Curiosità

I racconti di Terramare: l’importanza di apprezzare la vita

Una pellicola d'animazione tra mondo fantastico e realtà

A partire dal primo febbraio, la piattaforma Netflix ha arricchito il suo catalogo aggiungendovi numerosi film d’animazione. Non sono però film Disney o Pixar: sono le meravigliose pellicole dello Studio Ghibli. Le pellicole dello studio fondato da Hayao Miyazaki nel 1985 sono dei veri e propri scrigni d’oro dal contenuto preziosissimo. I racconti di Terramare, di cui parleremo in questa analisi, è liberamente ispirato al ciclo di romanzi della scrittrice statunitense Ursula Le Guin. Oggetto della pellicola sono il terzo e quarto libro della saga, liberamente rielaborati. Il film segna anche il debutto alla regia del figlio di Hayao, Gorō Miyazaki.

Il film affronta non solo la tematiche delle ansie e delle insicurezze ma anche la paura della morte. Cerca di far capire che più queste si alimentano più arriveranno a schiacciarci e diventare una parte della nostra anima. La paura della morte è forse la più difficile da controllare e quella con cui scendere a patti. Ma c’è solo un’altra cosa che può tenergli testa, ed è la vita. Comprenderne l’importanza e darle valore è una forza potente che ogni uomo può e deve usare quando si sente attanagliato da questa paura.

Indice:

I racconti di Terramare

La storia è ambientata in un regno fantastico in cui, nei tempi antichi, gli uomini e i draghi decisero di dividersi i quattro elementi della terra: aria e fuoco ai draghi, terra e acqua agli uomini. Questo ha permesso che si creasse una situazione di equilibrio tra i due mondi e regnasse la pace. Ma da qualche tempo, questo equilibrio sembra venir meno con la presenza di carestie ed epidemie. Il re, che cerca di risolvere la situazione, viene però assassinato da suo figlio, il principe Arren. Il giovane fugge dal castello dopo il parricidio e ruba la spada del re. Nella sua fuga si imbatte però in un branco di lupi e proprio quando si arrende alla morte viene salvato da una misteriosa figura. Un uomo che si presenterà a lui come Sparviere. I due viaggeranno insieme fino ad una città vicina dove Arren salva una giovane in pericolo. 

Questo nobile gesto però lo mette nei guai e viene preso dagli schiavisti. Anche in questo caso Sparviere accorre in suo aiuto e i due si allontanano nuovamente dalla città. Dopo un lungo viaggio giungono a casa di una vecchia amica di Spaviere: Tenar. Qui Arren ritroverà la stessa ragazza che aveva aiutato in città e scopre che il suo nome è Therru. Durante il loro soggiorno Arren scoprirà anche la vera identità di Sparviere. L’uomo è in realtà Ged, l’Arcimago, un mago supremo che viaggia in cerca di risposte per ciò che sta accadendo nel mondo. Arren stesso è profondamente turbato per ciò che ha fatto e confessa di aver dentro di sé una potente oscurità che prende il sopravvento sul suo lato buono. Questa sarà la grande sfida che si troverà ad affrontare per proteggere gli altri e per conoscere davvero se stesso.

L’equilibrio del mondo 

Uno dei temi fondanti di questo film è il rapporto con la natura. Una tematica questa che è presente in quasi tutti i film dello Studio Ghibli. Nel film ci sono molti riferimenti ad essa e al prendersi cura dei suoi doni preziosi. In particolare questo si evince soprattutto quando la strada dei due protagonisti si incrocia con quella di Tenar nella sua fattoria. La donna gestisce da sola il suo gregge, il suo terreno e coltiva tutto senza l’aiuto della magia. Quando Sparviere e Arren la aiutano per ripagare l’ospitalità, il ragazzo si domanda perché l’uomo, a sua volta, non usi la magia. Sparviere gli fa notare proprio come nel mondo ci sia un equilibrio e come ogni cosa, dalla pianta più piccola all’uomo, abbia il fondamentale dovere di svolgere il proprio ruolo per mantenerlo. Se si usa la magia, una forza straordinaria, questo equilibrio verrà meno.

