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Smetto quando voglio – Masterclass: recensione del film di Sidney Sibilia

La Banda dei ricercatori torna con un secondo capitolo molto più action

Smetto quando voglio Masterclass recensione. Quando, nel 2014, è stato distribuito il primo capitolo della trilogia firmata da Sidney Sibilia, è stato come prendere una boccata d’aria fresca. Dopo decenni di asfissia del cinema italiano, in particolar modo per ciò che riguarda la commedia, qualcosa di originale si stagliava all’orizzonte. Dopo anni e anni di Ex, Maschi contro femmine, donne contro uomini, io amo te, tu ami me (per carità, film accettabili e godibili per un’ora e mezza, ma, sinceramente, dimenticabili dopo dieci minuti dalla visione) finalmente con Smetto quando voglio si è assistito a qualcosa di fresco, nuovo. Non è un caso, a mio avviso, che dopo il successo del primo capitolo di questa trilogia siano uscite delle commedie italiane con la C maiuscola. Successi dovuti, soprattutto, a questa nuova generazione di autori ed attori comici che hanno preso in mano la commedia italiana per stravolgerla e migliorarla.

Questa piccola digressione serve a far capire quanto il primo capitolo di Smetto quando voglio sia stato, per certi versi, molto importante per l’intero panorama cinematografico italiano: a mio modesto avviso quel film ha creato uno spartiacque fra il prima e l’ora. E ora è decisamente meglio. Avevamo lasciato la banda di Pietro Zinni nei guai fino al collo: nonostante la legalità della droga da loro prodotta, la polizia ha capito la gravità della situazione che si è andata a creare dopo i fatti del primo film. La banda, dunque, è costretta a sciogliersi, e Zinni ad addossarsi tutta la colpa per proteggere i suoi compari.

Indice

Trama del film diretto da Sidney Sibilia

Il primo approccio al film è chiaro e cristallino: Sibilia (questa volta aiutato nella sceneggiatura dal The Pills Luigi Di Capua e da Francesca Manieri) ha voglia di stupire ancora. E lo fa, e anche bene. Quello che stupisce sin da subito è il tono che il regista ha voluto imprimere al film. Se il primo capitolo è servito ad aprire le danze, lasciando alla componente comica la parte del leone, in questo secondo capitolo Sibilia sterza decisamente verso la componente action. Se il primo capitolo era dissacrante e irriverente, il secondo è da considerare assolutamente avvincente. Per quanto riguarda la trama, è interessante notare un divertente parallelismo.

La polizia (in particolare un’ispettrice, interpretata dalla bellissima Greta Scarano) vuole servirsi della banda, visto che, essendo le sostanze definite Smart Drugs legali, le forze dell’ordine non hanno potere di combatterle e toglierle dalle piazze. L’ispettrice decide, dunque, di sfruttare i membri della banda per arrivare dove la polizia non può arrivare, e inseguire le Smart Drugs, trovarle e catalogarle per far sì che il governo possa classificarle come droghe illegali. L’idea di base, onestamente, mi ha ricordato molto il punto di partenza della trama di Suicide Squad. Mi perdoni Sibilia se paragono Smetto quando voglio a uno dei film più deludenti del 2016, ma il paragone è sorto spontaneo. L’idea di base (mandare un gruppo di individui male assortiti a fare il lavoro sporco per conto delle forze governative), d’altronde, è più che ottima, e il regista è stato bravo ad ottimizzarla e sfruttarla in salsa amatriciana.

Le ispirazioni alla base del film – Smetto quando voglio masterclass recensione

Come si diceva all’inizio, Sidney Sibilia e la sua banda sono riusciti a stupire ancora. Il chimico Stefano Fresi, l’antropologo Pietro Sermonti, i latinisti Valerio Aprea e Lorenzo Lavia, l’economista Libero De Rienzo e l’archeologo Paolo Calabresi fanno ancora centro. Inoltre, alla banda originale si aggiungono altri tre membri, su cui spicca, fra tutti, “l’ispettore Coliandro” Giampaolo Morelli. Si vede che sia il cast tecnico, sia il cast artistico, si sono divertiti come i pazzi a girare e a sperimentare delle idee davvero originali. A partire dalla fotografia, passando per la sceneggiatura ogni elemento riesce sorreggere una trama interessantissima ed originale. Si può notare come il comparto tecnico di Smetto quando voglio – Masterclass paga, con piacere,  il proprio debito a decenni di film americani action-comedy e a serie cult, una su tutte, ovviamente, Breaking Bad.smetto quando voglio masterclass recensione

