Spiderhead: recensione del thriller Netflix con Chris Hemsworth

Chris Hemsworth torna su Netflix con un thriller dai tratti distopici e da dark comedy

Spiderhead recensione. Il film è il nuovo titolo Netflix che sta riscuotendo interesse nel pubblico degli abbonati essendo nella prima posizione dei titoli più visti. Una storia a metà strada tra una dark comedy e un racconto distopico in cui si mescolano libero arbitrio, potere e redenzione. Il film, diretto da Joseph Kosinski, è liberamente ispirato ad uno dei racconti dello scrittore George Saunders pubblicato sul New Yorker ma i due racconti prendono direzioni diverse. Il film non è indubbiamente il primo che sceglie di affrontare la tematica del controllo e l’abuso di farmaci. Si inserisce quindi nel filone senza però essere in grado di convincere interamente il pubblico, come se mancasse di una struttura più solida su cui poggiarsi.

Esplorare il rapporto tra libertà e controllo è un processo profondamene interessante supportato anche dalla riflessione sul potere che il controllo esercita e le sue conseguenze. A questo si unisce nel film anche il tema della redenzione e ciò che si è disposti a fare per ottenerla. Nel cast del film Chris Hemsworth – nei panni di Steve Abnesti – e Miles Teller come Jeff, un detenuto che dopo essersi offerto volontario per dei test comincia a farsi alcune domande un po’ scomode. Un film che aveva quindi molto potenziale per essere davvero un buon prodotto ma che purtroppo non riesce nel suo intento. 

Indice: 

Spiderhead recensione2

Spiderhead recensione Grand Electric, The New Yorker Studios

La Trama – Spiderhead recensione 

In una remota e isolata struttura  in mezzo al mare, Steve Abnesti conduce degli esperimenti su alcuni detenuti.  È la Spiderhead, una struttura di reclusione in cui molti di loro hanno accettato di scontare la pena per evitare di marcire in una prigione di Stato. Ciò che la rende differente è una maggiore libertà per i detenuti, comfort e benessere al costo di fare da cavie per dei farmaci che un misterioso Comitato del Protocollo sta sperimentando. Tra i detenuti c’è Jeff a cui periodicamente Steve sottopone farmaci che alterano le emozioni. Il Verbaluce serve a farlo parlare di più, ad elaborare ed esprimere ciò che sta onestamente non direbbe mai, mentre il Darkenfloox innesca terribili allucinazioni sfruttando le pure più recondite. 

Tutto sembra procedere secondo la norma con gli esperimenti e vari tentativi fino a quando un evento non mette in crisi il morale di Mark – assistente di Steve –  e turba Jeff. Quest’ultimo comincia a rendersi conto che dietro il comportamento di Steve non c’è solo uno scopo scientifico ma qualcosa di più. Con la complicità di Mark Jeff cercherà di scoprire la verità sui misteriosi farmaci e il vero scopo che guida la Spiderhead.

Progresso e redenzione – Spiderhead recensione 

Come già anticipato nella nostra recensione di Spiderhead, alla base della narrazione ci sono il controllo delle emozioni il desiderio di redenzione. La combinazione di questi due elementi crea un meccanismo che ha portato tutti i detenuti a fare questa scelta. L’aspetto psicologico è particolarmente interessante considerato come dal loro punto di vista – ma anche da quello di Steve che cerca di tirare l’acqua al suo mulino – la scelta di offrirsi volontari per questi esperimenti, pagandone le conseguenze e gestendo gli effetti collaterali, sia percepita come una sorta di redenzione dei peccati commessi, poiché spesso è complesso chiedere perdono. Se da un lato c’è Jeff in cerca detenzione dall’altra ci sono Steve e Mark. Il primo rappresenta a tutti gli effetti la mente di questa operazione in apparenza benevola mentre il secondo è il braccio esecutivo.

Ed è proprio il personaggio di Steve quello più sfaccettato ma anche più spietato. Iniettare medicinali che alterano la coscienza e che modificano le emozioni comporta un approccio molto fermo e sicuro di sé. L’ambizione però è un’arma doppio taglio, si sa. La freddezza di Steve – sebbene mascherata dietro i sorrisi sornioni e l’ atteggiamento conciliante con cui si approccia sia a Jeff che agli altri detenuti – gli permette di non rendersi conto quando è tempo di fermarsi. Ed è poi sempre la storia più vecchia del mondo, quella della hubris che porta a superare i limiti invalicabili. Sebbene sia così sfaccettato il suo personaggio non riesce ad essere realizzato al 100%, vittima di quelle stesse emozioni alterate e modificate in nome, non della scienza ma della primordiale necessità umana che con l’evoluzione doveva essere estinta: imporre il proprio controllo sull’altro.

Spiderhead recensione 3

Spiderhead recensioneGrand Electric, The New Yorker Studios

Conclusione – Spiderhead recensione 

Continuando la recensione di Spiderhead risulta chiaro come il film avesse decisamente il potenziale di rappresentare una riflessione interessante ed attuale su tematiche che fanno parte di un futuro non molto lontano. Basti infatti pensare all’influenza e al ruolo che gli algoritmi hanno al giorno d’oggi nel guidare le scelte fatte dagli esseri umani. I suggerimenti che le preferenze di ognuno innescano per fornire tutti i servizi necessari nel minor tempo possibile. Sebbene il tema sia diverso il concetto è lo stesso: lavorare per ottimizzare e per avere un mondo migliore, ma qual è il prezzo? I farmaci che alterano le emozioni spingono a trasformare le persone, senza contare poi il discorso etico del coinvolgere degli esseri umani e utilizzarli come cavie. 

La combinazione senso di colpa più esperimento uguale redenzione, poteva funzionare ma il film non riesce ad essere all’altezza del suo messaggio. Si precipita nel suo finale adrenalinico crollando. Non riesce a dare più spessore ai comprimari, Miles Teller tradisce raramente qualche emozione ma per il resto risulta distante e meccanico. Solo Chris Hemsworth con questa versione di un cattivo a metà sembra convincere un po’ di più. Per il resto dispiace confermare che – per l’ennesima volta – un prodotto Netflix non ha cambiato le carte in tavola anzi si perde tra i suoi simili. 

Spiderhead

Voto - 5

5

Voto

Lati positivi

  • Il tema affrontato è potenzialmente interessante
  • Buona la performance di Chris Hemsworth

Lati negativi

  • Personaggi poco caratterizzati
  • Dalla metà manca una solida struttura su cui far poggiare la narrazione
  • Finale trip frettoloso

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *