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Stranger Things 3: recensione della nuova stagione della serie Netflix

Recensione della nuova stagione sbracata da poco su Netflix

Stranger Things 3 recensione. L’attesa è finita. Una delle serie TV più amate degli ultimi anni è tornata con una nuova entusiasmante stagione. Netflix ha scelto il 4 Luglio come data di rilascio: la festa dell’indipendenza americana e giorno in cui la maggior parte degli eventi narrati ha luogo. L’aspettativa del pubblico era altissima, dopo due stagioni di buon livello, e gli addetti ai lavori sapevano di non poterla deludere. I personaggi sono ormai diventati icone moderne, ma questo non li rende invincibili.

I presupposti per una stagione molto valida erano stati gettati nelle due precedenti, ma qualcosa di nuovo viene aggiunto. Cercheremo di raccontarvi a grandi linee il susseguirsi delle vicende, senza fare spoiler per quanto riguarda la trama. Importante diventa sottolineare la volontà di affidare ad ogni personaggio una profondità che magari non aveva nelle altre stagioni, distogliendo l’attenzione dai soli Will, Mike, Dustin e Lucas. Sappiamo che avrete già la testa sottosopra, per cui andiamo nel dettaglio (nei limiti dello spoiler) per quanto riguarda la recensione di Stranger Things 3.

Indice

Trama – Stranger Things 3 recensione

1984, in un laboratorio degli scienziati russi cercano, con un raggio laser, di aprire un portale in un muro, fallendo. Il loro capo gli concede un anno per riprovare e riuscire. Un anno dopo, 1985, Hawkins, Indiana. Undici e Mike sono i primi personaggi che incontriamo, a casa di lei. Iniziano subito ad accadere strane cose: la corrente subisce dei cali di tensione e una presenza oscura sembra prendere vita. Will avverte l’ombra, e si sente poco bene. Torna a Hawkins anche Dustin, che era stato un mese in un campeggio. Billy, fratello di Max, fa il bagnino nella piscina cittadina, e attira sudi sé molte attenzioni.

Lo sceriffo Hopper non è contento del rapporto quasi esclusivo tra Undi e Mike, che non frequentano praticamente nessun altro al di fuori di loro. La valvola di sfogo dello sceriffo è Joyce, mamma di Will, che gli dà dei consigli su come fare il genitore. Nancy e Jonathan hanno trovato un lavoro estivo presso il giornale della città, uno come operatore nella camera oscura, l’altra fa la stagista. La notizia che sembra sconvolgere tutti la porta Dustin: si è fidanzato con Suzie, conosciuta al campeggio. Per restare in contatto con la fidanzata, Dustin decide di costruire una ricettrice radio a vento nel punto più alto di Hawkins. Ovviamente Suzie non risponde, e la cosa porta gli altri a pensare che l’amico abbia inventato tutto.

Nel frattempo, i topi di Hawkins manifestano uno strano comportamento, e si vanno a rifugiare in un fabbricato diroccato. Lasciato solo, Dustin intercetta qualcosa, ma resta sorpreso: è una comunicazione russa, non Suzie. Da qui in avanti indagherà sull’intercettazione con Steve, che lavora in una gelateria nel nuovo centro commerciale della città, e Robin, una sua collega.stranger things 3 recensione

Recensione

Non c’è che dire, l’attenzione in questi 8 nuovi episodi non cala mai. I personaggi abbiamo imparato a conoscerli dalle precedenti stagioni e non ne vengono inseriti moltissimi nuovi. La vera forza di questa stagione sta nel valorizzare personaggi che nelle altre sembravano secondari: su tutti Billy ed Erica. La serie non stravolge se stessa, non avrebbe senso visto tutto il buono che fin qui avevamo osservato. I personaggi, ovviamente, sono cresciuti e le singole problematiche non sono più quelle proprie dei bambini, bensì quelle dei ragazzi. Così Undi e Mike affrontano una relazione per la prima volta  e Will si interroga sul proprio rapporto con le ragazze tra una partita di D&D e l’altra.

C’è qualcosa che a lungo andare non torna, ma tenere il filo del discorso di una serie che ha tutti questi personaggi non sempre è facile. L’inserimento dei russi nella dinamica americana sembra un po’ far da spalla ad un nazionalismo a tratti marcato, ma l’impressione è che questa linea narrativa non sia destinata a chiudersi qui. Il piano degli eventi si sposta chiaramente dal Sottosopra, che vediamo una volta sola, al mondo reale. Ogni cosa è illuminata da un filtro anni ’80 che rende il tutto ancora più magico; di cose strane ne accadono eccome, ma il paragone con le due stagioni precedenti è inevitabile.

Se con la seconda stagione abbiamo visto un livello leggermente inferiore a quello della prima, che difficilmente sarà eguagliabile, nonostante i toni fossero gli stessi, con Strangers Things 3 il livello si mantiene costante ma i toni cambiano decisamente. La componente horror che era sottesa alla seconda ma, soprattutto, alla prima stagione, scompare quasi del tutto, per far posto a delle componenti di spionaggio unite all’immancabile fantascienza. La linea comica si mantiene costante, con dei buoni risultati.

