militari. Scoop tiene viva l’attenzione e appassiona con interpretazioni impeccabili, in una costruzione di alcune figure che, in poco tempo, esprimono non solo la propria personalità e parte del loro background, ma anche il proprio ruolo all’interno della redazione. Il Principe Andrew viene così abbattuto da uno schieramento di donne: schiettezza, coraggio, tenacia, e quel giusto pizzico di volontà di lasciare senza vie di fuga il protagonista che da solo sta smontando, pezzo dopo pezzo, uno scheletro che ancora lo sorreggeva, che gli ha permesso di scegliere, con certezza, di dimostrare a tutti qualcosa. Sewell ben rappresenta infatti la figura di un uomo che crede che tutto gli sia concesso e che non intende non usufruire del proprio potere.

Scoop

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Farsi intervistare è un modo per porsi di fronte alla macchina da presa come – lo sottolinea la stessa Amanda riferendosi così al principe Andrew – “la brava persona che è“. È quello il vero motivo, per quanto si sappia quali saranno gli argomenti maggiormente trattati, ed è proprio la ragione dietro quel momento che aggrava una situazione già precaria. Una colpevolezza già evidente. La sceneggiatura nell’ultima parte, nella preparazione delle domande, nell’adrenalina e lo stress che salgono da entrambe le parti, è tesa, centellinata, le parole vengono soppesate con estrema attenzione, prudente in equilibrio sempre sul punto di rompersi, ma mai evidente. È nei movimenti, negli sguardi, nei gesti impercettibili, negli occhi di uno e dell’altro, nell’erronea soddisfazione e nell’inimmaginabile comprensione di come tutto ciò stia accadendo. Scoop si muove in una redazione che prospetta centinaia di licenziamenti, nella blindata maestosa Buckingham Palace, in una cinematografia britannica che non lascia nulla fuori posto, che dalla recitazione alla scenografia, dal cast alla sceneggiatura, fino alla colonna sonora che non a caso include la simbolica Don’t rain on my parade, non ha niente che non sia perfettamente calibrato.

Scoop

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Un ritmo teso e incalzante
  • Un cast perfetto in ogni ruolo

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