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Time to Hunt: recensione del thriller sudcoreano disponibile su Netflix

In una Corea antiutopica il futuro di alcuni ragazzi dipende dall'esito di una rapina

Alcuni ragazzi fuggono dopo aver rapinato una bisca. Non sanno da chi stanno scappando, nè hanno idea di cosa potrebbe trarli in salvo. Quello che sanno, però, è che devono fare presto. Per conoscere l’esito di questa asfissiante fuga è necessario recuperare Time to Hunt, thriller di cui vi proponiamo la recensione. Il film è diretto dal sudcoreano Yoon Sung-hyun, giovane regista già acclamato dalla critica per i suoi primi progetti (Bleak Night ha). Time to Hunt vede tra i protagonisti l’attore rivelazione Choi Woo-shik, visto nel capolavoro premio Oscar Parasite, diretto da Bong Joon-ho. Periodo fortunato per il cinema coreano, che sforna un’altra pellicola degna di nota, confermando la propria maestria nella settima arte. Time to Hunt è un thriller che dosa costante adrenalina e atmosfera desolata; una corsa contro il tempo che non lascia spazio alle crisi di coscienza dei protagonisti, sempre in bilico tra futuro e presente.

Presentato in anteprima all’ultimo Festival Internazionale del cinema di Berlino, Time to Hunt è stato accolto con grande entusiasmo da parte della critica. Il film sarebbe dovuto uscire nelle sale ma, a causa dell’emergenza Covid-19, è stato rilasciano il 23 aprile sulla piattaforma Netflix. Ma cos’è Time to Hunt? Quali aspetti rendono questa pellicola un prodotto da recuperare quanto prima? Nella nostra recensione proveremo a capirne di più.

Indice

La trama – Time to Hunt recensione

Due ragazzi percorrono le vie di una Corea derelitta, e si dirigono verso un penitenziario: qui li attende Jun-seok, terzo amico del gruppo e vecchio compagno di rapine. Il giovane ha finito di scontare la sua pena; spetta agli amici, adesso, spiegare a Jun-seok come sia cambiato il mondo fuori, durante i suoi mesi di prigionia. E, come si deduce dagli sguardi complici ma esitanti dei due ragazzi, il compito è arduo: la Corea del Sud è infatti sprofondata in una crisi economica dilaniante. La moneta ha perso tutto il suo valore, i prezzi sono alle stelle; il bottino agguantato durante l’ultimo colpo è, di conseguenza, del tutto svalutato. Per Jun-Seok è l’inizio della fine: i mesi di reclusione, nelle carceri della Corea, non sono stati il preludio a una (ri)nascita. Tutto è uguale a prima, solo molto peggio.

Illuso dell’approssimarsi di un’età dell’oro, Jun-seok deve ora rivoluzionare i suoi piani. Ma senza denaro non esistono piani, e il giovane e i suoi amici sono al verde. Per avvicinarsi al loro sogno, che si specchia nelle acque cristalline di Taiwan, i ragazzi devono prima passare attraverso un inferno. Vi penetreranno consci di non avere nulla da perdere, sognando un locus amoenus pronto ad accoglierli quando saranno ricchi. I tre decidono di fare un ultimo colpo, rapinando una bisca clandestina. Cosa va storto? Quali passi falsi conducono i ragazzi sull’orlo del precipizio? I tre rapinatori dovranno fuggire da un nemico senza volto. In una corsa claustrofobica, Jun-seok farà i conti con la paura, il rimorso e con dei limiti che non aveva preso in considerazione. E con la consapevolezza che, anche quando non c’è nulla da perdere, c’è sempre qualcosa da difendere.

Time to Hunt
Time to Hunt. Sidus Pictures

Fuga da un locus horridus

Time To Hunt è un thriller ben strutturato: a una prima parte, più distesa e narrativa, segue un conato di azioni e reazioni che si inseguono fino all’epilogo. Sullo sfondo è ritratta una Corea del Sud distopica, prostrata da una crisi che non ha risparmiato nessuno. Neppure chi si è arricchito attraverso azioni illegali. I protagonisti, svanito il sogno di un benessere che non hanno fatto in tempo ad assaporare, si ritrovano al punto di partenza. Devono reinventarsi, devono delinquere. Ancora una volta. A persuadere gli amici che la rapina sia una buona idea è Jun-seok; reduce dalla prigionia il giovane alimenta sogni di gloria e, per farlo, ha bisogno degli altri. I tre, con un quarto compagno che si aggiungerà a loro, formano un gruppo coeso; la loro complicità è protagonista del film quanto il sangue, i colpi di fucile e le fughe.

