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Netflix e cinema. A che punto siamo?

Netflix e cinema. A che punto siamo? Le piattaforme di streaming e le sale cinematografiche. Un’evoluzione lunga 20 anni.

Probabilmente quello che seguirà non sarà un articolo analitico/ pseudoscientifico sui dati di affluenza nelle sale contro il numero di abbonati alle piattaforme di streaming moderne.
Piuttosto sarà una piccola riflessione sugli scorsi venticinque anni in merito ai cambiamenti epocali che hanno portato i consumatori ad approcciarsi ai prodotti audiovisivi in maniera sempre diversa, fino ad arrivare ad oggi, l’epoca del cosiddetto Internet 3.0.
Chi pensa che Netflix e co. stiano uccidendo il cinema, portando via profitti alle società di distribuzione “classiche”, potrebbe avere ragione a metà.
Se, infatti, sul finire degli anni novanta e l’inizio del nuovo millennio le case di produzione, major in prima fila, hanno fatto una guerra a tutto campo alle piattaforme di streaming, nell’ultimo decennio le stesse si sono adattate, per forza di cose, ad un mercato che è andato cambiando, dal lato della domanda.
Se oggi siamo così abituati a poterci godere le ultime uscite a pochi mesi dalla loro distribuzione, comodamente seduti sul divano o, molto spesso, sdraiati sul letto con il proprio portatile adagiato sulle gambe (cosa, al dire il vero, abbastanza nociva, ma in fondo non siamo dottori qui, quindi tant’è), gran parte del “merito” va alla pirateria, che, pur con ovvie finalità lontane dalla legalità, ha saputo cambiare le abitudini del consumatore. E, per quanto l’antipirateria abbia sempre, giustamente, ideato dei mezzi per contrastare nelle aule dei tribunali, per limitare e ristorare le società degli ingenti danni causate dalle perdite di presenze in sala, è indubbio che la pirateria abbia dettato dei nuovi “standard” di consumo dei prodotti audiovisivi.

Dopo Napster (prima piattaforma di file sharing, pur con un’origine relegata ai prodotti musicali, a cui seguirono altre piattaforme dove scaricare file video), nonostante la “sconfitta” in tribunale di questa, la vittoria delle piattaforme di streaming è stata quella di creare un nuovo tipo di consumatore, con dei tratti che, piano piano, hanno incominciato a spargersi a macchia d’olio e ad interessare una fetta talmente grande di mercato da costringere le aziende multinazionali e indipendenti a spendere le proprie energie, umane e finanziarie, nell’ideazione di modalità di distribuzione più adatte ai tempi correnti, che riuscissero, allo stesso tempo, a garantire una giusta remunerazione agli addetti ai lavori.

Ed ecco che i nostri apparecchi elettronici sono, oggi, pieni di applicazioni e programmi di società multimiliardarie che distribuiscono film e serie tv appoggiandosi a diverse modalità di business che garantiscono degli introiti da capogiro e dei livelli di qualità nell’offerta che ha ormai da tempo iniziato a dettare standard che, in poco tempo, hanno coinvolto anche le multinazionali del cinema, sempre più orientate a massimizzare i propri sforzi nel mondo della distribuzione digitale.

I costi della distribuzione digitale sono, d’altronde, meno onerosi rispetto a quella classica, costituita da un’infrastruttura molto costosa, al contrario del digitale, che, invece, ha abbattuto questa infrastruttura.

La situazione delle sale, dati alla mano, mostra, comunque, un cinema che, dopo un periodo di forte affanno, proprio durante il boom della pirateria, sta riuscendo a riappropriarsi di una fetta consistente di mercato. Certo, il divario fra major e società indipendenti sembra farsi sempre più marcato perché, dove le prime possono contare su investimenti talmente alti da potersi permettere flop al bottegino (tanti, se si pensa alle somme interessate in una produzione hollywoodiana), le seconde faticano a trovare spazio nei circuiti, quasi sempre di multisale, risultando la distribuzione di un film indipendente una vera scommessa.


Nonostante questo, la gente continua ad andare al cinema, fortunatamente. Ma gli alti prezzi dei biglietti e la concorrenza sempre più competitiva, che offre cataloghi da capogiro, con una forte tendenza alle serie tv, in cambio di pochi euro al mese, porta gli spettatori a scegliere accuratamente cosa guardare al cinema, rinunciando, ovviamente, ad altre scelte. E queste, il più delle volte, sono orientate ai grandi blockbuster che guadagnano cifre altissime in pochi giorni.

Il percorso iniziato qualche anno fa dallo società di Los Gatos, ad oggi fortemente consolidato e ben indirizzato, sembra essere quello giusto. La concorrenza fa bene e fa crescere il mercato. Chi vuole dunque distribuire nelle sale sa che dovrà offrire prodotti sempre più curati in ogni aspetto: il consumatore, oggi, è ben abituato e si aspetta il meglio.

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