Curiosità

Cinema d’impresa: quando il cinema incontra l’impresa

Esistono diverse tipologie di cinema, tra queste anche il cinema d’impresa

Mai sentito parlare del cinema d’impresa? Se la risposta è no, siete nel posto giusto. Con questo articolo, noi di Filmpost, vogliamo far luce su un pezzetto di storia del cinema ormai perduto da tempo, ma che possiede ancora oggi un certo fascino. Il cinema nasconde mille sfaccettature, che non sempre sono note al pubblico di massa. Come il caso del cinema d’impresa. Un modo alternativo, ma ormai obsoleto, di utilizzare il cinema. Non solo per comunicare una storia e trasmettere delle emozioni, ma anche per promuovere l’azienda e i suoi prodotti. Uno strumento comunicativo utilizzato più di 50 anni fa, che però oggi potrebbe tornare ad essere un’alternativa valida alla pubblicità. Nè i consumatori, nè le aziende oggi sono a conoscenza del cinema industriale, un peccato per il fascino che ancora si porta dietro negli anni. Ma vediamo nel dettaglio di cosa si tratta quando parliamo di cinema d’impresa.

Cinema d’impresa: storia e origini

Come suggerisce il nome, il cinema d’impresa consiste nell’utilizzo, da parte delle aziende, di strumenti e tecniche cinematografiche per la realizzazione di filmati a scopo promozionale. Praticamente significa comunicare un’impresa attraverso il linguaggio cinematografico e i suoi strumenti. Questa pratica comunicativa era in auge durante il boom economico degli anni ’50, ’60 e ’70. Le grandi industrie italiane assoldavano la produzione di veri e propri film a registi di fama nazionale. Tra i più noti ricordiamo Federico Fellini, Bernardo Bertolucci e Dino Risi. Registi dunque di provenienza cinematografica, che si adoperarono anche per la produzione di film e documentari di carattere imprenditoriale.

Le aziende che scelsero di comunicare il proprio Io, la propria immagine o semplicemente il prodotto, lo fecero per comunicare ai consumatori la propria identità e i loro valori. Le imprese optarono per questo metodo e strumento di comunicazione, in quanto il cinema era il principale mezzo di comunicazione e rappresentava un momento di aggregazione e di condivisione. La pubblicità all’inizio del ‘900 era vista sotto una cattiva luce. Veniva considerata manipolatrice ed edulcorante della realtà, uno strumento in mano dei potenti per soggiogare le menti dei consumatori. Così le imprese che avevano più possibilità economiche scelsero di utilizzare meno lo strumento pubblicitario e di approdare sul grande schermo.

Il risultato fu la realizzazione di veri e propri film e documentari con soggetto l’industria e i suoi processi produttivi. Oggi non viene più utilizzato dalle imprese, se non sotto forma di strumenti più innovativi e d’impatto, come la pubblicità istituzionale. Con il cambiamento degli scenari economici e sociali, con il mutamento del consumatore e con lo sviluppo di nuove tecnologie, le aziende hanno dovuto modificare il loro modo di comunicare. Questo ha comportato l’abbandono del cinema industriale per metodi più moderni e prestanti.

Cinema d’impresa: i film d’impresa come prodotto industriale

I prodotti del cinema d’impresa sono i film e i documentari industriali. Essi sono caratterizzati dal racconto dell’azienda attraverso l’utilizzo di tecniche e strumenti cinematografici. I due formati possiedono tutti i canoni per essere classificati come prodotti cinematografici. L’unico aspetto che muta dal film vero e proprio è il soggetto delle riprese. Nel campo industriale si dà spazio all’impresa e a tutto ciò che la concerne: lavoro operaio, processi produttivi, volti di chi si sporca le mani e gli ambienti interni all’azienda. Si va dal mostrare semplicemente una catena di montaggio per la realizzazione di una macchina, ai volti di chi lavora. Tutto questo serve all’impresa per comunicare chi è l’azienda e cosa vi è dietro ad un marchio famoso e conosciuto ai più. Il fine ultimo è accrescere la propria reputazione all’esterno degli stabilimenti, farsi conoscere e mutare, dove ci siano, dei pareri negativi verso l’impresa.

Oggi non esistono più i film d’impresa per i motivi già elencati precedentemente. Però esistono i cosiddetti spot d’autore, ovvero degli spot pubblicitari diretti da registi cinematografici. Diversamente dai film, gli spot d’autore hanno durata minore e presentano le caratteristiche tipiche di un commercial pubblicitario. Ovvero viene inserito il prodotto e l’elemento narrativo emozionale, capace di suscitare delle emozioni e spingere all’acquisto. Tanti sono i registi che si sono sperimentati nel campo pubblicitario: Alejandro González Iñarritu, Spike Jonze e Spike Lee.

“La via del petrolio – parte II – Il viaggio” di Bernardo Bertolucci per Eni

Un esempio di film d’impresa è quello diretto da Bernardo Bertolucci per l’azienda Eni. Il film è stato realizzato nel 1967 e racconta del viaggio del petrolio dal luogo di estrazione in Iran, fino a raggiungere i cantieri di Genova. Da qui il petrolio verrà poi smistato in tutta Europa. La curiosità di questo film riguarda il fatto che il viaggio del petrolio attraverso le petroliere in Europa è simile ai viaggi rappresentati nei film di George Mélies. Si nota tantissimo l’ambientazione onirica, come se il viaggio del petrolio fosse al limite della realtà. Il film d’impresa ha anche un seguito, La via del petrolio – parte III – Attraverso l’Europa in cui si racconta il viaggio del minerale in Europa. Bernardo Bertolucci era solito lavorare per l’azienda Eni all’inizio della sua carriera, e realizzò dei film che sembrano in tutto e per tutto dei film pensati per il grande schermo.

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“La miniera di luce” di Dino Risi per Edisonvolta

La miniera di luce, diretto da Dino Risi nel 1950, è un esempio di documentario d’impresa. Diversamente dal film d’impresa, il documentario racconta semplicemente l’azienda senza ricorrere a quei racconti romanzati da film. Il documentario mostra la realizzazione della diga di Santa Giustina nella Valle di Non e della centrale elettrica di Santa Massenza. In La miniera di luce si raccontano i lavori e i cantieri della Edisonvolta, mostra i passaggi dei processi di costruzione della diga in soli 11 minuti. Dino Risi nel 1950 è agli inizi della sua carriera cinematografica, infatti solo nel 1953 venne prodotto il suo primo film. Molti dei registi cinematografici, coetanei di Dino Risi, si cimentarono in lavori legati alla cinematografia d’impresa per farsi conoscere e sperimentare i propri segni distintivi.

“Ottantamila particolari” di Franco Taviani per Fiat

Il film di Taviani racconta la costruzione, da parte di cinque amici, di una Fiat 131. Per costruire la macchina Fiat, i ragazzi hanno bisogno di diversi pezzi, così contattano la rete distribuzione ricambi e assistenza Fiat. Quindi il racconto di 25 minuti mostra l’efficienza e l’efficacia del servizio offerto dal marchio. Si mostrano tutti i passaggi per ricevere i pezzi, dalla chiamata al call center fino al funzionamento di tutta la rete distributiva. Un film d’impresa classico, che racconta un’azienda e il suo impegno nell’essere dalla parte dei consumatori. Franco Taviani dirige il film nel 1975, quando già dunque era noto nel panorama cinematografico italiano. La carriera di Franco Taviani è ricca di produzioni, tra cui spiccano diversi lavori per le più grandi aziende italiane: Enel, Alitalia, Agip e Olivetti.

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