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Diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.

Dolci e spietate, materne e conturbanti: le donne sono quella meravigliosa contraddizione che è meglio non sfidare. 

Scriveva Victor Hugo: <Dio si è fatto uomo; il diavolo si è fatto donna>. Questa idea sembra che sia stata condivisa da moltissimi sceneggiatori e registi nel corso degli anni. Infatti, per quanto riguarda il grande schermo non manca una suggestiva galleria di personaggi femminili curiosamente perversi e, proprio per questa ragione, terribilmente affascinanti. Dalla folle Glenn Close di Attrazione Fatale fino alla grandissima Kathy Bates di Misery non deve morire, dalla sensuale Sharon Stone di Basic Istinct fino all’odiosa Meryl Streep de Il diavolo veste Prada, l’elenco sarebbe davvero interminabile. Pertanto, la carrellata qui presentata non ha alcun fine di esaustività, ma si propone di segnalare cinque pellicole ruotanti intorno a personaggi femminili significativi in tal senso.

Cinque diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.1) Il Matrimonio del Mio Migliore Amico. 

Julianne Potter sta per compiere ventotto anni ed è sentimentalmente libera. La sua speranza in campo amoroso è Michael, suo migliore amico dai tempi del college, con il quale si era scambiata una decisa promessa: ‘Se arrivati a ventotto anni saremo ancora da soli, ci sposeremo io e te!’. Tuttavia, proprio in quei giorni Michael le comunica il proprio imminente matrimonio con la giovane Kimmy. Julianne decide di non mollare l’osso e, supportata dall’amico gay George, ricorrerà ad ogni mezzo per riuscire a separare i due promessi sposi: peccato che abbia solo quattro giorni di tempo e che Kimmy le proponga di essere la sua damigella d’onore. Nel 1997 da oltreoceano arrivò questo autentico gioiello, destinato a segnare indelebilmente la storia del cinema. Lo ammetto: ho visto questo film almeno dieci volte e sono pienamente convinto che sia la migliore commedia romantica dell’ultimo ventennio. Se non l’avete ancora visto, colmate quanto prima questa ingiustificabile lacuna: avrete un film in più da aggiungere ai vostri preferiti! Candidato agli Oscar per la miglior colonna sonora, ricevette ben tre nomination ai Golden Globe: miglior commedia, migliore attore non protagonista e migliore attrice protagonista. Infatti, oltre alla scrittura briosa e mai banale, il punto di forza della pellicola è il cast perfettamente in parte: Julia Roberts, amabilmente perfida, capace di conquistarsi tutta la simpatia dello spettatore; Rupert Everett, irriverente e affidabile, nella sua migliore interpretazione; Cameron Diaz, ingenua e immatura. Tra le numerose scene indimenticabili, dai titoli di testa fino al malinconico e tenerissimo finale, è doveroso ricordare il pranzo familiare tradottosi in karaoke di gruppo sulle note di ‘I say a little prayer’, con un Everett in stato di grazia (trovate qui sotto il video!).

<Ed ecco! All’improvviso la folla si apre e appare lui: bellissimo, elegante, raggiante nel suo carisma. Stranamente è al telefono, ma del resto… anche tu! Allora viene verso di te, con il passo agile di un felino e, benché tu a ragione intuisca che è gay, come la maggior parte degli scapoli di sconvolgente bellezza della sua età, ti dici: ‘Ma che Diavolo: la vita continua! Forse non ci sarà matrimonio, forse non ci sarà sesso… ma perdinci, ci sarà almeno il ballo!’>

 

 

 

Cinque diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.2) Jules et Jim.

Era il 1962 quando François Truffaut decise di adattare per il grande schermo il romanzo autobiografico di Henri-Pierre Rochè. Simbolo della Nouvelle Vague, la pellicola fu vietata ai minori di diciotto anni per il contenuto giudicato scandaloso. L’austriaco Jules e il francese Jim sono legati da una profonda assonanza intellettuale, che li lega in un’amicizia apparentemente indistruttibile. Tutto cambia quando fanno la conoscenza di Catherine: attratti dalla sua vivacità e libertà mentale, entrambi si innamorano di lei. Quando Jules la sposa, lei si scopre attratta anche da Jim: è l’inizio di un infinito rimbalzo che sfocerà in tragedia. Complesso ed estremamente letterario, il film è interamente costruito sulla grande capacità interpretativa della giovane Jeanne Moreau, femme fatale prigioniera di un’assoluta incapacità d’amare. Pronta a fare il bello e il cattivo tempo, è lei che tiene le redini del torbido triangolo: bastano le sue straordinarie capacità oratorie e lo sguardo languido a convincere i due uomini ad amarla ancora una volta, dimenticando le delusioni del passato. D’altro canto non è spregevole Catherine, ma portavoce di un’idea di amore anarchico e implausibile in una realtà altra dal puro sogno. Ella è condannata ad un eterno dissidio interiore, ma è ben decisa a non navigare da sola nelle acque dell’infelicità: meglio tuffarsi in compagnia nel caotico ‘tourbillon de la vie’.

<Mi hai detto: ‘Ti amo’. Ti dissi: ‘Aspetta’. Stavo per dirti: ‘Eccomi’. Mi hai detto: ‘Vattene’>.

Cinque diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.3) Venere in Pelliccia.

