Altro che caffè: recensione della serie comedy disponibile su Netflix

"Altro che caffè" è la storia di Joseph, che decide di trasformare la macelleria di famiglia in un coffee shop che vende droga.

Altro che caffè recensione. Altro che caffè è una serie comedy francese del 2019, ideatae diretta da Igor Gotesman, regista, attore e sceneggiatore. È conosciuto per aver scritto e diretto Five nel 2016 e aver collaborato alla sceneggiatura di Famiglia all’improvviso – Istruzioni non incluse. Ha recitato anche nel recente Cyrano mon amour, la storia dello scrittore di Cyrano de Bergerac. Altro che caffè ha come protagonisti Gérard Darmon, Jonathan Cohen, Julia Piaton e Liliane Rovère, ed è presente sul catalogo Netflix.

Joseph, 35 anni, passa da un fallimento lavorativo all’altro, ed è certo di non voler ereditare dal padre la macelleria di famiglia, situata a Parigi, nel cuore del Marais. Questo fin quando non scopre che la cannabis sarebbe stata presto legalizzata, gli viene infatti in mente di trasformare la macelleria in un coffee shop in cui vendere la droga. Ma niente va come previsto, e Joseph sarà costretto a trovare una soluzione dietro l’altra per non far saltare l’ambizioso progetto, coinvolgendo tutta la famiglia.

Nonna: (indicando un bonsai) Lo vedi questo? È Georges. Stava crescendo al contrario, ho provato di tutto ma niente. Poi un giorno, a un tratto, gli è scattato qualcosa, e ha preso il verso giusto. Un giorno anche tu sarai il più alto, come Georges.

Indice

La trama – Altro che caffè recensione

Francia, quartiere del Marais. Joseph Hazan è un trentacinquenne senza un lavoro fisso, che sbarca il lunario lavorando saltuariamente nella macelleria kosher del padre; la carne che vendono si conforma in tutto e per tutto ai regolamenti alimentari ebraici. Il padre Gérard ha idee molto precise sulla religione, la sessualità e il ruolo dell’uomo nella famiglia di conseguenza convivere a stretto contatto con lui non è semplice. Lo sa anche la sorella Aure, che non si sente pronta a confessargli la sua omosessualità e critica il suo lato eccessivamente accomodante nella gestione degli affari.

Questo ha portato gli Hazan ad essere quasi sul lastrico, e anche se non lo accetta, Gérard sarà costretto a vendere il negozio. Joseph dando fondo alla sua abilità innata nell’arrangiarsi ha un’idea: dato che da lì a poco il ministro francese della sanità avrebbe legalizzato la cannabis, elabora il progetto di trasformare la macelleria in un coffee shop in piena regola. Il prospetto dei guadagni sembra cospicuo, ma gli imprevisti sono dietro l’angolo.

Il cast – Altro che caffè recensione

Jonathan Cohen è Joseph Hazan, poco incline a proseguire il lavoro del padre nella macelleria di famiglia, che sta andando a rotoli dopo la morte della moglie. Fidanzato ma poco disposto a prendere seriamente la relazione, senza un lavoro fisso ma molto creativo, darà del filo da torcere al padre. Abbiamo visto Cohen nella celebre commedia Supercondriaco di Danny Boon, nella commedia Budapest di Xavier Gens e nel drammatico Quel giorno d’estate di Michael Hers, presentato al Festival del Cinema di Venezia dello scorso anno. Julia Piaton è Aure, sorella di Joseph. Pragmatica e dalla mente matematica, quando insorgono problemi con la compagna, si sente confusa e sola. Ma aiutando la nuova attività di famiglia riuscirà a sentirsi parte di un progetto più grande di quanto avesse pensato. Piaton ha recitato nella serie Glacé di Laurent Herbiet e nelle commedie Non sposate le mie figlie! (1 e 2), di  Philippe de Chauveron.altro che caffè recensione

