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Domino: recensione del film di Brian De Palma

Recensione del thriller con Nikolaj Coster-Waldau, Carice van Houten e Guy Pearce

Il nuovo film di Brian De Palma è stato prodotto e distribuito da Saban Films e Backup Media. Nelle sale italiane grazie a Eagle Pictures. Diretto dal regista statunitense e scritto da Petter Skavlan, si tratta di un thriller che tenta di riprendere tematiche e sguardi cari a De Palma; girato in più luoghi, tra cui Danimarca, Francia, Italia, Olanda, Belgio. Costato circa otto milioni di dollari, difficilmente potrà rientrare nel budget vista la fredda accoglienza ricevuta. Chiara causa sono i numerosi problemi produttivi che ne hanno vessato la realizzazione. Scopriamo di più in questa recensione di Domino!

La pellicola si avvale di un cast che fa leva su una coppia di attori nota al grande pubblico per aver interpretato due personaggi della serie di successo HBO Game of Thrones: Nikolaj Coster-Waldau (Jaime Lannister) e Carice van Houten (Melisandre; da ricordare inoltre, bellissima, in Black Book di Paul Verhoeven). Elemento che, purtroppo, non dona freschezza al film, con prove scialbe e mai graffianti. Manovra utile a chi di dovere per fare del facile marketing, in particolare, nel nostro paese, la Eagle Pictures ha scelto la tag-line più squallida possibile, un ridicolo richiamo al character di Coster-Waldau ne Il trono di spade: Lui paga sempre i suoi debiti“.

Indice:

Domino recensione – Trama

Domino: recensione film Brian De Palma

2020, Danimarca. Christian Toff (Nikolaj Coster-Waldau) è un poliziotto giovane, scapestrato, e condivide la pattuglia con l’amico Lars Hansen (Søren Malling), veterano prossimo alla pensione. Durante un ultimo incarico, dimenticata la pistola di ordinanza, Christian non riesce ad impedire che il collega venga gravemente ferito alla gola da un fondamentalista islamico, membro dell’ISIS. Sgomento per quanto accaduto, decide di mettersi alla ricerca del criminale assieme ad Alex (Cariche Van Houten), amante di Lars. I due si ritrovano legati ad un pericoloso giogo fra terrorismo e servizi segreti, la CIA, guidata dal glaciale e assai malamente sfruttato Joe Martin (Guy Pearce).

La narrazione di Domino si trascina a tentoni, figlia del caso e della confusione, vivendo unicamente di exploit. A gran parte delle sequenze, spoglie nel contenuto, povere nella messa in scena e nell’interazione fra i personaggi, si alternano sporadicamente alcuni, rari ma evidenti, colpi da maestro. Questi, più che intuizioni, sono reminiscenze del grande passato artistico di uno degli esponenti principali della New Hollywood che, tramite uno spirito dialettico, ha saputo rinnovare il cinema statunitense grazie allo studio del passato. Come sempre, le soluzioni visive prendono a piene mani da Alfred Hitchcock, suggestivo il richiamo a Il delitto perfetto nella scena in ascensore e alla Royal Albert Hall dei due L’uomo che sapeva troppo (anche se palese segnale del basso budget); leggermente forzato e meno stilisticamente brillante di suoi lavori precedenti l’auto-citazionismo.

Sprazzi di De Palma

Domino: recensione film Brian De Palma

È naturale chiedersi cosa sarebbe potuto essere di Domino, ma è poco utile e fuorviante cercare una risposta. Se la narrazione propone pochi spunti e idee, trattando superficialmente il terrorismo e banalmente le psicologie, sul piano tecnico e formale De Palma riesce, in alcune sequenze, a ricreare quel mondo riconoscibile dipinto dalla sua mano che lo ha reso famoso. Fotografia dai colori artificiali, movimenti di macchina fluidi e ricercati, split screen (perla di una delle sequenze più riuscite, dall’alto valore meta-cinematografico), zoom, ralenti e sequenze in parallelo che dilatano tempi e tensione dell’azione. Peccato non avergli lasciato mano libera nella costruzione di un’estetica che richiama con forza gli anni ’80, anche grazie alle musiche dello storico collaboratore Pino Donaggio.