Un rapporto dalle cui crepe emergono i rimorsi, e che si fonda su una fiducia quasi cieca. Un obiettivo comune, e un bisogno di evasione che è innescato dalla medesima, e ormai non più sostenibile, miseria. Poi, di colpo, la paura di ciò che non si conosce, di un nemico davanti al quale neanche far fronte comune potrebbe essere sufficiente. Time to Hunt mette in scena il pericolo costante, i sudori freddi, gli sguardi atterriti che emergono dalla penombra. Lo spettatore finisce per correre idealmente insieme ai protagonisti, che brancolano in un buio da cui talvolta emerge una luce asfissiante. Neppure la luce, nel film, è in grado di rischiarare il cammino dei personaggi, che corrono da una parte all’altra senza una meta. Gli scenari coreani diventano un labirinto, una gabbia, ma anche una barriera verso un fuori che potrebbe rivelarsi ancora più periglioso.

Il comparto tecnico – Time to Hunt recensione

Il film si apre con un viaggio attraverso lo squallore di una Corea antiutopica e molto realistica. La camera ci offre il punto di vista dei protagonisti a bordo di un’auto, costretti a osservare scenari allucinanti. Scenari che rappresentano la quotidianità dei giovani, e che a causa (o grazie) al film siamo costretti a guardare con loro. Un’ambientazione espressiva coadiuvata dalle eccellenti scelte della fotografia: prevalgono i toni del grigio e del tortora, nella gamma più calda che si alterna a quella fredda. Gli interni, invece, contrastano con le diffuse tinte sbiadite: alcuni luoghi, ritratti in notturno, si accendono grazie a luci disturbanti, a tratti accecanti, che spaziano dal rosso al blu passando per il verde. Un’atmosfera allucinata e debilitante, che corrobora la sensazione di claustrofobia che scaturisce dalla fuga dei personaggi.

Un uso sapiente di buio e penombra taglia i volti degli attori, accentuandone l’espressività. L’efficace montaggio sonoro, poi, nobilita anche i momenti del film in cui l’intreccio è più debole. La regia integra tra loro gli elementi cardine in modo da tenere lo spettatore incollato allo schermo, anche quando la storia si trascina un po’ stancamente. La macchina avvolge ambienti e personaggi con moti organici e mai invadenti; quando l’azione prende il sopravvento, poi, la fluidità lascia il posto all’impeto. Time to Hunt è un prodotto ben calibrato, che rivela una sceneggiatura a tratti un po’ debole, compensata da un eccellente comparto tecnico. Un thriller dal grande potenziale espressivo, che non si riduce a mero film d’azione, tensione e suspense. C’è qualcosa di più, e questo qualcosa è realizzato dalla regia e dall’equilibrio dei dettagli.

Time to Hunt
Time to Hunt. Sidus Pictures

Considerazioni finali – Time To Hunt recensione

Time to Hunt è supportato anche da buone performance attoriali. Benché molto giovani, i protagonisti restituiscono l’umanità dei loro personaggi, costruendo una reciproca interazione che non si perde mai per strada. I personaggi si caratterizzano grazie agli sguardi e alle diverse reazioni agli eventi. L’ausilio dei dialoghi è rilevante più che altro nella parte iniziale: scelta azzeccata in un thriller che si gioca sull’atmosfera soffocante e sull’azione rocambolesca. Gli attori rivelano consapevolezza, espressività potente e mai ostentata; il gruppo è complice e mai disgregato, eppure ogni personaggio è diverso dagli altri. Time to Hunt aggira l’ostacolo di omologare i personaggi, di renderli tutti uguali di fronte al pericolo. La misura nel parossismo è la cifra di un thriller incisivo e stratificato.

Avviandoci alla conclusione della nostra recensione di Time to Hunt, ci sentiamo di promuovere il film. L’apparato tecnico, come già detto, realizza un lavoro egregio, e nessun elemento risulta non all’altezza: la fotografia, l’ambientazione, e il montaggio sonoro soddisfano pienamente. Il contesto sudcoreano è ritratto con accortezza e pertinenza, diventando casus belli e protagonista di una fuga dalla meta utopica e un po’ astratta. L’elemento che allontana il film dall’eccellenza è una sceneggiatura a tratti debole: lo snodo della vicenda è prevedibile, e potrebbe deludere lo spettatore che ama i thriller dai continui plot twist. Le cose in Time to Hunt vanno come devono andare, e come ci si aspetta che vadano. Ma le modalità di narrazione non mancano di appagare lo spettatore, che avrebbe potuto godere di un’esperienza totale qualora il film fosse stato proiettato sul grande schermo.

Time to Hunt

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Ottimo comparto tecnico, con un particolare plauso a fotografia, ambientazione e montaggio sonoro
  • Le interpretazioni degli attori sono credibili, e i personaggi rimangono connessi anche nei momenti di azione più rocambolesca e violenta
  • Mantiene alta la tensione per tutta la durata del film

Lati negativi

  • Lo snodo della vicenda è un po' prevedibile e poco articolato
  • La distribuzione su Netflix penalizza inevitabilmente un film del genere, che sul grande schermo avrebbe espresso tutto il suo potenziale

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