Bad Trip: recensione del nuovo film con Eric Andre e Lil Rel Howery

Un road movie volgare e inconcludente

La storia della gestazione di Bad Trip si può dire che parli per il film stesso. Realizzato con una telecamera nascosta in giro per gli Stati Uniti, la pellicola è stata accidentalmente lanciata su Prime Video il 17 aprile 2020 e solo successivamente è stata distribuita legalmente da Netflix il 26 marzo 2021. Il caos e l’errore a prima vista appaiono intrinseci al lungometraggio e purtroppo la visione non fuga questa ipotesi. Diretto da Kitao Sakurai, interpretato da Eric Andre e Lil Rel Howery (Get Out) e prodotto dalla Orion Pictures, Bad Trip è probabilmente il peggior film dell’anno. Approfondiamo nella nostra recensione di Bad Trip le non-tematiche principali.

Si tratta difatti di un’opera girata prima dell’emergenza Covid-19 e che, nonostante i 4 interpreti, annovera un numero ingente di persone ordinarie. Ma ciò che più di tutti colpisce – e lo fa in negativo – è sicuramente la stupidità della storia e delle situazioni, talmente becere da far risultare i cinepanettoni un prodotto dignitoso. Non ci sono temi trattati approfonditamente, non ci sono i tempi comici (dovrebbe essere una commedia) e le candid sono terribili.

Indice

La trama – Bad Trip, la recensione

La trama di Bad Trip è abbastanza difficile da riassumere, dal momento che non esiste “logicamente”. Tuttavia il film cerca di darci delle coordinate narrative, per quanto vengano disattese più e più volte. Chris Carey (Eric Andre) lavora in un autolavaggio quando un giorno vede arrivare con la sua auto la bella Maria Li (Michaela Conlin), una sua vecchia cotta del liceo. Ma in quel momento la sua tuta da lavoro viene risucchiata e si ritrova nel bel mezzo di una scelta imbarazzante: farsi vedere nudo e incontrarla o nascondersi. Prevale la seconda opzione, pensando di aver perso per sempre l’occasione di invitarla a cena. In seguito però, mentre Chris lavora in un fast food, Maria Li si ripresenta e finalmente viene invitata ad uscire. C’è solo un piccolo problema: lei accetta l’offerta, ma a condizione che Chris si presenti alla sua galleria di New York. 

Ecco quindi che Chris, convincendo il suo migliore amico Bud Malone (Lil Rel Howery), decide di buttarsi in questo lungo viaggio dalla Florida verso lo stato di New York. L’unico problema che si presenta ai due è il mezzo di trasporto, giacché nessuno dei due possiede un’automobile. Automobile che invece è in mano a Trina Malone (Tiffany Haddish), sorella di Bud e galeotta; incredibilmente prepotente e impositiva, soprattutto nei confronti del fratello. Ma la fortuna viene incontro ai due protagonisti: Trina è in galera e loro possono andare a ritirare la sua auto senza che lei ne sappia nulla. Nonostante la reclusione, Trina riesce ad evadere e una volta accortasi del furto non esita a mettersi sulle tracce del fratello. Si sviluppano così due viaggi, quello di Chris e Bud verso New York e quello vendicativo di Trina. Chris conquisterà Maria Li? Trina riavrà la sua macchina? Chi la spunterà?

Bad Trip

Bad Trip. Orion Pictures, Bron Creative, Gorilla Flicks, The District, Helo, Netflix

Prank che non fanno ridere

La nostra recensione di Bad Trip deve partire da un punto fermo: questa produzione non è cinema. E prima ancora che dalle riprese, dai contenuti o dalle scelte, lo si può capire analizzando il passato del regista e degli attori. C’è un minimo comune denominatore in tutti loro: la televisione. Non che ci sia qualcosa di male, ma se si ha la pretesa di realizzare un film cinematografico, allora qualche interrogativo si pone. L’idea della pellicola dovrebbe essere quella di realizzare dei prank divertenti, inseriti però nella cornice fittizia della narrazione di un road movie. Ciò detto l’opera sbaglia su tutta la linea: la sceneggiatura è pretenziosa (e pare ci abbiamo messo mano gli interpreti), le scene sono inutilmente brutte e gli scherzi non fanno mai ridere. Eppure più si avanza nel girato più si rimane basiti e stupiti, paralizzati dall’ignoranza, stupidità e insensatezza del prodotto. 