Gérard Darmon è il padre di famiglia Gérard, testardo e orgoglioso, ma al tempo stesso fragile senza l’appoggio della moglie. Con idee all’antica e poco disposto alla novità, si farà sorprendere dall’intraprendenza di Joseph, che considera da sempre un nullafacente. Troviamo Darmon in Le folli avventure di Rabbi Jacob, diretto da Gérard Oury. In Pour Sacha di Alexandre Arcady e La Lune et le Téton di Juan José Bigas Luna, che gli valse il Premio Patrick Dewaere nel 1983, e in Asterix & Obelix – Missione Cleopatra del 2001, che gli valse una nomination al Premio César.

(S)toccata e fuga – Una comedy che fa riflettere

Altro che caffè parla di una famiglia qualsiasi con problemi qualsiasi. Da una parte il processo di accettazione del padre nei confronti del figlio e la speranza di vederlo sistemato grazie ad un buon lavoro. Dall’altra, un figlio pieno di idee e progetti da realizzare, sempre troppo complicati o mai abbastanza capaci di spiccare il volo. Nell’ottica di Joseph vivere in questo modo è sempre meglio che accettare il triste destino di finire in macelleria. La serie parla di inclusione e razzismo, dato che la famiglia Hazan è per metà israeliana e per metà francese. Non tutti, nel quartiere storico del Marais, vedono di buon occhio lo “straniero”, e questo ha ripercussioni sugli affari e sulle relazioni. Il negozio infatti è rivolto a coloro che mangiano solo prodotti kosher, e i clienti sono fissi, amici di famiglia.

Non mancano tematiche quali la droga e la sua legalizzazione, e i riferimenti alla politica francese e a come, secondo la serie, potrebbe affrontare il problema. Vi sono riflessioni anche riguardanti l’omosessualità, dato che Aure è lesbica, ma non riesce a dirlo al padre perché teme che possa reagire negativamente. È affrontato poi il tema del lutto, poiché la morte della madre di Joseph e Aure ha lasciato tutti spiazzati. Si comprende che era grazie a lei che la famiglia andava d’accordo e si manteneva unita, tutto ciò si rifletteva nel successo della macelleria.

Ora che non c’è più, il suo ruolo è stato trasferito alla nonna, signora in gamba, senza peli sulla lingua e tollerante nei confronti della diversità. Questa serie, tutto considerato, ha le carte in regola per far riflettere su questioni calde al giorno d’oggi, ma in modo ironico e leggero. Affronta i pregiudizi e i divari tra etnie, tra una piantagione di cannabis e un viaggio improvvisato ad Amsterdam.

Osservazioni tecniche – Altro che caffè recensione

Il ritmo è frizzante e concitato, con una quasi totale assenza di tempi morti. Le puntate da 30 minuti ciascuna scorrono piacevolmente e l’ironia tagliente che contraddistingue i dialoghi non risulta mai forzata. I colori freddi e vibranti si sposano con una colonna sonora “pop” ricorrente, dalle tinte arabeggianti ma anche con un accento più cupo. Se i tempi comici sono messi al punto giusto e i filoni narrativi si intrecciano in modo chiaro, non possiamo non nominare la capacità degli attori: affiatati e credibili, riescono a far convivere la cultura israeliana con quella francese e a farla percepire allo spettatore.serie comedy netflix

Piccola menzione anche al titolo della serie. Quello originale sarebbe “Family Business”, ed effettivamente riesce a spiegare meglio l’attività di Joseph e il coinvolgimento dei familiari, che tentano di gestire non solo i cambiamenti della macelleria, ma anche i loro turbolenti rapporti interpersonali. “Altro che caffè” invece sembra far riferimento al coffee shop, che però non vende caffè, bensì marijuana. In generale, si tratta di un prodotto che fa sorridere grazie ai non-sense ma al contempo riflettere grazie a momenti più intimi.

Altro che caffè

Voto - 8

8

Lati positivi

  • Cast affiatato
  • Ironia "pop" ma con tematiche delicate

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