La fotografia punta sul giallo sabbia e l’arancione a tal punto da dar l’impressione allo spettatore di essere nel New Mexico di Walter White. La città in cui si svolge la storia degli sfortunati ricercatori è, invece, Roma. La città eterna si presta perfettamente alle vicende della banda, risultando affascinante ma allo stesso tempo misteriosa, nonchè molto funzionale alle scene d’azione, e regalando agli universitari romani (buona fetta del target a cui si rivolge il prodotto) il piacere di riconoscere gli esterni e gli interni, a loro tanto familiari, della Sapienza.

Film action o commedia?

Si diceva che il film ha una forte impronta action. Effettivamente è la componente d’azione a prevalere, e la differenza di tono fra il primo ed il secondo film è netta. Se nel precedente capitolo emergevano i siparietti fra i vari componenti della banda, peraltro con gli attori in totale stato di grazia, in questo secondo episodio della trilogia ad emergere saranno gli inseguimenti, le fasi stealth e i momenti di tensione. Elementi messi in risalto da una regia che si prende la libertà di osare dove un film del genere italiano non si era mai spinto. Mi preme invitare gli spettatori a prestare molta attenzione alla sequenza in cui viene rappresentato un trip da droga del chimico interpretato da Stefano Fresi. La sequenza in questione lascia davvero spiazzati in positivo. Colpisce infatti la tecnica utilizzata nel rendere l’effetto della sostanza stupefacente sul personaggiosmetto quando voglio masterclass recensione

Se si dovesse fare un altro paragone il risultato dell’operazione somiglia molto a quello di un’altra trilogia, ossia quella di Una Notte da leoni. Ad un primo capitolo improntato decisamente sulla commedia ed un secondo film un po’ più spinto, è seguito un film dai toni decisamente diversi. Il terzo capitolo della saga di Todd Phillips ha aggiunto diverse componenti tipiche dei film d’azione come inseguimenti, omicidi e sequenze alla Mission Impossible. Questo può portare lo spettatore a dimenticare per gran parte del film di trovarsi di fronte ad una commedia grazie a continue situazioni al cardiopalma. Il risultato del Masterclass di Sidney Sibilia è pressoché lo stesso.

Conclusioni – Smetto quando voglio masterclass recensione

Un plauso va fatto anche alla componente sonora del prodotto. La colonna sonora è molto accattivante, con brani che spaziano dai Wolfmother fino ai Kasabian. Senza dimenticare le tracce scritte appositamente per il film, caratterizzate da brani con sonorità rock ed elettroniche che dettano un ritmo perfetto alle immagini. Per concludere, sempre rimanendo in tema di parallelismi con Breaking Bad, padre putativo della trilogia di Sibilia, è interessante notare come il titolo ci suggerisca una riflessione sulla componente morale dei personaggi: è vero che i nostri ricercatori preferiti possono smettere quando vogliono. Ma siamo davvero sicuri che vogliano smettere?smetto quando voglio masterclass recensione

Chiunque si aspetti una semplice ripetizioni degli schemi proposti nel primo film si sbaglia di grosso. Sibilia insieme ai suoi collaboratori ha cercato in ogni modo di rinnovare la sua idea e il genere a cui appartiene. In un momento di stanca del cinema italiano Smetto quando voglio – Masterclass si presenta come una piacevole novità. Il film non è ovviamente esente da pecche e lati negativi ma va fatto sicuramente un applauso a tutti coloro che hanno collaborato per realizzarlo. Non è facile districarsi nel mercato cinematografico italiano, ancor più se ci si presenta con un’idea originale e fuori dalle righe.

Smetto quando voglio - Masterclass

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Seguito di uno delle commedie italiane più di successo degli ultimi anni
  • Ritmo incalzante e trama accattivante
  • Comparto tecnico di alto livello, per una commedia italiana

Lati negativi

  • Alcune scelte di trama surreali
  • Alcune battute comiche scontate

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