Apex: recensione del survival thriller con Charlize Theron e Taron Egerton
Un perverso gioco psicologico nella selvaggia natura australiana, diretto dal regista irlandese Baltasar Kormákur
Il regista irlandese Baltasar Kormákur ha diretto nella sua carriera numerose storie di sopravvivenza, in cui l’uomo si ritrova ad affrontare la natura più selvaggia e inospitale, lottando anche per proteggere chi ama. Everest, Resta con me e Beast sono l’esempio perfetto di questa tipologia di storie, in cui Kormákur è stato in grado di rappresentare non solo la potenza della natura, ma anche del coraggio e delle emozioni umane. Il suo nuovo film, Apex, di cui vi presentiamo la recensione, rientra pienamente nel filone suddetto, ma questa volta a essere più pericolosa della natura è l’uomo stesso. Apex infatti racconta la lotta per la sopravvivenza di una donna, inseguita da uno spietato cacciatore nella natura australiana.
Come accaduto nei suoi precedenti film, anche questa volta Kormákur si ritrova a dirigere un cast stellare: nei ruoli dei protagonisti troviamo Charlize Theron, ormai impeccabile eroina action, e un inedito Taron Egerton. Entrambi offrono una solida interpretazione, ma per un’opera non proprio convincente. Apex (qui il trailer) è ora disponibile in streaming su Netflix.
Indice
La trama – Apex recensione
Sasha (Charlize Theron) è una scalatrice esperta, sempre in cerca di vette più difficili da superare. In seguito a una tragica perdita avvenuta in Norvegia, Sasha cerca di ritrovare sé stessa rifugiandosi in una nuova avventura, questa volta nella natura selvaggia dell’Australia. La sua esperienza in solitaria viene però interrotta da un uomo misterioso, che dice di chiamarsi Ben (Taron Egerton). Inizialmente gentile e disponibile, Ben si rivela invece un predatore metodico, che ha seguito e studiato Sasha per poi sceglierla come preda per un inquietante gioco del gatto col topo. Così l’uomo la trascina in un perverso gioco psicologico, una vera e propria caccia nella natura selvaggia. Sasha dovrà usare ogni sua abilità per sopravvivere non solo al suo cacciatore, ma anche al territorio ostile in cui si trova. Una vera e propria lotta per la sopravvivenza, che si rivelerà una sfida estrema per preda e predatore.

Apex. Chernin Entertainment, Ian Bryce Productions, Netflix, RVK Productions, RVK Studios, Secret Menu
Un survival movie dimenticabile
Sulla carta Apex ha tutti gli elementi per essere un buon film d’azione, e in parte ci riesce, ma purtroppo rientra molto di più tra i prodotti Netflix che si consumano in fretta e si dimenticano altrettanto velocemente. Se la regia di Kormàkur cerca di dare vita a una storia prevedibile e un po’ ripetitiva, la sceneggiatura di Jeremy Robbins invece non si slega dagli standard dei prodotti medi Netflix, piacevoli ma privi di elementi distintivi e facilmente dimenticabili. Le mancanze narrative sono tante, tra personaggi che spariscono, protagonisti bidimensionali e una generale mancanza di entusiasmo ed elementi distintivi. Le location suggestive tentano di sopperire ai vari difetti, ma non bastano ovviamente a compensare anche la presenza di protagonisti privi di mordente e senza alcun approfondimento psicologico. Un vero peccato perché lo psicopatico interpretato da Taron Egerton poteva essere un buon elemento distintivo, ma purtroppo finisce per ridursi a una semplice macchietta.
Fortunatamente in Apex non mancano momenti tesi e concitati, che perlomeno rivitalizzano una narrazione perlopiù vacua e sterile. Le scene action hanno la giusta tensione, sono ben girate e coreografate e rappresentano proprio quello che ci si aspetta da un film di questo genere. Il problema è che la semplicità e asciuttezza narrativa rende la concatenazione degli scontri tra i due protagonisti ripetitiva, non essendoci altri aspetti da approfondire. Pertanto solo i primi inseguimenti e scontri funzionano maggiormente, perché ci fanno immergere immediatamente in questa caccia spietata, ma ben presto le stesse dinamiche iniziano a stancare, soprattutto quando è chiarissimo il finale atteso.

Apex. Chernin Entertainment, Ian Bryce Productions, Netflix, RVK Productions, RVK Studios, Secret Menu
Cast e regia – Apex recensione
Tra i non tanti elementi positivi di Apex si possono trovare senz’altro le interpretazioni di Charlize Theron e Taron Egerton. L’attrice sudafricana sfoggia tutte le sue doti atletiche per una prova fisica impressionante e sorprendente, risultando credibile. Il suo personaggio incarna una determinazione incrollabile e la prova della Theron contribuisce a renderlo evidente. L’attore gallese invece ci ricorda le sue grandi capacità attoriali (già apprezzate nella saga di Kingsman e in Rocketman), ma questa volta in un ruolo perlopiù inedito per lui. Nella serie Black Bird Egerton aveva già avuto modo di calarsi nei panni di un personaggio ricco di zone d’ombra, ma in Apex si trova a gestire un personaggio spietato, viscido e fuori di testa. L’attore ce la mette tutta per rendere il suo Ben veramente inquietante e folle, peccato però che il personaggio non sia minimamente approfondito e diventi ben presto quasi una caricatura.
Per quanto riguarda la regia invece, come già avvenuto ad esempio in Everest, anche questa volta Kormàkur sa esaltare i luoghi in cui si svolge la storia. La natura australiana è davvero suggestiva: Apex infatti è stato girato in location affascinanti come le Blue Mountains, il Royal National Park e il Nuovo Galles del Sud. La regia sa valorizzarli e renderli parte integrante della storia, invece di semplici sfondi. Le sequenze d’azione che vi si svolgono sono il cuore di Apex, ma oltre quello resta ben poco al termine della visione. Un intrattenimento senza pretese e a buon mercato c’è sicuramente, ma visto lo sforzo produttivo e la presenza di due pezzi da novanta ci si aspettava sicuramente un survival movie più convincente e appassionante.
Apex
Voto - 5
5
Lati positivi
- La regia di Kormákur che sa valorizzare i luoghi naturalistici
- La prova fisica della Theron e quella inedita di Egerton
Lati negativi
- Sceneggiatura scarna, storia prevedibile e ripetitiva
- Protagonisti troppo bidimensionali