Squid Game: analisi della serie Netflix del momento

Spiegazione e riflessioni sulla serie tv dell'anno

Squid Game, la nuova serie targata Netflix di cui vi proponiamo la nostra analisi, è diventata in poco tempo il fiore all’occhiello del catalogo della piattaforma statunitense. Basata su un’idea di Hwang Dong-hyuk – che ha cercato casa per dieci anni prima di venire realizzata – Squid Game rientra nel genere molto in voga in Asia del survival game. Sono molti i titoli che potrebbero essere citati che fanno parte del medesimo sottogenere, come Battle Royale e Alice in Borderland.

Seong Gi-hun (interpretato da Lee Jung-jae) non ha un lavoro, è divorziato, vive con la madre ed è sommerso dai debiti. La sua unica speranza per ribaltare le sorti della sua vita è quella di prendere parte ad una strana gara. Si tratta, all’apparenza, di dover partecipare a dei semplici giochi infantili. Gli altri partecipanti sono donne e uomini con background diversi. Ma quel che li unisce è il disperato bisogno del montepremi, una cifra talmente alta da poter risolvere tutti i loro problemi.
Il Gioco è una lotta al massacro tra poveri e disperati. Una visione cinica della società coreana che Squid Game dissacra, portando sul piccolo schermo una serie lucida e brutale.


*** ATTENZIONE SPOILER ***

Indice

Il successo di Squid Game

Squid Game si aggiudica la nomea del titolo più visto di Netflix a un solo mese dall’uscita, con ben 111 milioni di utenti all’attivo. Spodestando così dal trono Bridgerton che, solo pochi giorni fa, era stata dichiarata dal colosso statunitense la serie più vista della piattaforma.
Un successo assoluto e, probabilmente, inaspettato. O almeno è quello che si può pensare vista l’assoluta mancanza di una strategia di marketing. Squid Game infatti è diventata famosa grazie al passaparola, ai trend che stanno spopolando sui social e alle decine di articoli che ne analizzano ogni significato o che elencano dove poter trovare gli oggetti di scena.

Questo fenomeno ha un nome preciso: Hallyu, letteralmente “onda coreana“, che ha avuto inizio negli anni Novanta. È una tendenza che vede protagonisti la cultura e le mode della Corea del Sud la cui popolarità, successivamente, diventa globale. Un esempio è il genere k-pop, la cucina coreana e i k-drama.
Squid Game riesce a parlare a tutti. Tratta al tempo stesso tematiche tipicamente coreane e problemi molto sentiti nella cultura sudcoreana attraverso una narrazione comprensibile da chiunque. Le disuguaglianze tra classi sociali, un’estetica ben precisa e riconoscibile, la ciclicità di alcuni eventi, personaggi con i quali è facile empatizzare sono la chiave dell’ampia divulgazione di Squid Game. Elementi mainstream, fruibili da tutti, uniti però a caratteristiche tipiche della cultura coreana sono gli ingredienti che hanno fatto di Squid Game la serie dell’anno.

Analisi Squid Game

Squid Game. Siren Pictures Inc.

Giochi coreani – Squid Game analisi

Gli aspetti tipici della cultura coreana sono presente soprattutto nei giochi che vengono svelati nel corso delle giornate nell’isola. In un’ambientazione fanciullesca e fittizia, come se si trovassero in un enorme parco giochi, si alternano giochi famosi anche all’estero al altri tipici dell’infanzia coreana. Nell’economia della serie questo aspetto è determinante. Sia come indizio per capire che Il-nam è l’artefice di tutto, ma anche perché i giocatori stranieri o più giovani si ritrovano svantaggiati. I tre giochi tipicamente coreani sono anche quelli su cui l’attenzione si è maggiormente concentrata e che hanno colpito di più l’attenzione del pubblico occidentale. 

Il primo è proprio il gioco con cui vengono avvicinati i partecipanti: il Ddakji. Diventato un vero e proprio fenomeno nella rete, la sfida del caramello è un altro gioco tipico coreano. Infine c’è il gioco che dà il nome all’intera serie e che apre e, più o meno, chiude la narrazione: il gioco del calamaro le cui forme del campo da gioco – triangolo, cerchio e quadrato – si ripetono continuamente per tutta la serie. Anche nel gioco iniziale – Un, due, tre, stella – c’è un riferimento alla cultura coreana: l’enorme bambola ha le sembianze di Cheol-soo, una bambina spesso ritratta nei libri di testo delle scuole elementari. La melodia che intona è una canzone emblematica in patria perché parla del fiore di mugunghwa, ossia la rosa di Sharon, fiore nazionale della Corea del sud.

