Dr. Brain: recensione della serie di Kim Jee-woon

Su Apple TV+ una serie originale scritta e diretta dal regista di I Saw the Devil

Quando sembra che l’offerta proposta sia arrivata ad un punto di saturazione, ecco che Apple TV+ sforna un nuovo prodotto originale capace di stupire. E questa volta diverso da tutto ciò che avevamo visto fino ad ora. Il servizio della piattaforma di streaming è stato infatti lanciato in Corea del Sud, sfruttando l’occasione per rilasciare la sua prima produzione coreana. Si tratta del dramma in sei puntate Dr Brain, di cui seguirà la recensione in questo articolo. Apple TV+ sembra aver avuto un tempismo perfetto per la release internazionale della sua serie, visto anche lo straordinario successo planetario di un altro prodotto made in Corea, sfonda Netflix, ovvero Squid Game. Al timone di Dr. Brain, tratto dell’omonimo manhwa, c’è Kim Jee-Won; audace cineasta tra i più apprezzati in patria e all’estero, specie per opere cult come I Saw the DevilTwo Sisters o A Bittersweet Life.

Il protagonista della vicenda è Sewon Koh, un ricercatore scientifico con una particolare conformazione cerebrale che gli inibisce la possibilità di provare emozioni sin dalla tenera età, di entrare in empatia con ciò che lo circonda. Le sue ricerche lo portano a sperimentare uno strumento con il quale poter sincronizzare due cervelli. Facendo così si potrebbero condividere l’esperienza, i ricordi e le emozioni. È facile immaginare che sarà lo stesso Sewon a voler provare, dopo svariati test, la sua creazione. Egli inizierà però in poco tempo a percepire gli effetti collaterali della sincronizzazione. Quando gli eventi inizieranno a coinvolgere la sua famiglia e il suo passato, l’unica soluzione sarà quella di andare sempre più a fondo e sfruttare le possibilità date dalla tecnologia per risolvere un mistero sempre più denso e stratificato. Di seguito la recensione di Dr Brain, serie disponibile su Apple TV+.

Una natura ibrida – Dr Brain, la recensione

Con il cinema è possibile ma con le serie succede molto più spesso. Accade infatti che un prodotto inizi in un certo modo, dando determinate impressioni e catturando o no per determinati motivi. Poi, ad un certo punto del film o della stagione, qualcosa cambia e la piega che esso prende porta ad un radicale ripensamento di quel giudizio iniziale. Per questo motivo è meglio parlare di alcune serie televisive dopo qualche episodio, o meglio al termine della stagione, per evitare di essere influenzati da prime, illusorie, impressioni. Dr. Brain è una di quelle. Non è difficile, infatti, restare senza parole alla fine del primo episodio e sentire quella doppia necessità che ci spinge sia ad andare avanti che a farci fermare e riflettere su ciò che abbiamo visto. Il primo approccio con la serie è difatti incredibile, diretto e senza mezze misure.

Dr Brain recensione
Dr Brain. Bound Entertainment, Kakao Entertainment, Dark Circle Pictures, StudioPlex

Lo show di Kim Jee-Won sembra infatti voler spiazzare il più possibile fin dall’inizio, proponendo una sequenza di eventi, personaggi e situazioni più che particolari. E facendo ciò non sbaglia le tempistiche, risultando chiaro, preciso e scorrevole anche in relazione alla mole di contenuti proposti e al loro impatto narrativo e visivo. Giunti a metà stagione, però, il gioco sembra rompersi e la serie inizia a mostrare le sue vere intenzioni. È qui che Dr. Brain perde quella forza che aveva caratterizzato la sua primissima parte. Più si prosegue e più la serie fatica a tirare le fila del discorso, trascinandosi senza le adeguate energie verso un atto finale che risulta così anticlimatico e meno potente del previsto.

