The Zone of Interest, recensione del film di Jonathan Glazer sull’Olocausto – Roma FF18

The Zone of Interest, raccontando l'Olocausto da un punto di vista diverso, è un film brutale e spiazzante

Presentato in anteprima al Festival di Cannes 2023 e successivamente alla 18ª edizione della Festa del Cinema di Roma, nella sezione Best of 2023, The Zone of Interest è il 4º film del regista Jonathan Glazer, che torna sul grande schermo dopo 10 anni dall’ultimo film, raccontando l’orrore dell’Olocausto. The Zone of Interest è l’adattamento cinematografico del romanzo, dal titolo omonimo, dell’autore britannico Martin Amis, edito nel 2014. Vincitore a Cannes del Grand Prix Speciale della Giuria, The Zone of Interest (qui il trailer) ha una serie di elementi inediti e nuovi, che lo rendono fortemente drammatico e anche impegnativo. Una visione dolorosa che opera un lavoro di sottrazione, senza mostrare, ma facendo percepire. Definibile un film crudo e che trasuda violenza, sono entrambe matrici che si possono distinguere e riconoscere in ciò che sta dietro l’immagine, perché tutta la sofferenza trasmessa e la brutalità dell’Olocausto hanno un legame con, ma non sono, ciò che effettivamente si vede sullo schermo.

Indice

Trama – The Zone of Interest, la recensione

La famiglia Höß, composta da Rudolf Höß, dalla moglie Hedwig e dai 5 figli, ha creato una villa grande e curata, con un giardino ricco di piante diverse e sempre più vasto nella cosiddetta area di interesse. Questo luogo, di 25 miglia, è separato da un muro dal campo di concentramento di Auschwitz. L’ingresso del comandante, Rudolf, e delle altre SS, dista pochi metri dall’ingresso dell’abitazione. Un’abitazione sui generis, dato che oltre alla famiglia Höß, sono presenti altre figure non ben identificate, delle donne di età diverse delle quali non si sente mai la voce, che si occupano delle faccende domestiche e di qualsiasi altra richiesta della signora Höß.

L’orrore che si consuma al di là di quel muro non tocca minimamente nessun membro di quella famiglia, che trascorre le giornate come se nulla fosse: passano del tempo al fiume, passeggiano nel bosco, progettano vacanze e curano con attenzione il giardino, rendendolo sempre più colorato. In particolare la cura di questo giardino, dal quale si sentono delle voci provenire dal campo e dal quale è perfettamente visibile il fumo delle ciminiere e il fuoco che divampa, è uno degli ambienti dove Hedwig preferisce stare e passare il tempo, insieme a chi, di tanto in tanto, viene a farle visita. Oltre il muro accade qualcosa di terribile, ma per loro è solo il lavoro di Rudolf; è un luogo dove si consuma un genocidio, al quale gli Höß sono però ciechi, sordi, disinteressati e irrimediabilmente abituati.

Un’opera atipica e un risultato estremamente vincente – The Zone of Interest, la recensione

The Zone of Interest è un film insolito, diverso, originale, innovativo e terrificante. Sin dallo schermo nero che, per interi minuti, presenta il titolo, che da bianco diventa sempre più scuro, l’opera di Jonathan Glazer si colloca a un gradino estraneo e nuovo rispetto a tutto ciò che si è visto finora. L’Olocausto è un tema ampiamente trattato, nel cinema e non solo, è la necessità e l’importanza di non dimenticare, mai, il più buio periodo della Storia. The Zone of Interest sposta l’occhio che filtra e non vede, perché tutta la violenza, la brutalità e la disumanità che si è consumata nei campi di concentramento e sterminio è, nel film, terribilmente percepibile, ma mai visibile. Il punto di vista è quello di un comandante di Auschwitz e il racconto avanza nelle riunioni con i suoi collaboratori, identificati con il proprio nome e poi con l’elenco dei campi che controllano, in un continuo doloroso ricordo di quanti di quei luoghi erano presenti e sparsi per l’Europa.

