Them: Covenant – Recensione della prima stagione della serie horror antologica

Su Prime Video il primo capitolo della serie creata da Little Marvin

È disponibile dallo scorso 9 aprile su Amazon Prime Video la prima stagione della serie antologica Them, di cui vi proponiamo la nostra recensione. Il primo capitolo della serie, una co-produzione fra Sony Pictures Television e Amazon Studios, ha il titolo di Covenant; il creatore è Little Marvin, anche produttore esecutivo insieme a Lena Waithe. Già confermata per una seconda stagione, Them ha l’obiettivo di indagare e approfondire diverse sfaccettature della paura in America. Nel caso di Covenant, il terrore è declinato attraverso la parabola della famiglia afroamericana Emory – moglie, marito e due figlie – che si trasferisce dal North Carolina in un quartiere di Los Angeles di soli bianchi. Sullo sfondo, le leggi Jim Crow e quella Grande Migrazione che tra il 1910 e il 1970 coinvolse più di sette milioni di afroamericani.

Them si inserisce in quel filone che attraverso la grammatica dell’horror porta avanti riflessioni e mette il dito nella piaga del razzismo. Nel corso dei dieci episodi sono forti gli echi del cinema di Jordan Peele e, in egual misura, della recente Lovecraft Country. A livello strutturale, alla luce di quanto già sappiamo sugli sviluppi futuri, il riferimento più immediato è invece ad America Horror Story. Nel cast di Them: Covenant Deborah Ayorinde, Ashley Thomas, Alison Pill, Shahadi Wright Joseph e Melody Hurd. Vediamo nella nostra recensione della prima stagione di Them quali sono i punti di forza e le debolezze dalla nuova serie antologica targata Amazon.

Indice:

La trama – Them, la recensione

Livia Lucky Emory, suo marito Henry e le loro due figlie Ruby Lee e Gracie Jean sono pronti per cambiare vita. Nel pieno della Grande Migrazione e con le leggi Jim Crow ancora valide, decidono di trasferirsi dal North Carolina in California. Comprano casa in un grazioso e apparentemente tranquillo quartiere di soli bianchi a Los Angeles e, almeno sulla carta, le premesse non potrebbero essere migliori. Peccato che l’accoglienza riservata loro all’arrivo lasci subito presagire che gli Emory non siano i benvenuti ad East Compton. Lucky ed Henry si trovano a dover combattere con attacchi e aggressioni di ogni tipo scatenate da un bieco razzismo.

E così devono sopportare un sit-in delle donne di quartiere organizzato dalla perfida Betty e schivare gli affronti violenti degli uomini. Non va meglio a Ruby Lee, costantemente emarginata a scuola e discriminata per il colore della sua pelle. Come se non bastasse, gli Emory devono anche fare i conti con alcune presenze ostili che si nascondono nella nuova casa e li tormentano minando la loro salute mentale. Lucky vorrebbe andar via da quel posto, ma Henry è stanco di scappare, deciso a fare di tutto per proteggere la sua famiglia. Ma col passare del tempo, le minacce concrete del vicinato e quelle sovrannaturali dei demoni aumentano in un crescendo disperato di orrore.

them recensione

Them: Covenant. Hillman Grad, Sony Pictures Television, Vertigo Entertainment

Analisi

Al di là dell’elemento sovrannaturale e più immediatamente riferibile all’immaginario del genere horror, Them “gioca” con l’orrore su un piano più realistico e concreto. Piano tutto incentrato sul razzismo, sul concetto di “altro da noi” nella maniera più deviata e crudele possibile. Little Marvin fa sua la lezione di Jordan Peele sull’horror politico e la declina in maniera autonoma, evitando così di essere troppo derivativo; Them si inserisce in un filone praticato ma lo fa in un modo personale e piuttosto originale. Lo sfondo dell’America degli anni Cinquanta è terreno fertile che permette di estendere le riflessioni anche ai giorni nostri, ad ogni latitudine. Ferma restando la chiarezza e la centralità del focus sui protagonisti, non è difficile andare oltre. Per tutti e dieci gli episodi va in scena una dicotomia Noi/Loro. Qui le casalinghe impeccabili e i loro gretti mariti rappresentano il Noi, gli Emory sono Loro.