L’uomo deve essere quindi in grado di non abusarne. Deve comprendere come la natura sia un luogo meraviglioso in cui gli è stato concesso vivere. Il richiamo all’ambientalismo e la cura della natura è fortissimo. Un messaggio chiaro per far comprendere agli uomini la realtà e per ricordargli l’infinita piccolezza della loro esistenza se comparata con la straordinaria forza della natura. Un richiamo che anche il nostro Leopardi ci suggeriva nelle sue Operette morali, con il famoso incontro tra la Natura e l’Islandese. Un messaggio che oggi più che mai dovremmo essere in grado di cogliere, che serve a farci capire come la nostra avidità e la nostra sete di controllo non sia che effimera. La natura ci ha concesso lo straordinario privilegio di vivere le nostre vite sulla terra e ammirare le sue meraviglie, sta a noi capire con umiltà quale sia la nostra vera posizione nel mondo.i-racconti-terramare2

L’oscurità che abita in noi – I racconti di Terramare

Un altro tema che I racconti di Terramare affronta è quello dell’oscurità. Quella che, incosciente, sopita, tutti noi in fondo abbiamo. Nel film il personaggio che risente maggiormente di questa oscura presenza è chiaramente Arren. Questa forza lo spinge a compiere azioni terribili come l’assassinio del padre. Un’oscurità che lo segue come un’ombra e che raggiunge una potenza tale da far scindere dal suo corpo, il lato più buono della sua anima. Quando Arren si allontana dalla fattoria lo fa proprio perché non vuole che questa forza, che non riesce a controllare, faccia del male agli altri. Ma sul suo cammino si scaglia Aracne, lo stregone, acerrimo nemico di Sparviere. Quest’ultimo lo inganna dicendo che Sparviere è malvagio ed è disperatamente in cerca della vita eterna. Invoca in questo modo il suo aiuto e lo persuade, dopo averlo indebolito con una pozione, a confessare il suo vero nome.

Secondo gli stessi principi che reggono l’equilibrio del mondo infatti, ogni cosa ha un vero nome, e se questo viene svelato, concede la possibilità di controllarne il possessore. In questo modo Aracne controlla Arren e lo scaglia contro Sparviere. Ma diversamente dall’oscurità di Aracne quella di Arren non è l’incarnazione del male. Arren non è mai stato cattivo. La sua oscurità è l’incarnazione delle sue paure, delle ansie e delle insicurezze: le stesse che abbiamo tutti noi. Un’oscurità che lui stesso ha creato, esattamente come le paure e le insicurezze che come esseri umani enfatizziamo e alimentiamo, creando nemici ad hoc di noi stessi. Una forza questa che lo porterà a non non vedere ciò che ha davanti, lo spingerà a sottovalutare ciò che ha e lo convincerà che non c’è nulla per cui vale la pena vivere; un atteggiamento che farà arrabbiare Therru, l’unica che riuscirà a salvarlo. 

L’immortalità della vita 

L’oscurità che attanaglia l’anima di Arren è il frutto di emozioni e sensazioni che non riesce a controllare, e saranno proprio queste che lo spingeranno a desiderare la morte. Ma perché si comporta in questo modo? Arren è un ragazzo profondamente solo e si è lasciato assoggettare da queste paure. Tra queste c’è forse la paura più grande di tutte, quella che tutti noi proviamo: la paura della morte. Questa condizione spaventa e atterrisce ogni essere umano, in maniera forse diversa, ma tutti la sperimentiamo. Ed è questa paura che accomuna Arren e Aracne. Ma li rende forse uguali? No. Arren ha paura, solo che invece di cercare di controllarla, si abbandona ad essa. Nel vicolo della città sta per essere sedotto dal potere effimero e fuorviante della Azia, un’equivalente della droga che ha lo stesso effetto: dimenticare i tormenti. Ma questa è la via più facile da percorrere. 