Il regista statunitense, prima di dedicarsi al cinema, ha studiato fisica ed è stato appassionato di meccanica e tecnologia. Questo elemento è ricorrente in tutto il suo cinema (in particolare, fra gli altri, in Hi, Mom!, Omicidio a luci rosse e Blow Out). La macchina da presa diventa un occhio meccanico e onnipresente, e lo sguardo si fonde con mezzi tecnologici: macchine fotografiche, computer, schermi, telecamere. Anche qui elementi fondamentali del racconto sono droni telecomandati, sistemi di sicurezza, video, programmi di riconoscimento. Le immagini . La visione dell’uomo non è più limpida ma filtrata dai monitor, e così anche la realtà: persino la morte, anche se brutale, è sopportabile se setacciata. La stessa morte che i terroristi cercano di enfatizzare e di spettacolarizzare.

Domino recensione – Problemi produttivi

Domino: recensione film Brian De Palma

Che Brian De Palma ad Hollywood fosse un nome controverso e oramai ostracizzato, è risaputo. Mission to Mars, del 2000, è il suo ultimo film prodotto da una Major. Anche il mockumentary del 2007 sull’Iraq, Redacted, film dimenticato ma importante, ebbe vicissitudini negative e numerose controversie politiche negli USA. Un regista scomodo, difficile da digerire, ma che da tempo non riesce a ritornare ai suoi livelli e alla magnificenza di gran parte dei suoi lavori. Spesso osteggiato dai produttori e da problemi di ogni sorta, è riuscito a imprimere comunque il proprio marchio anche sui prodotti più fallimentari. Eppure le condizioni non avevano mai portato un autore così fiero delle sue opere a rinnegare i suoi sforzi.

Come era prevedibile, Domino è un prodotto incompleto e a tratti raffazzonato. Già da tempo erano trapelati racconti di difficoltà produttive, problemi sul set e in fase di post-produzione. Lo stesso De Palma ha ripetutamente disconosciuto la paternità del film. Il montaggio non è mai stato supervisionato dal regista (si parla di più di mezz’ora di girato scartato); ristrettezze sul set, problemi di finanziamenti e parte della troupe, a quanto pare, ancora da pagare, hanno concluso anzitempo il rapporto lavorativo. «Non ho mai avuto un’esperienza così orribile sul set. Questa è stata la mia prima esperienza in Danimarca, e quasi sicuramente sarà l’ultima», ha dichiarato negli ultimi mesi.

Conclusione

Domino: recensione film Brian De Palma

In conclusione a questa recensione, rimane l’amaro in bocca. Domino non è del tutto disastroso come palesano molte opinioni, ma non è neanche un bel film. Rimane un’operazione interessante, da vedere e comprendere ,più che per la pellicola in sé, per il discorso attorno alle vicissitudini che la hanno accompagnata. È come un pezzo di antiquariato scovato solo nel presente; un buco nero che ha assorbito passato e futuro, possibilità e problematiche del medium cinematografico, di un grande autore e del suo rapporto conflittuale col mercato.

Negare che lo script sia ridotto all’osso, le tematiche trattate con sufficienza ed inconsistenti e i personaggi vittime del montaggio, in particolare quello di Carice Van Houten, non è onesto neanche per i più fervidi amanti del regista. Eppure qualcosa si salva, fa sobbalzare lo spettatore, racchiude quello che è stato, ed è ancora, l’immaginario di un grandissimo cineasta. Ma è troppo poco. Le bellezze e raffinatezze depalmiane sono solo fiori scampati ad una Cartagine rasa al suolo e cosparsa di sale.

Voto - 5

5

Lati positivi

  • Alcune sequenze dimostrano ancora la maestria di Brian De Palma
  • Recupero per gli amanti del regista

Lati negativi

  • Personaggi non pervenuti
  • Trama banale, senza mordente, che procede per casualità
  • Tematiche affrontate in maniera superficiale
  • Grossi problemi produttivi alla base

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