La disfatta di un sistema capitalista – Squid Game analisi

Squid Game può essere paragonato Parasite per l’ampia diffusione nei paesi occidentali. Ma soprattutto per l’aver messo in scena l’ingiusto disequilibrio che c’è tra le classi sociali.
I giocatori reclutati non sono scelti a caso. Sono reietti a cui nessuno dà più ascolto. Persone sole, indebitate, che vivono in quartieri malfamati e cercano di tirare avanti come meglio possono. La situazione in cui tutti loro si trovano è analoga.
Ancor prima di essere uno spettacolo per dei ricchi e viziati occidentali con maschere raffiguranti dei predatori, i protagonisti sono abbandonati dalla società stessa. Una società che non dà aiuti, sostegno e nemmeno si preoccupa quando centinaia di cittadini spariscono nel nulla senza fare più ritorno.

In un’emblematica sequenza per i numerosi indizi che aiutano a scoprire di più su questo macabro gioco, il poliziotto Hawn Jun-ho entra nell’archivio del Front Man dove sono conservati tutti i registri degli anni precedenti. Il Gioco, infatti, non è al suo primo anno di attività. Ogni anno, per decenni, centinaia di persone spariscono nel nulla senza che nessuno faccia nulla o si allarmi minimamente. Gi-hun tenta di sporgere denuncia, ma viene creduto semplicemente un ubriaco creativo. L’unica persona che tenta di far luce sulla vicenda lo fa mosso dalla preoccupazione per suo fratello, sparito da qualche giorno. Non c’è un vero interesse nell’aiutare quelle persone rapite ed uccise per diletto, ma solo una spinta personale. Anche Jun-ho non riceve nessun aiuto quando ne ha bisogno, nemmeno quando ha le prove di quello che accade sull’isola.

Personaggi con cui empatizzare

La povertà che attanaglia le vite dei giocatori è spaventosa perché colpisce tutti senza distinzioni. Colpisce Seong Gi-Hun, che si ritrova senza più un lavoro a causa dell’azienda che ha dichiarato bancarotta. Ma colpisce anche l’orgoglio del quartiere, Chong Sang-woo. Laureato in economia e con un brillante futuro lavorativo davanti a sé, Sang-woo è ricercato e pieno di debiti per aver truffato i suoi clienti.
Che sia a causa di infelici eventi o per degli errori commessi, nessuno è al sicuro e tutti i personaggi si ritrovano a condividere la stessa sorte.

Come accennato all’inizio della nostra analisi, è facile empatizzare con i giocatori di Squid Game e le loro vicende, poiché ognuno di loro occupa un ruolo ben preciso e riconoscibile anche fuori dalla Corea. Ali è un giovane immigrato che si è trasferito in Corea per cercare fortuna. Kang Sae-byeok è una rifugiata politica nordcoreana che ha bisogno dei soldi per riportare sua madre in Corea dopo che è stata trasferita forzatamente in Cina. Tra le numerose sottotrame presenti, tutte si riferiscono alla situazione socio-economica in cui versa la Corea. Ma la crisi del debito, la difficoltà di trovare un lavoro stabile, il razzismo e il sogno di possedere una casa con cui vivere con la propria famiglia sono problemi globali.

Analisi Squid Game

Squid Game. SirenPictures Inc

Dinamiche di potere – Squid Game analisi

La situazione di tutti i protagonisti, fuori dal Gioco, è disperata. Per questo, quando hanno la possibilità di tornare per cercare di aggiudicarsi il montepremi finale, la maggior parte di loro lo fa. Perché non hanno più nulla da perdere se non la loro vita già messa in pericolo. Seong ha firmato un contratto che prevede la donazione di alcuni dei suoi organi se non paga il debito. Chong è ricercato dalla polizia. Ali ha ferito involontariamente il suo capo che non voleva pagargli lo stipendio; si è ritrovato quindi costretto a far fuggire sua moglie e suo figlio.
La gerarchia, l’ordine e il potere che ne deriva prendono piede anche all’interno della struttura in cui prendono vita i giochi. In Squid Game vige la regola del più forte. Tra i giocatori, le alleanze si creano e si disfano seguendo un ordine ben preciso.

I più forti prendono il comando e i più deboli si uniscono a loro, portando diversi servigi con la speranza di essere protetti. Speranza vana perché sono proprio loro i primi a soccombere. Succede soprattutto nella squadra capitanata dal teppista Jang Deok-su, che protegge il medico Byeong-gi con il fine di sfruttare la sua alleanza con le guardie. ma anche in quella di Gi-Hun. Ali viene imbrogliato da Sang-woo dopo che tra i due era nata un’intesa basata sull’aiuto e la fiducia. Sang-Woo è lo stesso uomo che ucciderà un altro concorrente, esperto vetraio, anche se li ha aiutati a completare il gioco del ponte.

