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The Circle: la tecnologia che si sostituisce alla vita

Cosa succede quando Internet non diventa più il mezzo attraverso cui comunicare, ma l’unica via per esistere? Cosa diventerebbe il mondo se il web si sostituisse a tutte le istituzioni esistenti? A queste e altre domande cerca di rispondere The Circle, nelle sale dal 27 aprile.

James Ponsoldt, regista e sceneggiatore del film, prende il romanzo “The Circle – Il cerchio” di Dave Eggers, pubblicato nel “lontano” 2013 e ci costruisce attorno una pellicola che, purtroppo, non convince.

Il tema centrale, certamente, è il web, inteso nella sua doppia accezione di infinite possibilità e totale distruzione della privacy. Il problema, però, è che qualcosa di simile si è già vista, grazie a Netflix. Ciò che guarda lo spettatore sul grande schermo, infatti, sembra proprio un lunghissimo (110’ circa) episodio di Black Mirror, che però è di gran lunga più incisivo e d’effetto. Certo, essendo tratto da un romanzo di quattro anni fa non gliene si può fare una colpa, ma purtroppo questa è la realtà dei fatti.

La trama non è particolarmente complicata: Mae Holland (Emma Watson) è una ragazza dai sani principi, che grazie all’aiuto della sua cara amica Annie (Karen Gillan) riesce ad entrare in The Circle, la più grande azienda di telecomunicazioni al mondo. Appena assunta, Mae già comincia a ragionare sulle potenzialità infinite del web, che sfruttato da The Circle diviene il capro espiatorio per abbattere la privacy in tutte le sue forme. Sarà solo “grazie” ad una serie di episodi tragici e all’aiuto di un collega di spicco che Mae riuscirà a prendere in mano la situazione e a tentare di “salvare” il mondo.

L’idea, di base è ottima. Insomma, siamo di fronte ad un potenziale incredibile, che potrebbe svilupparsi in un lungometraggio ricco di spunti di riflessione, far aprire gli occhi allo spettatore e “metterlo in guardia” dai danni che l’enorme spazio della rete potrebbe recargli.

Ma il tutto, alla fine, si riduce ad una retorica già vista, ad un uso troppo convenzionale del mezzo filmico e, soprattutto, all’importanza del cast. È certo, infatti, che se non fossero presenti Tom Hanks ed Emma Watson, The Circle avrebbe continuato ad esistere solo attraverso la carta stampata, e chissà, forse sarebbe stato meglio.

Certo, non bisogna essere troppo duri con un regista (e uno sceneggiatore) ancora poco conosciuto al grande pubblico, e nemmeno con un’attrice, Emma Watson, che ancora non riesce a sfondare del tutto.

Se l’interpretazione della Watson è mediocre, credibile solo in alcuni tratti (come per esempio in una scena in cui dirige una conferenza, attività che svolge normalmente grazie al suo incarico di ambasciatrice dell’ONU), Tom Hanks è sempre perfetto, un mix tra Steve Jobs e Robert Langdon (ruolo che ha interpretato in “Il codice da Vinci”), con una spruzzatina di Guru di Scientology. È lui, infatti, nonostante non sia propriamente il protagonista, a dare qualità al film, che altrimenti sarebbe sprofondato negli abissi della mediocrità più assoluta.

Probabilmente una scelta di montaggio sbagliata, o forse una sceneggiatura mal calibrata, rendono la prima parte del lungometraggio troppo lenta, quasi descrittiva, mentre la seconda è frenetica, destabilizzante e decisamente troppo veloce, elementi che rendono tutto l’operato, e soprattutto il finale, confuso e inconcludente.

Non è da sottovalutare, inoltre, il peso politico del lavoro. Infatti The Circle, che sostanzialmente racchiude tutto il web, ha delle implicazioni anche tra gli Stati del mondo, in quanto ha il potere, come sottolinea anche Eamon Bailey (Tom Hanks) di controllare e soggiogare le grandi potenze mondiali. Inoltre, grazie alle infinite risorse dell’azienda, viene messa a tacere una senatrice che aveva aperto una guerra contro di essa, come a sottolineare l’assoluto potere, a dir poco dittatoriale, di The Circle sulle volontà e sull’esistenza dell’intero Globo.

Note positive l’interpretazione misurata e d’effetto di Karen Gillan (Doctor Who, Oculus), vera forza femminile della pellicola e di Ellar Coltrane (Fast food nation, Boyhood), che interpreta Mercer, amico d’infanzia di Mae, il quale fungerà da contrappeso per la protagonista tra la vita prima e la vita dopo The Circle. Da non dimenticare, inoltre, il cameo di Beck, musicista statunitense di fama internazionale, che interpreta se stesso durante un concerto svolto in una festa aziendale.

Inoltre è ben sviluppato il tema del lavoro stressante, alienante ed esasperante, soprattutto grazie al personaggio di Annie, una giovane stakanovista che preferisce la carriera alla salute. La tecnologia, in questo senso, aiuta la causa; infatti, ancora una volta proprio come in Black Mirror, siamo di fronte al mondo fatto di likes, faccine e smile, un mondo che sembra confezionato e fuori dalla realtà.

Aspetto che viene marcato dalla costante presenza di Mae e dei suoi colleghi sul luogo di lavoro, che la porterà a non vedere più i suoi genitori, se non in video, nonostante il padre soffra di sclerosi multipla. Padre interpretato da Bill Paxton, come in uno scherzo del destino, alla sua ultima interpretazione prima di morire.

Molto bello l’effetto ottico di sfocatura sul pubblico, come a voler rafforzare il concetto della massa come un’indistinta entità senza volto, senza identità, controllabile e senza potere, tecnica utilizzata per la prima volta da Sergej Michajlovič Ėjzenštejn nel capolavoro “La corazzata Potëmkin”, nel lontano 1925.

Insomma, per dare una battuta di conclusione, The Circle si può riassumere come un enorme potenziale inespresso, sprecato, al servizio di un cast ben scelto e di una retorica che sa di vecchio e già visto. Sufficienza, ma non di più.

Recensione The Circle

The Circle - 6

6

The Good

  • Karen Gillan vera sorpresa
  • Tom Hanks sempre grandioso
  • Sviluppato bene il tema del lavoro alienante

The Bad

  • Emma Watson mediocre
  • Ottimi propositi sviluppati male
  • Finale inconcludente

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