Thomas è un regista teatrale, alla ricerca dell’attrice protagonista del suo adattamento di ‘Venere in pelliccia’ di Sacher-Masoch. Alle audizioni si presenta un’aspirante attrice strampalata e apparentemente poco dotata, ma che casualmente si chiama proprio come la protagonista dell’opera, Vanda. Tra i due si crea un accattivante gioco erotico, in una perenne confusione tra attrice/autore e personaggi dell’opera. Nel 2013 Roman Polanski era in concorso a Cannes con questo gioco di coppia. La sfida era ardua: un teatro, due attori, novanta minuti di durata. Eppure, Polanski firmò un vero e proprio capolavoro, decisamente superiore al precedente e sopravvalutato Carnage. L’incontro tra due artisti si traduce in una guerra dei sessi spietata e crudele, dove l’uomo è vittima irrimediabile della donna, interpretata da un’immensa Emmanuel Seigner. È Vanda ad avere in pugno la situazione: lo seduce, lo frusta, gli mette letteralmente il guinzaglio, lo psicanalizza, lo provoca, lo incatena: in sintesi lo rende suo fedele schiavo. La pellicola è un gran colpo di teatro che fila via in un soffio, tra continui colpi di scena e cambi di prospettiva, in eterno bilico tra sogno e realtà. Il finale fieramente fallico è un grande omaggio ad Euripide (con tanto di recitazione metrica delle Baccanti!),  nonché l’orgogliosa rivendicazione di Vanda del proprio status di donna: da applausi a scena aperta!

<E poi Dio lo colpì e lo mise nelle mani di una donna>.

 

Cinque diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.4) Gone Girl- L’Amore Bugiardo.

Che film geniale! Tratto dall’omonimo romanzo di Gillian Flynn, nel 2014 David Fincher firmò una delle sue opere migliori. Nick ed Amy Dunne sono una benestante coppia newyorkese, che si mantiene grazie al successo di lei, autrice di una fortunata serie di libri per bambini chiamata ‘Amazing Amy’. Quando il giorno del quinto anniversario Nick rientra a casa, la moglie è misteriosamente scomparsa. Nonostante ciò ha lasciato degli indizi a Nick per trovare il proprio regalo, seguendo le regole di un giochino erotico da loro tradizionalmente tenuto in occasione dei festeggiamenti della propria rinnovata promessa. Mentre Nick grida la propria estraneità ai fatti e intraprende delle ricerche personali, i media asserragliano la sua casa e la polizia apre le indagini, convinti che si tratti di un ennesimo caso di femminicidio…ma la realtà è ben diversa e dai risvolti imprevedibili. Nulla di più si può dire della trama, perché il colpo di scena arriva al sessantesimo minuto, nonostante il film di minuti ne duri ben 160. Infatti, Gone Girl è un film estremamente ibrido nella sua netta divisione in due parti e generi. La prima si sviluppa come un giallo-thriller, capace di regalare brividi veri allo spettatore, desideroso di scoprire la soluzione dell’inghippo. A mistero risolto, l’atmosfera persiste nella propria ombrosità, ma la sceneggiatura si apre alla commedia nerissima, denunciando con ironia la cosiddetta televisione del dolore, l’inefficienza della polizia, il femminismo oltranzistico di base americana, la misandria latente che ha ormai contaminato l’opinione pubblica. Al centro di tutto una coppia infelice e malata di disamore, rancorosa e reciprocamente indifferente, incarnata da un ottimo Ben Affleck (strano a dirsi, ma vero!) e da una gigantesca Rosamund Pike, che ricevette più che meritatamente la nomination all’Oscar come migliore attrice protagonista, per quello che è ad oggi il suo ruolo della vita. Follemente diabolica e lucidamente perversa, Amy Dunne è uno dei personaggi femminili meglio scritti nella storia del cinema contemporaneo: uomini, non fate arrabbiare le vostre mogli, perché la vendetta è un piatto che va servito freddo…praticamente ghiacciato. Chapeau.

<Indizio Tre: ‘Sono io, la tua monella, con un’altra marachella. E per questo nuovo intrigo, certo merito un castigo. I regali per il quinto son già tutti in posizione, perciò apri quella porta con impegno ed attenzione’>. A voi scoprire cosa c’è dietro quella porta!

Cinque diabolici ritratti femminili al cinema: notturni di donne vendicative e manipolatrici.5) The Neon Demon.

Jesse (l’eterea Elle Fanning) è un’aspirante modella, trasferitasi a Los Angeles in cerca di fortuna. Qui ella entrerà presto a contatto con una realtà in cui l’unico valore tenuto in conto è quello estetico, ovvero il culto della bellezza fisica e nulla più. Presto adeguatasi alla vuotezza intellettuale di quell’ambiente, ella diventerà oggetto prima dell’ammirazione, poi dell’odio delle sue colleghe. Bisogna subito dire che il regista della pellicola è quel genio di Nicolas Winding Refn, autore, tra gli altri, anche di Drive e Solo Dio Perdona. Per i cinefili incalliti, non è un mistero quanto Refn sia una delle più belle scoperte degli ultimi anni: provocatore per natura, felicemente sovversivo, orgoglioso infrangitore di qualsiasi regola precostituita. Voleva lo scandalo e ci riuscì: al Festival di Cannes del 2016 il suo film fu criticato aspramente, con tanto di fughe dalla sala accompagnate da accorati inviti al regista a vergognarsi e da sonori fischi al termine della proiezione. D’altro canto, in barba al giudizio dei nasi arricciati diffusi nell’ambito dei Festival, si può dire che The Neon Demon sia un bellissimo film, capace di descrivere con efficacia e con sguardo assolutamente originale la vacuità del mondo della moda, la cui linfa vitale è la mera invidia. Surreale, eppure realissimo nella sua essenza grottesca, Refn traccia il ritratto sanguinolento di donne contro donne, in una guerra al massacro tra omicidio, stupro e necrofilia. Ma non temete, qui si arriva veramente a livelli estremi: il cannibalismo è dietro l’angolo. Consigliato a chi al cinema ama vedere davvero di tutto!

<So quello che sembro: certe ragazze ucciderebbero per assomigliarmi>.

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