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The Kill Team: recensione del film con Alexander Sgarsgard

Dan Krauss sbarca nelle sale con un intenso thriller drammatico

A cinque anni di distanza dal documentario Kill Team, Dan Krauss decide di ritornare, anche se questa volta con un film e non con un reportage di guerra, con The Kill Team. Riprendendo la storia già narrata nel 2014, il regista riesce a partorire un film di denuncia, che analizza sapientemente alcuni elementi della cultura americana. L’opera, presentata in anteprima al Tribeca Film Festival ed ispirata ad una storia vera avvenuta a cavallo tra il 2009 e il 2010,  riproduce bene un thriller di guerra. Approfondiamo le tematiche di The Kill Team in questa nostra recensione.

Produzione divisa tra Stati Uniti e Spagna la pellicola tocca diversi punti cardine della società statunitense; da un lato sicuramente non mancano i riferimenti ai film di guerra statunitensi degli anni Ottanta, ma dall’altro si mettono in gioco diversi spunti interessanti. Il film si prefigura quindi come una buonissima opera filmica, capace di criticare e far riflettere.

Krauss qui decide giustamente, in quanto in linea col taglio registico, di lasciare il giudizio finale allo spettatore, preoccupandosi solo di narrargli la vicenda al meglio. Il risultato è un lucidissimo film, che si distingue nel panorama statunitense di glorificazione della guerra, ma che riscontra comunque alcuni difetti.

Indice

La trama: The Kill Team

Adam Winfeld (Nat Wolff) è un giovanissimo soldato statunitense impegnato nella guerra in Afghanistan. Figlio di un marine, ha deciso di servire il suo paese ed è stato assegnato di stanza a Kabul, dove ha il compito di presidiare la zona insieme al suo plotone. Qui appena arrivato si ritrova a dover fare i conti con il sergente Deeks (Alexander Skarsgard), che fin da subito si dimostra un fanatico della cultura delle armi. Ora dal principio il sergente, leader quanto mai corrotto e insensibile, inculcherà idee riprovevoli nei suoi commilitoni, riuscendo in seguito a manipolarli e a trasformarli in una squadra di carnefici.

Lo scopo del plotone diventa quello di sterminare il cosiddetto “nemico” senza distinzioni di alcun tipo, abusando del potere e falsificando le prove. Uccidere la popolazione locale diventa per loro fonte di divertimento e l’unico a salvarsi di fronte a questa mattanza è Adam. Egli infatti fin da subito si mostrerà reticente verso la metodologia fanatica e malsana di Deeks. Titubante se denunciare gli abusi rischiando la vita oppure tacere e omologarsi a questo cameratismo, Adam si trova davanti ad un dilemma. Ma la vera domanda è: riuscirà a venire fuori da questa situazione o verrà sopraffatto dalla dinamica lewiniana del gruppo?the killer team recensione

Tra il fanatismo americano e la dinamica del gruppo

Con The Kill Team Krauss realizza una grandissima critica sociale alla cultura statunitense della armi e ne analizza alcuni aspetti. Infatti il regista pone l’accento su alcuni elementi fondamentali quali il fanatismo e la dinamica del gruppo. Entrambi i temi risultano ben trattati, anche se alle volte non mancano degli elementi un po’ ridondanti e in certi casi stereotipati.

Il fanatismo è ben rappresentato e, ricorrendo a più punti di vista per la sua espletazione, l’opera riesce a tratteggiare un affresco della società americana. Da ciò ne emerge un contesto desolante, fatto sì di idolatria per la guerra, ma ormai scevro di alcuna giustificazione se non quella del divertimento. Una società ignorante, così come lo sono la maggior parte dei soldati statunitensi; essi più che al dramma che hanno sotto ai loro occhi pensano all’arrivismo. Il motore del tutto è appunto questo fanatismo incontrollato, che non è da riscontrarsi solo nel contesto belligerante poiché si estende in qualsiasi delle attività dei commilitoni.

Altro tema importantissimo del film è la dinamica del gruppo, la quale viene documentata scientemente e conclude quell’integralismo appena menzionato. Infatti il plotone rappresenta l’esemplificazione del cameratismo e ne riprende tutti gli elementi caratteristici di matrice lewiniana. Si va infatti dal senso di radicamento ed appartenenza all’interdipendenza, passando per la coesione, la definizione di una leadership e la socializzazione. La pellicola riesce quindi ad approfondire questo tema e in esso fonda il suo nucleo narrativo, dal momento che sarà proprio questa dinamica del gruppo a guidare le azioni dei personaggi. Tuttavia il film oscilla tra dialoghi realistici e frasi sensazionalistiche, che a volte stonano nella narrazione, in quanto si potrebbe narrare kubrickianamente più per immagini che dicendo tutto forzatamente.