Più volte Luck, Henry e le loro figlie sono identificati sono con quel pronome personale con quale i bianchi abitanti di Compton mettono in chiaro le distanze. Perfino la stessa Ruby Lee, a un certo punto, vela quel pronome di un significato analogo; vorrebbe essere inclusa nel Noi ed invece è solo una di Loro. Pur in linea con il linguaggio (metaforico) tipico del genere, gli affronti e le aggressioni costanti ai danni degli Emory sono drammaticamente realistici. Va in scena il peggio dell’umanità, il desiderio di annientare qualcuno solo perché diverso, con una violenza cieca sia fisica che psicologica. Ed ecco che la preoccupazione di Betty per una presunta, imminente “sostituzione etnica” nel suo bel quartiere fa paura perché salta fuori dagli anni Cinquanta; perché suona tristemente familiare anche all’orecchio dei giorni nostri.

Considerazioni tecniche – Them, la recensione

Anche prendendo in considerazione gli aspetti tecnici nella nostra recensione di Them: Covenant non possiamo fare a meno di tornare a Jordan Peele. Nella fotografia, in certe inquadrature e nell’utilizzo delle musiche si sentono forti gli echi delle scelte stilistiche del regista di Scappa – Get Out. Detto ciò, anche in questo caso si tratta di una rielaborazione di certi stilemi, interiorizzati e restituiti in chiave personale. Regia, fotografia e colonna sonora collaborano nella creazione di un atmosfera di tensione crescente e a tratti insostenibile. Il senso di paura – terrore a volte – è pressoché costante, enfatizzato da qualche jumpscare, magnificamente sfruttato e perfettamente inserito nel montaggio. I colori pastello degli abiti e delle case delle donne bianche di Compton, valorizzati dalle scelte di fotografia – rassicuranti nel significante – sono agghiaccianti nel significato.

Se la prima metà della stagione funziona a meraviglia, con episodi centrali particolarmente densi, sul finale Them cade in un paio di trappole. La prima è quella dell’eccessivo sensazionalismo, la seconda è il cedere a una tendenza – peraltro piuttosto diffusa nei prodotti seriali – di inserire linee secondarie che appesantiscono la narrazione e che paiono un po’ staccate dal resto. Notevoli le performance degli interpreti principali, che funzionano sia come ensemble che nelle singole prove. Ashley Thomas e Deborah Ayorinde, in particolare, hanno una forza espressiva che in più punti fa davvero la differenza.

them recensione

Them: Covenant. Hillman Grad, Sony Pictures Television, Vertigo Entertainment

Conclusioni – Them, la recensione

Them: Covenant è arrivata su Prime Video col sostegno di Stephen King, che ha ammesso come il primo episodio lo abbia letteralmente spaventato a morte. Little Marvin centra l’obiettivo di raccontare il terrore in America con un primo capitolo che convince per trovate, andamento, stile e tematiche. Il livello è alto e la cura dei dettagli in ogni scena è da premiare, anche per quanto riguarda scenografie e costumi. E se non mancano qualche lentezza e qualche elemento di troppo verso il finale, non pregiudicano la riuscita complessiva della prima stagione della serie antologica.

Arrivati alla conclusione della nostra recensione di Them, non possiamo fare altro che consigliarne la visione, ricordando che al momento la serie è disponibile solo in versione originale sottotitolata. Vale poi la pena sottolineare ancora una volta come, pur essendo radicata in un preciso periodo storico, la serie di Little Marvin parla al presente. E se fa star male il ricordo di ciò che è stato, non va meglio quando si pensa che ancora oggi, magari non lontano da casa propria, sono ancora molti a farsi forti della logica del Noi e del Loro, purtroppo ancora ben al di là dell’essere superata.

Them: Covenant

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Una serie horror ad alta tensione, angosciante e profonda
  • La cura in ogni dettaglio è un bonus notevole

Lati negativi

  • Sul finale introduce una storyline un po' fine a se stessa, che finisce col distrarre

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