Schindler’s List: Oliwia Dabrowska, storia della bambina col cappotto rosso

Un'immagine che è diventata un simbolo

Un omaggio ad Anatomia di un rapimento di Akira Kurosawa, un messaggio di denuncia contro l’indifferenza verso il massacro degli Ebrei; una metafora dell’innocenza o un simbolo del sangue versato dalle vittime dell’Olocausto. Comunque lo si guardi, in qualunque modo lo si interpreti, quel cappotto rosso in Schindler’s List è immagine paradigmatica. Oliwia Dabrowska è colei che nel 1993 è diventata famosa in tutto il mondo per la parte della bambina col cappotto rosso in Schindler’s List. La vediamo per la prima volta nella sequenza della liquidazione del ghetto di Cracovia, quando Oskar Schindler la scorge tra i soldati nazisti. La ritroviamo più avanti, quando lo stesso Schindler la riconosce – proprio da quel cappottino – su un carro pieno di cadaveri ammassati. Un’immagine simbolica e fortissima che in qualche modo ha segnato in maniera inevitabile anche la vita della stessa Oliwia Dabrowska.

L’idea di inserire il personaggio della bambina col cappotto rosso in Schindler’s List venne a Steven Spielberg dopo un racconto di Audrey Hepburn. Durante la Seconda Guerra Mondiale, Audrey Hepburn viveva nei Paesi Bassi, sotto il regime nazista. Mentre giravano Always – Per Sempre nel 1989, Hepburn raccontò a Spielberg di aver visto una bambina vestita di rosso camminare in mezzo a un gruppo di persone deportate su un treno. Un episodio, questo, che la segnò profondamente. Steven Spielberg decise di inserire quel cappotto rosso come unico tocco simbolico di colore nel film girato interamente in bianco e nero.

Oliwia Dabrowska, la bambina col cappotto rosso in Schindler’s List

All’epoca di Schindler’s List, Oliwia Dabrowska aveva circa quattro anni; il regista le fece promettere di non vedere il film fin quando non avesse compiuto 18 anni. Oliwia violò quell’accordo e vide per la prima volta Schindler’s List quando ne aveva 11, rimanendo profondamente turbata e impressionata. “Era veramente orribile, non riuscivo a capire granché all’epoca” raccontò Dabrowska al The Times. “Ero sicura che non avrei più rivisto il film. Mi vergognavo di farne parte ed ero arrabbiatissima con i miei genitori che avevano raccontato a tutti che la bambina col cappotto rosso in Schindler’s List ero io. Quelli che lo sapevano dicevano che ero stata brava, ma poi cominciavano a farmi domande sull’Olocausto a cui non sapevo rispondere.

Non appena compiuti i 18 anni, Oliwia decise di rivedere il film, con altri occhi e una diversa consapevolezza. Si rese conto di aver preso parte a qualcosa di veramente importante e capì che Spielberg aveva ragione; per vedere il film doveva aspettare di essere più matura. Dopo Schindler’s List, la bambina col cappotto rosso lavorò nel cinema solo una seconda volta, prima di cambiare vita completamente. Dopo gli studi, Oliwia Dabrowska ha iniziato a lavorare come bibliotecaria nella città di Cracovia.

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