Il dilemma interiore e una gioventù bruciata

The Kill Team riecheggia molto una delle tematiche classiche del cinema, ovvero il dilemma interiore. In questo caso ci troviamo davanti al dilemma di un guerriero, ma non di un soldato. Infatti in questa distinzione tra soldato e guerriero si fonda il dubbio interiore messo in scena. Il film, dicendolo esplicitamente, ci fa intendere, anche con esiti alterni, come alla fine il soldato sia un elemento perfettamente inserito in un tutto, vale a dire l’esercito. Il guerriero invece è costretto ad essere solo e abbandonato proprio in virtù della sua coscienza critica. Tale caratteristica è avulsa al soldato, che si limita ad eseguire degli ordini in virtù della sua devozione e del suo senso del dovere manipolato.

Il dilemma viene sapientemente raffigurato, sia per immagini che a voce, e apre anche le porte alla tematica della gioventù bruciata. Una gioventù che in quanto ignorante vede semplicisticamente la guerra e pensa, così come i ragazzi di Full Metal Jacket, che uccidere sia un motivo di vanto. Inoltre non ha un solido sistema di valori e pertanto è priva di etica, nonché di empatia e pietà. Sostanzialmente il film riproduce uno spaccato dell’attuale società americana, istruita più per slogan e con strumenti videoludici (emblematica la scena della Playstation) che attraverso un sistema educativo performante.

In un certo senso quindi la gioventù nel film, facendosi facilmente manipolare da una figura mefistofelica, emargina e minaccia la vita del protagonista. Egli per questo motivo si trova di fronte ad un bivio irrisolvibile: morire o perdere se stesso? Essere un guerriero fino in fondo o diventare un soldato? Preservare l’onore o perdere la dignità?the killer team recensione

Il lato tecnico

Procediamo nella recensione di The Kill Team approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente la pellicola risulta sicuramente ben interpretata, con un convincentissimo Skarsgard nei panni del villain. Altrettanto bravo è Nat Wolf a impersonare il protagonista, ma più di tutti colpisce Jonathan Whitesell. Egli ricopre il ruolo di Coombs ed è capace di immedesimarsi perfettamente nel personaggio, donandoci il perfetto esempio di adolescente immaturo, pieno di ignoranza e fanatismo.

Il comparto registico di The Kill Team è di buon livello e, seppur non stupisca con grandi movimenti tecnici o delle riprese spettacolari, riesce a tratteggiare bene questo thriller drammatico con un tono asciutto. Inoltre è interessante la scelta di concentrarsi molto sui primi piani per farci entrare dentro a questo incubo ad occhi aperti del protagonista; così come la scelta di un filmico abbastanza dinamico per sopperire alla mancanza di scene action. Ora il citazionismo nella pellicola è abbastanza evidente in alcuni casi e riprende un film come Codice d’onore, ammiccando anche ad una scena di Batman Begins.

Scenograficamente e dal punto punto di vista fotografico il film fa il suo, mentre una grande pecca dell’opera è sicuramente il sonoro. Questo non colpisce per niente e probabilmente la sua inconcludenza è il difetto più grande della pellicola. La sceneggiatura risulta convincente anche se qualche volta è troppo ridondante e insidia una rappresentazione iper-realistica del narrato.the killer team recensione

Considerazioni finali: The Kill Team recensione

Nella conclusione della nostra recensione di The Kill Team vogliamo sottolineare come il film si qualifichi come ben fatto, ossia una produzione ben pensata. Essa è capace di arrivare allo spettatore e rompe di fatto lo schema statunitense dell’esaltazione nazionalistica. Vi è poi da dire che la durata del film di 90 minuti non ci risulta corta e il finale brusco, contestato da molti, è invece molto coerente con l’economia del lungometraggio.

Il film, nonostante riprenda molte tematiche da un film come Platoon,è comunque in grado di darsi un’identità, la quale risulta ben rafforzata anche dal fatto che il tutto è tratto da una storia vera accorsa nel 2010. Per concludere la pellicola è buona e ben realizzata, ma i difetti comunque ci sono e pertanto inficiano una valutazione molto alta del film, cosa che le tematiche analizzate avrebbero sicuramente meritato.

The Kill Team

Voto - 7

7

Lati positivi

  • Approfondimento delle tematiche trattate
  • Buona messa in scena
  • Interpretazioni convincenti

Lati negativi

  • Sonoro
  • Scrittura ridondante

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