the zone of interest

Extreme Emotions, Film4 Productions, House Productions

Ma se neanche tutto questo bastasse a rendere il nuovo film di Jonathan Glazer qualcosa di mai sperimentato e di veramente sconvolgente, sono presenti molti altri elementi che lo rendono unico. Il paradiso terreste creato dalla famiglia Höß, diviso dal campo solo da un muro, è dilaniato e squarciato ogni notte dai fumi e dai fuochi che si innalzano verso il cielo, creando una nube cromatica esteticamente e visivamente suggestiva, ma lacerante in ciò che rappresenta. Allo stesso modo, anche le giornate passate tra preparativi in cucina, momenti al fiume e cura meticolosa dell’immenso giardino, sono intervallate dalle urla delle persone, che, sempre alla stessa distanza di tempo, spaccando il minuto, come impongono le regole e le leggi, cercano di uscire dalle camere a gas. Urla sempre più forti, insieme a colpi sulla porta, sempre più intensi, subito prima di uno straziante silenzio.

L’indifferenza e il disinteresse più brutali – The Zone of Interest, la recensione

Si discute, durante le riunioni, con professionalità, distacco e attenzione, la sistematica eliminazione di migliaia di persone. Si sente, con angoscia e raccapricciante stupore, la volontà e il bisogno che tutto avvenga nel minor tempo possibile, senza che neanche un minuto venga sprecato: uno sterminio serrato, un lavoro svolto come si deve. Il comandate Höß esce di casa ed entra nel campo, vive tutto come un lavoro, un impiego come un altro e mentre, a pochi metri di distanza, si consuma un genocidio, i discorsi sono la più mera circostanza, la quotidianità, il bisogno di una vacanza lontano da tutto, un tutto, che per gli Höß, è fatto di pace e benessere. I personaggi, i membri della famiglia Höß, appaiono quasi mostruosi, fisicamente sgraziati, insulsi e volgari. Una risata, una battuta, un movimento, sono tutti il massimo dell’insensibilità.

The Zone of Interest

Extreme Emotions, Film4 Productions, House Productions

Emblematico il dialogo tra la figura di Hedwig Höß e la madre, prima volta in cui viene nominato il campo al di là del muro, dove, tra una frase e l’altra sui fiori e l’erba del giardino, la madre ricorda una persona per cui lavorava, una signora ebrea, chiedendosi, con naturalezza e noncuranza, se anche lei sia al di là del filo spinato. Abituati ai rumori, agli odori e ai colori di quel luogo, tutto appare intriso di atroce apatia, tanto da poter confermare, perché così sarà, che anche quelle donne ebree che lavorano come cameriere temporanee, prima o poi diventeranno cenere. Sono figure che non parlano e non si esprimono, vengono rimproverate, ma mai maltrattate, perché la violenza e la ferocia che avviene a pochi metri di distanza non ha a che fare con il privato, con un odio verso la persona o l’ebreo, per gli Höß, quello è il loro destino.

Conclusioni – The Zone of Interest, la recensione

The Zone of Interest è un film crudo, straziante, gelido in ciò che mostra, ma carico di intensità, emotività e significato in ciò che racconta, in ciò che si sente, interiormente ed esteriormente, e in ciò che si avverte, in ogni scena: dalle idee, suggerimenti, opinioni e scelte che si prendono negli uffici dei comandanti dei campi fino alle giornate spensierate che si passano in famiglia, la stessa famiglia dove, in più, vivono le ragazze ebree. Ecco che, nell’ultima parte del film, le donne, nella notte, si concedono quel momento di sconforto, sofferenza e ovvia consapevolezza, non solo di ciò che potrebbe accadere loro da un momento all’altro, ma di quante persone appartenenti al proprio popolo, stanno morendo di una morte terribile. In The Zone of Interest è assente la colonna sonora, non c’è musica, solo un suono disturbante e inquietante che invade la scena, che getta oscurità e paura, sinonimi di crudeltà, efferatezza e bestialità, presenti allo stesso modo anche nell’ultima scena, che però, alla fine, sottolinea, ancora una volta e sempre, l’importanza della memoria.

The Zone of Interest

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Un punto di vista originale
  • Una messa in scena singolare con un ottimo risultato

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