Totem – Il mio sole: recensione del dramma messicano

Totem – Il mio sole, diretto da Lila Avilés e in corsa per l’Oscar 2024 come miglior film straniero, ma poi non entrato nella shortlist finale, racconta una storia drammatica e commovente, con protagonista una bambina di 7 anni. Con un ottimo cast e una messa in scena sui generis, Totem – Il mio sole (qui il trailer) è un film sicuramente da vedere, ma è anche una pellicola intrisa di dolore e asprezza, predestinata a una conclusione ineluttabile.

Indice

Trama – Totem – Il mio sole, la recensione

Sol ha 7 anni e si reca, accompagnata dalla madre in ritardo per il suo corso di teatro, a casa del nonno, dove trova le sue 2 zie, Nuri e Alejandra, indaffarate nella preparazione di una festa. È un compleanno a sorpresa per Tona, fratello di Nuri e Alejandra, padre di Sol, malato da tempo e prossimo alla morte. Sol aiuta le zie, gioca con la cugina, accoglie e saluta le persone che arrivano, aspettando la madre e chiedendo con insistenza di vedere suo padre. Ma Tona, al piano di sopra, è chiuso in una stanza: non vuole vedere nessuno, sentire nessuno, non vuole che la sua famiglia, in particolare Sol, lo ricordi anche in quello stato. E solo la sua infermiera può varcare quella soglia buia e silenziosa.

Totem - Il mio sole

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Tona farebbe qualsiasi cosa per smettere di pesare sulle sue sorelle, sulla moglie e la figlia e tenta lentamente, di far svanire la propria presenza, tra fotografie e quadri che chiede di togliere, uno dopo l’altro, per far sì che non rimangano ricordi dolorosi. Sol vorrebbe invece solo vederlo, chiedendosi perché lui non lo voglia. Iniziando così credere che potrebbe dipendere da lei; non comprenderlo quindi a pieno ciò che accade nell’animo di Tona, nella mente e nella psiche di un uomo malato e sofferente, che cerca di accettare con estrema difficoltà una condizione che vuole solo che finisca, un uomo che si prepara a festeggiare il suo ultimo compleanno.

Staticità dinamica e il contrasto dell’intero film – Totem – Il mio sole, la recensione

Totem – Il mio sole è un film lento, inesorabile, statico nel dinamismo di una famiglia che si prepara a una festa. È tutto fin troppo minuzioso: il cibo, il trucco, i capelli, i vestiti, le decorazioni, gli invitati e la piccola Sol, che è lì solo per vedere suo padre. Un uomo provato dalla sofferenza di un tumore non ben definito, un male che ha già ucciso un componente della famiglia, un padre e un marito chiuso in un rifiuto non del tutto chiaro. Il dolore di Totem – Il mio sole è in ogni sguardo e in ogni passo affaticato di Tona, in ogni piccolo gesto che non si lascia mai scappare una lacrima, mai un momento di disperazione, mai un crollo. Tutti si rifugiano nei preparativi di una cerimonia che è un compleanno, ma che sarà in realtà un addio. E per quanto ne siano tutti coscienti e complici, non ha senso ormai parlarne: la malattia e le cure sono un discorso come tanti, tra uno snack e un altro, tra impastare e infornare, tra un bicchiere di vino e un regalo scartato.  Elemento differente è Sol, vero fulcro del film. Perché Sol non vuole festeggiare, non vuole dover ridere, essere felice o fare finta di nulla.

Totem - Il mio sole

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Sa che suo padre sta per morire, spera che non succeda, ma sa che accadrà. E quello che lei desidera è vederlo, parlargli. Non gli interessa se ogni membro della famiglia ha accettato o forse accolto una richiesta di Tona, una scelta di smettere di parlare e soffrire. Lei vuole vederlo e forse vorrebbe la verità. Ma nessuno è pronto a dargliela. Totem – Il mio sole è ambientato nei 2 piani di una casa, dove sotto si lavora, cucina e pulisce e sopra si vive la malattia, l’inattuabilità di rendersi presentabile, lo sforzo di sembrare in forma: capace di stare in piedi da solo. A Sol però non interessa vedere questo, non ha bisogno di non vedere o capire ciò che sa: il tempo è prezioso, forse ne rimane poco e non ha senso sprecarlo. Sol è come una bambina adulta costretta a crescere troppo in fretta. Sa che è giusto che suo padre saluti i suoi amici e la sua famiglia e che viva quel giorno come ha sempre desiderato, come ha sempre fatto. Totem – Il mio sole è così una pellicola commovente, ma quasi disturbante nell’infinito dramma e nella profonda malinconia che, man mano che la festa prende vita, diventa sconforto, amarezza e inquietudine.

Una pellicola difficile – Totem – Il mio sole, la recensione

L’atmosfera allegra e festaiola, quest’uomo rinchiuso in una stanza buia, dove non si entra e non si parla, quel qualcosa che tutti sanno ma che non si dice, rendono Totem – Il mio sole un film che apre, tra ansia e tormento, un’implacabile, quasi spietata, strada verso quello che è un saluto. Un saluto pieno di gioia, risate, ricordi e sorrisi, come forse Tona vuole ricordare se stesso e il suo compleanno. Un film rumoroso, a volte immobile, dove si percepisce l’angoscia e il dramma, empatizzando con ognuna delle persone coinvolte nella consapevolezza di un dolore e un’assenza inevitabili. Ma Totem – Il mio sole eccede nella rappresentazione di una famiglia riunita attorno a quello che probabilmente sarà l’ultimo compleanno di Tona. La nota distintiva del film, che si estende anche a una difficoltà forse di coglierne a pieno il messaggio, sta proprio in questi 2 modi opposti di vivere la malattia, dove Sol è la rabbia inespressa, inconscia e celata che forse lei stessa non sa di provare. 

Totem - Il mio sole

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La piccola Sol vuole la verità, le spiegazioni, le speranze, i momenti con suo padre. Gli altri ricercano qualcos’altro. Ma il film porta a chiedersi: cosa vuole Tona? Cosa avrebbe davvero desiderato per il suo compleanno? Forse entrambe le cose, forse nessuna. Forse dare modo a tutti di salutarlo, di ridere insieme ancora una volta, continuamente diviso tra la certezza di non voler scendere quelle scale e il fare di tutto per riuscirci. E se quella rigidezza stagnante di persone indaffarate è la fine di qualcosa che dura da tempo, nel film risulta a volte troppo lenta. Ma in realtà diventa chiaro come sia tutto preparatorio a un finale lancinante, a quella stessa consapevolezza velata che ha pervaso tutta la pellicola, e che diventa poi dello stesso spettatore. Totem – Il mio sole è un film difficile, crudo, severo e freddo, nonostante quello scintillio delle luci, quel numero di ospiti vivace e raggiante e quella miriade di colori diversi dei cibi che straripano dai piatti. Un film che fa piangere e poi riflettere, ma che sicuramente, nonostante alcuni difetti, rimane e non si dimentica.

Totem - Il mio sole

Voto - 7.5

7.5

Lati positivi

  • Magistrale interpretazione della protagonista
  • Una drammaticità percepibile e ben raccontata

Lati negativi

  • Eccessivamente lento

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