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5 curiosità su Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese

Eccovi 5 curiosità su Quei bravi ragazzi, uno dei capolavori di Scorsese

Quei bravi ragazzi (Goodfellas) è uno dei migliori film di Martin Scorsese, uno dei registi più celebrati della sua generazione. Uscito nelle sale nel 1990 è stato subito un successo. Oggi, dopo quasi 30 anni dalla sua uscita il film è diventato un cult intramontabile, insegnato nelle scuole di cinema.
Queste 5 curiosità su Quei bravi ragazzi spigheranno come la storia, gli attori e anche Scorsese stesso siano riusciti a creare un prodotto di tale portata.

Curiosità su Quei bravi ragazzi

Il film è tratto dal romanzo di Nicholas Pileggi “Il delitto paga bene”, il quale è basato sulla storia vera del gangster pentito Henry Hill. Pileggi, da sempre affascinato dal mondo della mafia, con l’aiuto del suo editore riuscì a contattare Henry Hill e a scrivere un romanzo sulla sua storia. Scorsese fu talmente affascinato dal libro che deciso di trasporlo su pellicola e scrisse la sceneggiatura con l’aiuto dello stesso Pileggi. Scorsese durante la stesura dello script e durante le riprese si servì anche dell’aiuto dello stesso Hill.
Eccovi quindi 5 curiosità su Quei bravi ragazzi.

1 – L’interpretazione dei personaggi

Gli attori che hanno interpretato i vari gangster all’interno del film sono forse i migliori della loro generazione: Henry Hill interpretato da Ray Liotta, Jimmy Conway da Robert De Niro e lo straordinario Joe Pesci (vincitore del premio Oscar) interpreta Tommy DeVito.
Nella loro bravura sono entrati a far parte di diritto nell’olimpo delle maggiori star hollywoodiane del ventesimo secolo. Eppure Scorsese non li scelse a colpo sicuro. Molti attori furono provinati prima di loro.

Prima di Ray Liotta Scorsese pensò a Tom Cruise, poi ad Alec Boldwin e persino a Sean Penn. Mentre per interpretare la moglie di Henry, Karen, Scorsese aveva addirittura pensato a Madonna; alla fine il fascino più mediterraneo di Lorraine Bracco stregò il regista che la scelse per il ruolo.
Per interpretare Jimmy Conway prima di scritturare De Niro, il cineasta pensò a Al Pacino, ma l’attore rifiutò per non essere troppo legato al personaggio del gangster.

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2 – La madre di Scorsese

Nella scena in cui i tre gangster vanno dalla madre di Tommy per prendere una pala per seppellire il boss che hanno appena ucciso, vi è una prova attoriale molto importante per Scorsese: sua madre. Catherine Scorsese interpreta la mamma di Tommy; non le fu raccontata la trama del film per non impressionarla e per fare in modo che la scena fosse il più naturale possibile. Infatti sembra proprio una madre italoamericana super protettiva che prepara da mangiare al figlio e ai suoi amichetti. Una scena dolce, divertente ma anche tragica allo stesso tempo.
Nel film comparirà anche il padre di Scorsese; è il gangster che in prigione mette troppe cipolle nel sugo.

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3 – Buffo come?

Forse la scena più iconica di tutto il film è quella in cui Tommy prende in giro Henry dopo che quest’ultimo lo definisce “buffo”. Tommy sembra molto offeso dal termine usato da Henry ma in realtà è solo una presa in giro. Il fatto curioso è che questa scena non c’era in sceneggiatura. Joe Pesci raccontò questa storia (successa veramente a Pesci) a Scorsese e gli piacque così tanto da metterla nel film.

Il problema è che solo Riotta e Pesci sapevano di questo dialogo e tutti gli altri attori non sapevano se stavano facendo sul serio o stavano recitando, rendendo il tutto ancora più realistico. Si può dire che Scorsese non sbaglia una.

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4 – La finzione sul set

Come detto anche in precedenza Scorsese cercò di rendere il film il più reale possibile. Non solo con scelte di cast e con dialoghi improvvisati, ma anche con elementi molto importanti di scenografia.
Un esempio sono i gioielli indossati dalla moglie di Henry: non erano di bigiotteria, tutt’altro. Erano gioielli veri e molto preziosi, tant’è che il regista mise due guardie per sorvegliarli. Anche i soldi usati da DeNiro nelle scene post rapina erano veri: 5 mila dollari in contanti. Per far si che sul set non venisse rubato niente Scorsese attuò dei rigidi protocolli di sicurezza.

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5 – Una storia vera

L’intera storia, come accennato in precedenza, è in gran parte ispirata a una storia vera. Henry Hill era un mafioso affiliato alla famiglia dei Lucchese e per 25 anni commise ogni sorta di crimine per conto della famiglia criminale. Dal 1980, braccato dall’FBI e dai gangster stessi, decise di diventare un collaboratore di giustizia; mandò in galera molti sui stessi capi e compagni.

Come si narra nel film, Henry fu fin da piccolo affascinato dal mondo mafioso e già in adolescenza fece le prime amicizie con la famiglia Lucchese.
Le rapine agli autocarri; la rapina alla Lufthansa; il traffico di droga; l’arresto: tutto ciò che è raccontato nel film è tutto vero, testimoniato da atti giudiziari e dalle parole di Henry Hill stesso.

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