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American Beauty: una metafora per la contemporaneità

“Lester Burnham. No, non fa niente. Neanche io mi ricorderei di me”
Bhe, sarebbe difficile ricordarlo in effetti: padre di famiglia ordinario, lavoro ordinario, vita ordinaria, praticamente un filo di paglia in un grosso pagliaio. Non conosciamo il nome di questo grande pagliaio, ovvero la città in cui vive Lester, ma non è importante, anzi è caratteristico del fatto che oggigiorno, tutte le città si assomigliano e così anche i cittadini. Tutti noi abbiamo un lavoro che ci frutta un quantitativo adatto per soddisfare i nostri bisogni primari, ci permette di mantenere la nostra famiglia e via dicendo…ma che fine hanno fatto i nostri reali desideri? I nostri istinti, i nostri sogni? Sostanzialmente sono stati oscurati, sono stati coperti da una maschera, la maschera sociale. È stretta attorno al nostro viso e non la lasciamo, un po’ per paura, un po’ per sicurezza ma soprattutto per sopravvivenza. E così Lester sopravvive facendo il giornalista, ottenendo il culmine della sua giornata di mattina, sotto la doccia, masturbandosi. Ma tutto questo è destinato a finire, la normalità viene spezzata da qualcosa, o meglio, da qualcuno. Angela, un angelo in effetti, una piccola Lolita idealizzata, rappresentante il desiderio, l’erotismo, la rinascita.
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Rappresenta una via di uscita, un’occasione per strapparsi via la maschera, ma la verità è spietata: come ci viene già raccontato dalle prime battute del film, Lester morirà. Ad ucciderlo sarà un agente della società, chiamiamolo così. Tutto deve tornare alla normalità, non c’è spazio per il nuovo Lester, egli è un estraneo e deve essere eliminato. Inoltre non riuscirà neanche a reinventarsi, infatti non porta a termine il suo obbiettivo primario: conquistare Angela. Nel momento cruciale si tirerà indietro, il vecchio Lester avrà la meglio e verrà giustiziato. Così si chiude quella che è una bellissima metafora per la contemporaneità. Termina così un film simbolo, uscito nel 1999, agli albori del nuovo secolo, che è assolutamente attuale e che dovrebbe far riflettere sulla propria vita, su propri obbiettivi, su dove stiamo andando a parare. Chi altro sta cercando di reinventarsi? Non Carolyne, la moglie che ha come bisogno primario quello di eguagliare Buddy, leader indiscusso delle agenzie immobiliari, forse Jane, la figlia, che cerca di scappare a New York con il vicino Ricky. La realtà è che noi tutti siamo un po’ Lester Burnham, sperando che non ci tocchi lo stesso destino che è toccato a lui, cerchiamo di fare i conti con la società, con le nostre pulsioni e con i nostri doveri. Non tutti abbiamo un’epifania decorata da tanti rossi petali di rosa, ma questi sono dettagli.

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