Aspetti Tecnici – Stranger Things 3 recensione

Dal punto di vista tecnico il prodotto è impeccabile, com’era prevedibile. L’aspetto più curato è la fotografia, che regala delle vere e proprie scene indimenticabili, e migliora più si va avanti con gli episodi. La gestione di luci e ombre, i colori che si affidano alle varie sequenze narrative non sono mai banali, e l’uso è gestito con grande dovizia di particolari. La regia non ha un livello eccessivamente elevato per tutte e 8 le puntate, ma sarebbe chiedere troppo ad una serie che non fa dell’artificio cinematografico il suo punto di forza principale. Alcune sequenze delle puntate finali sono veramente incredibili.

Altra ciliegina su questa torta è la colonna sonora, che attinge a piene mani dai grandi successi degli anni ’80. Sequenze memorabili sono affidate alle note di “American Pie” di Don McLean, ma soprattutto a “Neverending Story“, nell’ultimo episodio. Ogni singola canzone è perfetta nel ruolo di commento alla scena che le viene affidata, altro esempio è la sequenza in cui risuonano le note di “we’ll meet again“. Gli attori sono ormai rodati e assolutamente entrati nei meccanismi di Stranger Things. Da sottolineare le prove di Winona Ryder e David Harbour, ma anche tutti i ragazzi sono decisamente in parte. Un ruolo forse esageratamente da macchietta viene assegnato ai russi, il cui contesto è, nel complesso, ai limiti dell’assurdo, pur senza stonare.stranger things 3 recensione

3 come le storie

Il numero della stagione sembra sia più di un semplice sequel della seconda. 3 infatti sono le sequenze narrative di questa stagione, che coinvolgono 3 diversi nuclei di personaggi. Questa, per certi versi, è una novità rispetto alle stagioni precedenti. Infatti, precedentemente, l’evento scatenante coinvolgeva tutti i personaggi che insieme cercavano di porvi rimedio. In questa stagione ci sono due eventi da investigare, uno dei quali viene affrontato da due gruppi di personaggi in modo diverso. Questo è segno, spesso, di consapevolezza della presenza di un nucleo della storia debole, che va sparpagliato in più rami.

In questo caso il fulcro della vicenda non è debole, anzi, ma c’è l’idea che possa essere stucchevole scrivere una terza stagione come copia delle due precedenti. Ampliare il nucleo narrativo con altri personaggi può creare un effetto Star Wars, dove si avanza a fatica senza far riferimento alla linea di trama dei film precedenti. Per evitare di rendere banale la risoluzione dell’evento principale ne hanno inserito un altro di relativa importanza, che probabilmente aprirà la prossima linea narrativa, il quale non ha certo tolto importanza ai personaggi che coprivano l’altro nucleo. Tutto è sapientemente calibrato, dai personaggi inseriti nelle sequenze alla gestione temporale delle stesse.

Probabilmente qualcuno sarà rimasto deluso da queste scelte, ma a mente fredda va detto che sono molto corrette dal punto di vista della storia e delle dinamiche tra personaggi. Alla fine le linee narrative sembrano convergere, ma da tre non si arriva mai a una, perché, come detto, i grandi blocchi sono due. C’è una grande aria di cambiamento in questa serie, e questa terza stagione sembra uno snodo importante.stranger things 3 recensione

Considerazioni finali – Stranger Things 3 recensione

Non c’è un episodio che valga meno di un altro, sono tutti parte di un unico grande progetto che parte da lontano. I colori sono molto meno cupi e sono ben poche le scene che ci fanno venire i brividi che trasmettevano il sottosopra o la possessione di Will. Stranger Things 3 è, tecnicamente, fin’ora la stagione più sicura dei propri mezzi, con una computer grafica che non stona mai e delle scene che tendono al gore senza infastidire mai. Come detto, assoluta padrona è la musica, che nelle due stagioni precedenti non era stata così ben usata.

L’impressione è che non sia finita con Stranger Things 3. Come ogni finale di stagione ci sono elementi che sembrano far intuire un seguito, ma altri che fanno pensare che il tutto possa tranquillamente chiudersi così. Questa sembra decisamente una stagione di transizione, con molti spunti interessanti per il futuro e l’apertura possibile di nuovi orizzonti. Come detto, se la seconda stagione ha un livello simile a questa, non siamo vicini al fulgore della prima stagione, e la speranza è che in futuro il cambiamento si attenui per tornare a toni più cupi, o comunque non si avvicini troppo al teen drama che un paio di volte ha fatto capolino in questa stagione.

Non ha grandi pecche questa stagione che, come detto, ha un sentore transitorio. Vista l’età degli attori non pensiamo di dover attendere molto per un eventuale seguito, con il rischio di dover fare un salto temporale troppo lungo. I fan non resteranno di certo delusi dal prodotto complessivo, mentre alcune scelte potrebbero far storcere il naso, ma fa parte del gioco. Non mancano i colpi di scena, quindi, se ancora non avete visto questa nuova stagione di Stranger Things tenetevi pronti: non vi annoierete.

Stranger Things 3

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Gestione dei nuclei narrativi
  • Uso della musica e della fotografia

Lati negativi

  • Toni a volte troppo diversi dalla prima stagione

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