The Serpent: recensione della mini serie biografica Netflix

Un'inquietante e ramificata narrazione fatta di subdoli inganni e fughe

The Serpent, di cui vi proponiamo la recensione, è l’inquietante e complessa storia del serial killer Charles Sobhraj. L’uomo come un vero serpente si è insinuato nella vita delle proprie vittime. La serie co-prodotta dalla BBC e Netflix non è un’esatta ricostruzione degli eventi al pari di un documentario. Infatti sebbene ricalchi per la gran parte la verità, vi sono comunque alcune modifiche introdotte a scopo narrativo. Nonostante i cambiamenti, la serie è un ottimo prodotto che bilancia storia, dramma e suspense. Un buon crime thriller che si aggiunge alla lista del genere e che suscita sempre interesse negli spettatori, offrendo una combinazione ben bilanciata tra realtà e finzione. La serie è disponibile su Netflix dal 2 aprile dopo essere stata trasmessa sul canale inglese BBC One dallo scorso 1 gennaio. A renderla un prodotto di qualità contribuisce una solida e ben strutturata sceneggiatura e un buon cast.

Sceneggiatura scritta da Richard Warlow e Toby Finlay, nel cast l’attoretroviamo Tahar Rahim che interpreta il protagonista, Charles Sobhraj. Ad affiancarlo c’è Jenna Coleman, attrice inglese nota al pubblico televisivo per i suoi ruoli in Doctor Who e Victoria. I due condividono la scena con Billy Howle, nei panni di Herman Knippenberg, diplomatico olandese e Ellie Bamber, interprete della moglie. Con una narrazione a tratti serrata, altre volte un po’ troppo dilatata, The Serpent ci introduce la storia del suo protagonista, districandosi tra sotterfugi e inganni, attraverso i paesi Asiatici dalla metà degli anni ’70 fino ai giorni nostri. Ma analizziamo meglio The Serpent nella nostra recensione. 

Indice:

Trama – The Serpent recensione

Alain Gautier è un commerciante di gemme che vive a Bangkok, Thailandia. Lui e sua moglie Monique hanno uno stile di vita raffinato e ospitano ogni sera grandi feste. Si scopre ben presto però che Alain non è quello che appare. Con la complicità di Monique e del tirapiedi Ajay, attira giovani hippies, in viaggio nel paese asiatico, li droga e ruba loro le identità. Lo scopo è quello di poter viaggiare indisturbato per il mondo e fare affari con le sue gemme. Lentamente però Alain comincerà trvare gusto nell’uccidere le sue vittime, e la scomparsa di due turisti olandesi attira l’attenzione dell’ambasciata. Qui Herman Knippenberg, sottosegretario dell’ambasciatore, comincia a mettere insieme i pezzi di un puzzle che si rivelerà ben più grande, complesso e macchiato di sangue, di quanto potesse credere. Tra tentativi di arresto e di fuga, il ritmo serrato della narrazione ci conduce al suo movimentato finale.

the serpent recensione 3

The, serpent, Mammoth Screen

La subdola natura di un uomo

La serie The Serpent, di cui state leggendo la recensione, costruisce la sua narrazione intorno alla poliedrica e versatile figura di Charles conosciuto anche come Alain, uno dei numerosi nomi fittizi. È descritto fin da subito come un uomo elegante, gentile e apparentemente raffinato. Lui stesso si presenta come un benefattore che aiuta i bisognosi, per poi rivelare la sua vera natura. Natura che si concretizza nel modo, altrettanto subdolo e furtivo, con cui uccide le sue vittime. Prima le porta a fidarsi di lui e nel momento adatto le droga. Questo suo metodo gli ha permesso per diverso tempo di agire indisturbato e di nascondere le sue vittime. Singolare la scelta degli hippies, forse da lui considerati come vittime perfette; questa scegliendo uno stile di viaggio all’addiaccio e parco, erano più facilmente manipolabili e sacrificabili.

Alla base di queste sue azioni, la serie ci propone un Charles guidato dalla sete di potere. Agisce per ottenere un tenore di vita che gli è sempre stato negato. Nato da madre vietnamita e padre indiano, ha sempre risentito delle sue origini e del modo in cui veniva trattato. Il suo personaggio è caratterizzato quindi da questo desiderio di rivalsa e di affermazione, che però non riuscirà a realizzare in Europa. Per questo sposta i suoi affari in Asia, dove si sente più apprezzato e considerato. Sobhraj è un uomo carismatico che riesce a conquistare Marie-Andrée Leclerc, o Monique. Giovane donna canadese che cede al suo fascino e che si interrogherà spesso sulla natura di Charles e delle sue azioni. La serie, grazie all’ottima interpretazione della Coleman, ne tratteggia un personaggio interessante e moralmente complesso, diviso tra amore e moralità, diverso dalla controparte realmente esistita.

Burocrazia e moralità – The Serpent recensione

The Serpent non racconta solo la storia dal punto di vista del criminale, ma anche da quello di chi cerca di fermarlo. Introduce la figura di Herman Knippenberg, un giovane diplomatico olandese. Giunge sulla sua scrivania la denuncia di scomparsa di due ragazzi olandesi e dalla necessità morale di ritrovarli, Knippenberg inizia una vera e propria caccia all’uomo. La performance di Billy Howle è davvero ottima nell’interpretare quest’uomo che travalica quella che è la sua posizione e i suoi compiti. Come sottosegretario dell’ambasciatore non spetta a lui indagare sulla presunta scomparsa di giovani turisti. Legato e trattenuto dalla burocrazia, scoraggiato e fortemente esortato a rimanerne fuori, Knippenberg però non si arrende e guidato dal senso di responsabilità prima verso degli altri esseri umani, poi concittadini, continua a mettere insieme i pezzi di un puzzle che Sobhraj non è stato in grado di nascondere adeguatamente.

