King Kong: dietro le quinte del film di Peter Jackson

Curiosità sul "making of" del film con Naomi Watts ed Andy Serkis

King Kong è un film di Peter Jackson del 2005 e rappresenta il secondo remake dell’omonimo classico del 1933. Un budget stellare (207 milioni di dollari), 550 milioni incassati al botteghino e altri 100 con le vendite in home video. Peter Jackson ricevette 20 milioni di dollari per dirigere il film: all’epoca il salario più alto mai pagato a un regista. Nel 2006 King Kong si aggiudicò tre premi Oscar a fronte di quattro candidature: miglior sonoro, miglior montaggio sonoro e migliori effetti speciali. Naomi Watts, Adrien Brody, Jack Black e Andy Serkis sono le star di una pellicola che Empire ha inserito nella lista dei 500 film migliori della storia. Se il film è innegabilmente spettacolare nelle sue sequenze mozzafiato, altrettanto interessanti sono i dettagli da scoprire sulla produzione, la preparazione degli attori e il making of del film.

L’incredibile preparazione di Andy Serkis – dietro le quinte di King Kong di Peter Jackson

Andy Serkis ha dedicato mesi e mesi alla preparazione del ruolo di Kong, a partire dallo studio dei gorilla. L’attore britannico ha voluto calarsi totalmente nella parte proprio cominciando dallo studio dei giganteschi animali in Rwanda. Questo per essere in grado di riprodurre la loro mimica facciale, i movimenti e il comportamento. Curiosa poi l’amicizia che Serkis ha stretto con Zaire, una femmina di gorilla di uno zoo nei pressi di Londra. Non solo, l’attore è stato inamovibile sul fatto che Kong non dovesse in alcun modo essere carnivoro; i gorilla, infatti, sono esclusivamente erbivori. Nel corso delle riprese di King Kong di Peter Jackson, Andy Serkis ha recitato con ben 132 sensori sul volto, per catturare e restituire al meglio ogni singola espressione.

Essenzialmente, Serkis ha recitato la sua parte due volte. Prima, in costume da gorilla, accanto a Naomi Watts, affinché l’attrice potesse avere qualcuno in carne ed ossa con cui interagire. Successivamente, ha dovuto ripetere la sua performance indossando una tuta dotata di sensori di movimento; la stessa soluzione adottata nella trilogia de Il Signore degli Anelli, per la parte di Gollum.

New York e l’Empire State Building

Davvero impressionante la resa in digitale della New York del 1933. Un lavoro in cui è stata spesa la massima attenzione ad ogni singolo dettaglio; al punto che è possibile distinguere la bellezza di novantamila edifici diversi. Per non parlare poi della ricostruzione in CG dell’Empire State Building. Basti pensare che la costruzione dell’edificio, nella realtà, ha richiesto quattordici mesi di lavoro; la versione in digitale, invece, è stata realizzata in diciotto. Diciotto mesi veramente ben spesi, a giudicare dal risultato finale sullo schermo.

Naomi Watts, Adrien Brody e Jack Black – dietro le quinte di King Kong di Peter Jackson

Forse non tutti sanno che il colore arancione è stato letteralmente bandito dal set di King Kong; proibito anche nelle scelte di fotografia e nelle fonti luminose. Questo per una ragione curiosa legata a Naomi Watts: pare infatti che l’arancione creasse uno strano effetto con i penetranti occhi azzurri dell’attrice. Adrien Brody è stata la prima e unica scelta di Peter Jackson per il ruolo di Jack Driscoll in King Kong. Informato della cosa, firmò il contratto ancor prima che fosse pronta la sceneggiatura. Un dettaglio in più: nel film Brody ha realizzato senza stunt double tutte le sue sequenze alla guida. Diversa la storia per Jack Black, che per il ruolo di Carl Denham era in competizione con Robert DeNiro, George Clooney e Ian McKellen. Peter Jackson obbligò Jack Black a indossare una parrucca per tutte le riprese; il regista, infatti, non era soddisfatto del taglio di capelli dell’attore.

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