Tra Cronenberg e investigazione

Cosa porta una prima metà di stagione sorretta da ritmi altissimi a ritrovarsi scarica nel finale? L’arma che si rivela qui a doppio taglio è una questione di genere, che influenza buona parte degli elementi messi in ballo dalla serie. Kim Jee-Won ha sempre mostrato un’invidiabile capacità di creare ottimi mix di genere e commistioni cariche di fascino e tensione. Di certo Dr. Brain era l’occasione per poter sperimentare con la serialità ma ciò che manca qui è la coerenza e l’equilibrio tra gli episodi. L’impianto investigativo assunto dalla serie per buona parte delle sue puntate sembra capovolgere le sue premesse, sfruttandole ma allo stesso tempo ridimensionandole. Nei primi episodi è folgorante l’evocazione del body horror di matrice cronenberghiana (con tanto di allucinazioni mostruose e legami fisico-mentali con animali) e di tutto quel filone che passa, per esempio, da Jacob’s Ladder a Flatliners.

Dr Brain recensione
Dr Brain. Bound Entertainment, Kakao Entertainment, Dark Circle Pictures, StudioPlex

Ciò sembra essere dimenticato nei due terzi successivi di stagione. Sono pretesti, inquietanti costruzioni narrative che servono a giustificare la ricerca di Sewon ma che, come nel caso del rapporto con i ricordi dei defunti e della bioetica, avrebbero meritato molta più indagine; specie se si tiene conto che l’investigazione che fa da padrona alla narrazione risulta decisamente la scelta meno coinvolgente, allungata a dismisura da continui giri attorno al nulla, che disorientano e non giovano. Alla fine questa narrazione ibrida non paga abbastanza rischiando di vanificare alcuni eccellenti e conturbanti spunti come i viaggi nelle memorie e le abilità acquisite. Ed è facile chiedersi cosa avrebbe potuto fare Kim in una produzione più compatta, in un prodotto destinato al cinema nel quale riversare e condensare allucinazioni e ossessioni con ritmi più serrati.

Immagini ed espressioni – Dr Brain, la recensione

A prescindere dalla fatica narrativa, Dr. Brain lavora bene sul suo impianto estetico – e, da sottolineare, lo fa per tutta la stagione. Con pochissime incertezze, Kim dimostra ancora una volta la sua capacità di immaginare visivamente mondi terreni e mentali, di lavorare con facilità sulla suggestione ce le atmosfere. Supportato da un sound design curatissimo e da una fotografia straordinaria, il comparto tecnico di Dr. Brain aiuta l’immersione nella storia, anche se lo sviluppo dell’arco narrativo e dei protagonisti è un ostacolo che non facilita le cose. Da segnalare l’ottima prova del suo protagonista, il Lee Sun-kyun di Parasite che plasma un Sewon affascinante e tormentato, provando a costruire il personaggio centrale più di quanto non riesca a fare la scrittura. Proprio sulla costruzione e lo sviluppo dei personaggi (per non parlare di quelli femminili), la serie mostra i suoi limiti .

Dr Brain recensione
Dr Brain. Bound Entertainment, Kakao Entertainment, Dark Circle Pictures, StudioPlex

La freschezza delle interpretazioni e il carisma del cast aiutano dove possibile un’evidente mancanza di interesse nei confronti dei caratteri, delle storie secondarie e delle motivazioni, dei contrasti. Ovvero ciò che spesso rende un’opera di questo genere completa. Si prenda ad esempio il tenente interpretato da Seo Ji-hye, sempre presente ma privo di un solo elemento che possa identificarne il carattere. Alla fine della recensione di Dr Brain resta l’amaro dato dalla sensazione di ciò che la serie poteva essere. Essa si rivela invece un prodotto dal ritmo troppo incostante che purtroppo – pur riconoscendo l’interessante soggetto dal quale prende le mosse – non riesce spiccare il volo. Dr. Brain, infatti, perde troppo tempo a mordersi la coda e a provare a stupire visivamente piuttosto che rafforzare una base fragile che inizia a crollare quando è ormai troppo tardi per rimediare.

Dr. Brain

Voto - 6

6

Lati positivi

  • L’impianto visivo della serie, frutto della perizia e l’esperienza dell’autore
  • Le primissime puntate, tra echi cronenberghiani e alta tensione

Lati negativi

  • La seconda metà della stagione, scialba e ripetitiva
  • Uno sviluppo dei personaggi poco profondo che inficia sulle ottime prove degli interpreti

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