Le volgarità si sprecano e, al di fuori anche di una critica moralista, ciò che ne emerge è veramente diseducativo e villano. Qualche critico ha parlato di grottesco, di demenzialità interessante, di esperimento sociale, ma viene da chiedersi: dove ravvisano tutto questo? Infatti Bad Trip assomiglia di più ad un’accozzaglia di candid camera assolutamente senza senso e il demenziale funziona veramente in due casi; in questi si gioca tra la serietà e lo spaesamento delle ignare comparse, ma il più delle volte non si strappa nemmeno un sorriso. Infine l’esperimento sociale non esiste, dal momento che le sequenze non hanno alcuna finalità di mettere in luce un determinato comportamento della società. In aggiunta a ciò sovente i protagonisti si ritrovano in contesti torbidi e sudici, riuscendo più a suscitare sdegno e schifo che umorismo e ilarità. 

Bad Trip recensione film con Eric Andre

Bad Trip. Orion Pictures, Bron Creative, Gorilla Flicks, The District, Helo, Netflix

Il lato tecnico

Procediamo nella recensione di Bad Trip approfondendo il lato tecnico. Tecnicamente l’opera è mal interpretata, con nessuno degli attori veramente nella parte e assolutamente sopra le righe. Non si salva nessuno, in particolare Eric Andre: inguardabile. La regia è anch’essa infima, con scelte scellerate nelle riprese delle candid e una confusione immotivata nella suddivisione delle prospettive e degli angoli di inquadratura. Sakurai purtroppo non trova quasi mai l’inquadratura giusta, sbaglia spesso le scelte e gli esiti non possono che essere sotto la media dei prodotti Netflix dello stesso genere. In aggiunta, per riprendere quanto detto, la pellicola presenta un’onnipresente impronta televisiva; tanto da ricordare i numerosi programmi statunitensi in onda sul digitale terrestre. In un contesto del genere naturalmente la fotografia lascia a desiderare e lo stesso può dirsi per il montaggio e il sonoro. La scrittura probabilmente è il punto più debole di tutto il girato: caotica e dispersiva. 

La sceneggiatura ha numerosissimi problemi, a partire dal motore narrativo: il viaggio per amore. L’insensatezza dello stesso non risiede nel suo compimento, ma nelle modalità. È abbastanza irrealistico che si veda una ex compagna dopo anni e si decida, all’improvviso e senza sapere nulla di lei, di abbandonare tutto per vivere con lei. Chris praticamente non ci pensa neanche e la velocità della sua scelta – così come anche quella di Bud e della rapina dell’auto – risultano assolutamente inverosimili. Ma anche volendo sorvolare su questo aspetto, la strutturazione dei prank è imperdonabile: non si ride mai, non si pensa mai, ci si schifa quasi sempre e si spera che il tutto finisca presto. A questa perpetua delusione si unisce il trucco degli attori, caricato in maniera francamente incomprensibile. Si potrebbe avanzare un’ipotesi: evidentemente avanzava del budget e bisognava spenderlo tutto. 

Bad Trip recensione film Netflix

Bad Trip. Orion Pictures, Bron Creative, Gorilla Flicks, The District, Helo, Netflix

Considerazioni finali – Bad Trip, la recensione

Nel concludere la nostra recensione di Bad Trip vogliamo sottolineare come il lungometraggio risulti indubbiamente un’opera insufficiente e mal calibrata, al di sotto dei contenuti presenti normalmente su Netflix. Fallisce su tutta la linea con gli attori, il regista, il comparto tecnico, la narrazione, le risate, l’umorismo o il sarcasmo, le candid, la sceneggiatura. Inoltre Kitao Sakurai cita in maniera puerile Una poltrona per due, senza rendersi conto di non essere John Landis e di non avere il suo talento. A di fuori di tutte queste défaillance il film pone una domanda importante: perché si è prodotto un contenuto di questo tipo?

È evidente che quasi tutto sia stato fatto per soldi e senza alcuna passione, in spregio al Cinema e con la chiara intenzione di puntare su un pubblico statunitense. Il che si badi, è assolutamente legittimo se fatto in un contesto di riferimento preciso. Il dubbio sorge invece quando opere del genere vengono esportate massicciamente in tutto il mondo, veicolando l’idea che per fare un film basti la maleducazione, due telecamere nascoste e un paio di situazioni surreali e volgari. Purtroppo c’è da constatare che questa “new wave” iniziata in USA si è diffusa “epidemicamente” in tutto il vecchio continente, mangiando una parte del mercato precedentemente detenuta da cinema sperimentale indipendente. La domanda di fondo è abbastanza semplice: valeva la pena distribuire Bad Trip su Netflix a discapito di un prodotto di nicchia ma ben realizzato? 

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Bad Trip

Voto - 2

2

Lati positivi

  • Nessuno

Lati negativi

  • Pessima sceneggiatura
  • Un comparto tecnico pessimo
  • Assenza di risate
  • Volgarità e maleducazione delle situazioni

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