Aracne allo stesso modo condivide questa paura, ma invece di abbandonarsi ad essa cerca di vincerla e ingannarla. È lui ad aver causato la rottura dell’equilibrio aprendo un ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti e cercando con l’aiuto della magia oscura, di ingannare la morte. Ciò che entrambe però non comprendono è come sia la finitezza della vita a renderla preziosa. Non si deve temere la morte e cercare di ingannarla, perché così si insulta la vita stessa. Aracne non lo comprende; è assetato di vita, cerca disperatamente e ossessivamente la possibilità di vivere in eterno. Arren invece lo capisce proprio grazie a Therru. La ragazza gli fa capire come lui abbia paura di vivere la vita perché condizionato dalla consapevolezza che essa finirà. Non capisce però che è proprio per questa consapevolezza che deve vivere anche per amare gli altri e per prendersene cura.i-racconti-di-terramare7

Therru – I racconti di Terramare

Ad affiancare Arren in questa avventure c’è una protagonista femminile: Therru. In molti film dello Studio Ghibli le protagoniste sono delle giovani ragazze, da Kiki a Sophie. Ma chi è davvero Therru? La ragazza subiva maltrattamenti dai genitori, i cui segni sono ancora visibili, e dopo la fuga è stata accolta da Tenar. In un momento molto toccante la ragazza canta una canzone che rievoca la sua condizione di sofferenza e solitudine, canzone che tocca profondamente lo stesso Arren. Sarà lei a salvarlo dalle grinfie di Aracne e da se stesso. Sparviere infatti le affida la spada che Arren aveva perso. Quella stessa spada che il ragazzo aveva rubato al padre e che non era mai riuscito a sfoderare. Perché? Purtroppo questa è una domanda alla quale non si ha un’esatta risposta.

L’ipotesi più accreditata però è che la spada sia stata rubata da Arren per contrastare la sua ombra più malvagia. Una volta riuscito a dominare questo suo lato, la spada si è lasciata impugnare, riconoscendo l’animo cambiato del principe e permettendogli di ferire Aracne, che era l’essenza dell’oscurità. Tutto questo accade grazie a Therru che convince Arren del valore della vita e lo spinge ad agire. Ma verso la fine del film è lei stessa a cadere nelle grinfie di Aracne. Questo la stringe a sé fino, in apparenza, ad ucciderla. Ma improvvisamente Therru si rialza e si trasforma in un drago. Cosa significa questo? Anche qui c’è un riferimento ai libri. Therru è imparentata con un drago antico, e nel quinto libro della saga si trasforma a sua volta in uno di essi. La trasformazione avviene quindi poiché esiste questo legame tra lei e il mitico animale.

Un mondo fantastico ma reale 

Nel film, sebbene ci siano state delle scelte incongrue nella gestione della trama, si trattano comunque altre tematiche importanti che sono spunti di riflessione. Oltre agli altri già citati in precedenza troviamo ad esempio il richiamo allo schiavismo. Nella città in cui Sparviere e Arren si fermano ciò che colpisce il ragazzo è la vita frenetica della città e della sua economia. C’è una fila di uomini e donne pronti per essere caricati su dei grandi carri, mentre altri vengono venduti al miglior offerente. Arren è profondamente colpito dalla consapevolezza del poco valore che è associato alla vita. Eppure anche lui, preso da quell’oscurità, gli attribuisce poco valore. In questo modo il film riafferma quanto la vita sia importante usando un’immagine ben più crudele. La città stessa richiama una grande metropoli guidata dall’economia, con i suoi vicoli affollati di banchi e venditori che offrono qualunque tipo di merci.

Allo stesso modo si da grandissima importanza alla rappresentazione delle cose semplici. Tenar ha la sua fattoria dove conduce una vita frugale. Si prende cura dei suoi animali e con grande umiltà vive una vita guidata dai valori semplici. La sua gentilezza verso gli ospiti, chiunque essi siano, è indice di quella bontà e di quell’altruismo che dovremmo avere verso gli altri. Una disposizione che al giorno d’oggi si è persa e che ha offuscato la vista dell’uomo dietro al pregiudizio e alla presunzione che l’altro sia inferiore a noi. Il messaggio è chiaramente di uguaglianza, gli uomini sono tutti uguali e hanno tutti un ruolo da ricoprire nel mondo. Chiunque tenti il contrario, pecca di tracotanza e superbia, sentimenti che hanno animato Aracne e che sono stati la causa irreversibile della sua rovina. Un modo semplice e delicato per ricordare quali sono i valori importanti della vita.

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