La serie costruisce molto bene il suo personaggio e quello che sarà il suo ruolo nella ricerca di Sobhraj. Insieme a lui la moglie Angela gli sarà affianco in questa sua ricerca. La sua figura e la sua dedizione si scontrano con quella che è molto spesso la burocrazia saldamente arroccata sulla propria cieca posizione. I rapporti diplomatici con le autorità autoctone devono essere mantenuti, così come l’immagine del paese agli occhi del mondo. Si mette in luce quindi la realtà di come molte ambasciate, non solo quella olandese minimizzino e deleghino alle autorità che molto spesso non riescono a risolvere crimini simili. Ma Knippenberg si rifiuta di abbandonare l’indagine e mettere davanti agli interessi politici quelli umani. La sua tenacia e caparbietà lo vedranno protagonista di una linea narrativa ben strutturata, ricca di tensione e coinvolgente per gli spettatori che non possono non affezionarsi al suo personaggio.

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Mammoth Screen

Un rete ben intrecciata

Analizzando il lato tecnico della serie nella nostra recensione di The Serpent, ribadiamo come alla base della storia ci sia una narrazione ben strutturata. I dialoghi sono ben scritti, alternati tra inglese e francese. Per apprezzare meglio la qualità della serie ne consigliamo infatti la visione in lingua originale. Tuttavia nonostante la buona struttura il ritmo narrativo risulta altalenante. Vi sono infatti alcuni episodi in cui la narrazione risulta più dilatata e lenta, mentre altri in cui la tensione narrativa, costruita con solidi intrecci, li rende sorprendenti e coinvolgenti. Altro difetto è il continuo alternare tra passato e presente con l’uso di flasback e flashforward per presentare gli eventi e invitare gli spettatori a ricostruirli. Espediente maggiormente presente soprattutto nei primi episodi, che può risultare leggermente confusionario. Nel complesso comunque la serie si classifica indubbiamente di buona qualità.

La regia è caratterizzata da un filtro giallo e una patina retrò che si sposa benissimo con le ambientazioni di metà anni 70′. La fotografia regala inquadrature dall’alto che mostrano esplicitamente e senza fronzoli anche i lati più oscuri e poveri della realtà dei paesi asiatici, insieme ad intensi primi piani. Lodevole l’attenzione nei costumi che aiutano a calare la narrazione nel contesto storico. Altro ruolo importante che aiuta a costruire la storia e a rinforzare la tensione narrativa è la colonna sonora, dai ritmi incalzanti. Come già anticipato buone le interpretazioni di Jenna Coleman e Billy Howle, che danno una buona caratterizzazione ai loro personaggi. Leggermente sottotono invece quella del protagonista. Rahim caratterizza Sobhraj come un uomo meschino, senza scrupoli e sfacciatamente sicuro di sé, ma scalfisce appena la superficie di una personalità che poteva essere caratterizzata da più energia e dinamicità e che invece rimane latente.

Considerazioni conclusive – The Serpent recensione

Giunti alla conclusione della nostra recensione di The Serpent ribadiamo l’indubbia buona qualità del prodotto, e ne consigliamo la visione. La serie risulta un buon adattamento delle vicende del vero Charles Sobhraj e bilancia in maniera adeguata eventi storici e fittizi. Buona la caratterizzazione di alcuni personaggi, così come la struttura della narrazione. Nel corso di 8 episodi della durata di 50-60 minuti lo spettatore è coinvolto e catapultato all’interno della storia inquietante e ricca di tensione di quest’uomo e di chi ha cercato di fermarlo. Proprio la buona costruzione degli intrecci narrativi, la prospettiva altalenante tra passato e futuro, sebbene a tratti possa confondere, dimostra come la serie sia stata concepita con cura.

Tutti i pezzi del puzzle della narrazione trovano il loro corrispettivo e incastrati insieme danno un’immagine complessa e ben progettata, ricca di dettagli. Buone le interpretazioni del cast e la caratterizzazione dei personaggi che si muovono tra eventi e luoghi nell’Asia. The Serpent non fa solo luce sulla storia di un uomo e della scia che si è lasciato dietro per ottenere il suo obiettivo. Offre uno spunto di riflessione su alcune sfaccettature della natura umana e sulla necessità di fare giustizia davanti alle atrocità e le ingiustizie. Una serie che non ha pretese biografiche, ma di intrattenimento e che si cataloga indubbiamente come un buon prodotto caratterizzato dal giusto mix di tensione e suspense. Un’aggiunta al catalogo Netflix sicuramente degna di nota.

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The Serpent

Voto - 7.5

7.5

Voto

Lati positivi

  • Sceneggiatura solida con una cura per i dettagli
  • Buone interpretazioni di Jenna Coleman e Billy Howle
  • Tensione narrativa serrata in alcuni episodi che coinvolgono lo spettatore

Lati negativi

  • Alternanza tra flashback e flashforward che all’inizio può confondere
  • Ritmo narrativo che in alcuni episodi può risultare lento

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