Numero 1 e numero 456 – Squid Game analisi

Seong Gi-Hun e Oh Il-nam sono personaggi opposti, ma complementari. Gi-Hun è costretto a mettere in palio la sua vita per riuscire a pagare le cure della madre, i debiti e cercare di prendersi cura di sua figlia.
Ma la storia di Il-nam è completamente differente. Anche l’anziano non ha nulla da perdere, in procinto di morire a causa di un tumore al cervello. Il suo ultimo desiderio è quello di divertirsi un’ultima volta. Anche se il divertimento consiste in vedere persone che muoiono se perdono in uno dei giochi infantili da lui organizzati.
Il-nam è uno dei fondatori dei giochi. Un finanziatore che si è reso conto di quanto la sua vita fosse in realtà vuota. Attanagliata da una noia che non riusciva a far andare via. Gi-hun è intenerito dalla presenza dell’uomo al Gioco, a causa della sua malattia ed età avanzata.

Nella puntata “Gganbu” tutto cambia. Gi-hun approfitta della finta confusione mentale di Il-nam per vincere il gioco. Se ad una prima visione sembra che Il-nam si sia sacrificato per salvare la vita del suo compagno, le cose cambiano quando viene svelata la vera identità dell’uomo. Anche se i concorrenti vengono spinti a compiere determinate azioni per il puro piacere dei ricchi spettatori, il libero arbitrio sembra essere una componente fondamentale per Il-nam. Nel loro ultimo incontro, Il-nam dà a Gi-hun la possibilità di scegliere di giocare onestamente o di imbrogliarlo. Anche la decisione di votare per fermare il gioco è emblematica in tal senso.
Una regola prevede che il gioco possa essere fermato solo se la maggioranza è d’accordo. Con 100 voti per continuare e 100 per tornare a casa, Il-nam vota per quest’ultima opzione sapendo che chi vuole tornare, anche conoscendo le regole e le modalità, può farlo.

Ciclicità degli eventi – Squid Game analisi

Dopo la visione di tutte e nove le puntate, Squid Game, come trattato nella nostra analisi, acquista un nuovo significato. Soprattutto quando si arriva al finale. Oltre al colpo di scena riguardante Il-nam, molte altre scene trovano un proprio collocamento.
La sorte dei personaggi viene suggerita da precedenti eventi che li vedono protagonisti. Gi-hun perde la prima scommessa alla corsa dei cavalli, ma vince quando ritenta per una seconda volta. Esattamente come succede nel Gioco: è il più deciso a tornare a casa, ma quando scopre che la madre è malata e il suo unico modo per racimolare i soldi necessari è tornare a giocare, lo fa e vince.

Ali viene imbrogliato dal suo capo, che non vuole pagargli lo stipendio che gli spetta. In quell’occasione, Ali riesce a scappare con i soldi. Nel Gioco, però, non sarà così fortunato. È proprio Sang-woo, l’uomo con cui ha più legato, ad approfittarsi della sua fiducia e ad imbrogliarlo. Condannandolo a morte certa.
Sae-byeok viene trafitta con un coltellino molto simile a quello che aveva puntato alla gola dell’uomo che le aveva promesso di riportare sua madre in Corea. E ancora, prima che avesse la possibilità di partecipare nuovamente al Gioco, vediamo Sang-woo sdraiato in una vasca piena ancora vestito. Probabilmente mentre pensa se porre fine alla sua vita. Cosa che accade, ma soltanto nel gioco del calamaro per lasciar vincere il suo amico d’infanzia.

Il finale – Squid Game analisi

Dopo la morte di Il-nam, Gi-hun decide di usare la vincita per migliorare sensibilmente il suo stile di vita. Gi-hun si reca all’aeroporto con un vistoso colore di capelli e un abito elegante quando incontra lo stesso uomo che lo ha reclutato. L’uomo sta sfidando un altro possibile partecipante, a cui consegna il biglietto da visita. Appropriato del numero, Gi-hun decide di non salire sull’aereo che lo porta dalla propria figlia. Anche se l’uomo dall’altra parte del telefono lo invita a lasciar perdere, Gi-hun decide di non ascoltarlo e fa dietro front. Il finale aperto lascia ben poco all’immaginazione: Gi-hun non è come il Front Man, che dopo aver vinto si occupa dell’organizzazione dell’evento. È deciso a fermare i giochi.

Hwang Dong-hyuk ha svelato in un’intervista il perché Gi-hun decide di tingersi i capelli di un vistoso rosso.
Il regista ha dichiarato che voleva rappresentare esteticamente il forte cambiamento che Gi-hun ha affrontato. Si è chiesto quale fosse l’ultima cosa che il suo personaggio avrebbe potuto fare. Il rosso che il protagonista sceglie non ha nulla a che vedere con i riferimenti precedenti, come i colori delle divise o dei cartoncini del Ddakji. Il rosso simboleggia la sua rabbia interiore. Una rabbia folle che lo spinge a rinunciare ad andare da sua figlia, preferendo cercare di fermare il Gioco. Anche le tecniche registiche utilizzate nell’ultima sequenza sono da leggere nella medesima ottica. Gi-hun è ripreso di spalle, come per lasciarsi dietro quello che ha vissuto. Solo quando decide di non prendere l’aereo, l’inquadratura si sposta sul suo viso in un primo piano che lascia intendere le sue intenzioni.


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