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The End Of The F***ing World – Recensione della serie Netflix

Il 2018 sembra non far paura a Netflix. Il colosso dello streaming accoglie il nuovo anno a braccia aperte; e con un nuovo prodotto pronto a conquistare il pubblico. Si tratta della black-comedy britannica The End Of The F***ing World, serie TV basata sull’omonimo fumetto e già trasmessa nel Regno Unito prima dell’approdo su Netflix.

Con una struttura che sa di sit-com, ma che più lontana dalla stessa non potrebbe essere, la nuova serie televisiva targata Netflix si presenta come uno show assolutamente da scoprire. The End Of The F***ing World si compone di 8 episodi, ognuno dei quali della durata di circa 20 minuti ciascuno.
Noi di filmpost.it vi proponiamo un primo giudizio su questa brillante serie TV; ecco quindi The End Of The F***ing World – la recensione

The End Of The F***ing World – la nostra recensione!

the end of the f***ing world recensione

La trama 

Il diciassettenne James ha un piano. Un piano che lo ha accompagnato per gran parte della sua vita. Uccidere qualcuno. Per anni si è allenato per questo, uccidendo piccoli animali e dissociandosi dal mondo reale, fino a considerare se stesso un sociopatico senza via d’uscita. Ma anche Alyssa ha un piano, e sicuramente non è quello di farsi uccidere da James, per quanto il ragazzo fantastichi di togliere la vita alla compagna di scuola più e più volte. No; il piano di Alyssa è diverso, e da brava adolescente problematica prevede una fuga in pompa magna dai sobborghi inglesi, in perfetta armonia con il suo carattere tutt’altro che facile.

Così, The End Of The F***ing World sposta la sua narrazione su un livello ulteriore; non c’è più solo James e la sua sete di sangue, espressa dal voiceover e da vari flash che compongono le immagini. Ma c’è anche Alyssa, con la sua ingestibile personalità, che spinge però James a riconsiderare ogni suo piano, tanto travolgente risulta essere la ragazza.

Un ulteriore cambio di rotta allora, che dalla possibile strage passa alla possibile storia d’amore; e altre variazioni si incontreranno per strada, quando The End Of The F***ing World si sposterà addirittura sul versante crime, inserendosi in questo modo in un contesto del tutto nuovo. Un contesto caratterizzato dal tipico humor britannico che tanto giova alla produzione.

The End Of The F***ing World – la caratterizzazione 

the end of the fucking world

Un viaggio on the road per scoprire chi si è realmente. Si tratta di una tematica spesso sfruttata; su questo non c’è da discutere. Tuttavia, ad essere protagonista di The End Of The F***ing World non è ciò che attende i due diciassettenni alla fine del viaggio, bensì il viaggio stesso, che condurrà i due giovani protagonisti in un susseguirsi di macabri fatti che cambieranno per sempre il corso delle loro vite.

In un accavallarsi di punti di vista, prima di quello di James e del suo voceover, poi quello di Alyssa e la sua irriverente impossibilità di comportarsi in maniera cortese con il prossimo, i primi episodi della serie forniscono il ritratto di due personaggi assolutamente interessanti, con i quali lo spettatore non tarda a ritrovare elementi di empatia – sì, perfino con un adolescente che si autodipinge come un sociopatico.

Perché James, interpretato da un bravissimo Alex Lawther (già protagonista per Netflix di uno degli episodi più discussi di Black Mirror, Shut Up and Dance) ci viene presentato come tale, ma le caratteristiche che gli permettono di essere inquadrato totalmente come fuori di testa scemano mano a mano che la storia va avanti. Si lascia spazio, in altre parole, ad ulteriori elementi caratterizzanti rispetto a quelli di partenza. E lo stesso succede per quanto concerne la Alyssa, che da giovane ribelle infuriata con il mondo inizia a mostrare altri lati del suo carattere mentre la storia prosegue.

Un brillante character development viene sviluppato episodio dopo episodio; impariamo a conoscere James e il suo background, e iniziamo a scoprire le fragilità di Alyssa. Ovviamente, senza perdere di vista la caratteristiche principali di entrambi, il cui collidere è poi il vero motore della storia.

The End of the F***ing World – una storia disfunzionale

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Con una sceneggiatura di Charlie Covell, The End of the F***ing World porta sullo schermo una storia atipica. Sicuramente una storia d’amore tra adolescenti; ma una storia d’amore ad alto tasso di distunzionalità, dove neppure gli stessi protagonisti riescono a capire cosa provare e perché. Forse in virtù del loro essere parte di una generazione priva di punti di riferimento, o forse perché loro stessi, come appare evidente, sono un po’ fuori di testa.

Quello che è senza dubbio innegabile è che quel che ne risulta è un prodotto che intreccia una visione introspettiva ad un umorismo macabro, e lo fa senza esclusione di colpi. The End of The F***ing World punta, anzi, a scardnare quei dogmi quasi da cliché delle solite storie d’amore americane, proponendosi invece come valida alternativa in un panorama colmo di richiami a vecchi film e a iconici duo del mondo cinematografico.

Una menzione d’onore, infine, per la colonna sonora, che da sempre sembra essere uno dei punti forte delle produzioni britanniche. E anche la serie creata da Jonathan Entwistle non fa eccezione, proponendo una playlist accattivante e in perfetto tono con l’ambientazione quasi surreale di determinate scene, muovendosi in un crescendo inevitabile.

Così come è in crescendo l’evoluzione della storyline dei personaggi e della trama in generale. Con un finale che potrebbe quasi risultare frettoloso agli occhi di qualcuno, The End of the F***ing World si chiude quando una storia potrebbe ancora essere narrata. In questo modo, lascia sì aperta la possibilità per una seconda stagione, ma allo stesso tempo sembra mettere un punto fermo. Perché del “dopo”, di quello che succedere quando l’incantesimo è ormai concluso, ammettiamolo, non importa niente a nessuno.

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The End Of The F***ing World - recensione

Rating - 7.5

7.5

The Good

  • Ottima struttura narrativa
  • Caratterizzazione dei personaggi ben strutturata
  • Coinvolgente e originale

The Bad

  • Poco spazio per approfondire ogni dettaglio in virtù della brevità della serie

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