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Whiplash: una colonna sonora degna di Oscar

Whiplash è un film diretto da Damien Chazelle, uscito nelle sale nel 2014 e vincitore di tre premi Oscar, tra cui Miglior sonoro (a Craig Mann, Ben Wilkins e Thomas Curley), con protagonisti Miles Teller e J.K. Simmons.

Ecco una breve analisi della sua colonna sonora, unica nel suo genere.

Prima di tutto bisogna specificare che si intendono con “Miglior sonoro” le scelte che vengono effettuate per quanto riguarda la componente audio  (musiche, rumori, dialoghi e qualsiasi altra componente audio, sia diegetica che extradiegetica, o mediata), quindi l’insieme di ciò che viene ascoltato durante tutta la durata del film. Non è da confondere con il “Miglior mixaggio sonoro”, che invece riguarda il modo in cui le componenti audio vengono correlate e assemblate insieme, in post-produzione.

Il film racconta le vicende di un giovane batterista, Andrew Neiman, e del rapporto tormentato che ha con la musica e soprattutto con il suo maestro, Terence Fletcher. Buona parte del film, quindi, è composta da sola musica, tra cui la scena finale, in cui i dialoghi e i rumori di fondo quasi si annullano.

Il compositore è lo statunitense Justin Hurwitz, (in collaborazione con Tim Simonec) il quale, in Whiplash, è alla sua seconda composizione su tre. Siamo di fronte ad un chiaro esempio di binomio compositore-regista, in quanto tutte e tre le collaborazioni per la composizione di una colonna sonora di un film sono proprio con Damien Chazelle, compresa quindi l’ultima per “La La Land”, vincitore di sei premi Oscar, di cui due sono stati assegnati proprio a Hurwitz: Migliore Colonna Sonora e Migliore Canzone (City of Stars).

La componente quasi totalmente musicale è insolita, dato che non si tratta di un musical, bensì di un dramma. Inoltre è uno dei migliori film del 2014, e la storia è strettamente legata alla musica. Racconta, infatti, diversi suoi aspetti: non solo la bellezza e il senso di pace, ma anche il sacrificio (sia fisico che mentale); le rinunce materiali e sociali che bisogna fare per raggiungere l’obiettivo di diventare un musicista professionista e ultimo, ma non per importanza, la feroce competizione tra aspiranti musicisti e soprattutto l’incomprensione generale e lo stereotipo secondo cui il musicista è sostanzialmente un fallito senza vere ambizioni.

La colonna sonora del film, secondo le dichiarazioni dello stesso compositore, è stata pensata, insieme al regista, all’incirca un anno prima dell’inizio delle riprese, e si pone come problema principale il modo di creare una sottolineatura efficace, nonostante la presenza di pezzi di repertorio, come appunto “Whiplash”. La soluzione, scartati l’utilizzo di un’orchestra e di una partitura interamente elettronica, è stata trovata utilizzando le tecniche di creazione di una partitura elettronica, ma con strumenti veri, in modo tale da creare un senso di continuità e unità con le musiche di repertorio. I temi, invece, sono quasi interamente legati al protagonista, Andrew, in un chiaro leitmotiv emozionale e psicologico, che fa entrare lo spettatore nella mente del personaggio. Proprio in questo senso, dato il grande scompenso psicologico creatogli dal Maestro Fletcher, in tutti i temi è presente anche un pezzo della sua psicologia e della sua personalità, sempre per un discorso legato alla linearità e all’unione con il repertorio classico, riarrangiato per il lungometraggio.

Il filo conduttore che lega le varie componenti della colonna sonora è il Jazz, un genere musicale che non trova grande spazio all’interno del Cinema, ma che in questo lungometraggio viene proposto come colonna portante di eventi e situazioni. Infatti sia i pezzi di repertorio che le musiche originali sono uniti dalla variabile del Jazz, il quale riveste un ruolo musicale (e non) da protagonista. Tuttavia le musiche di repertorio sono state riarrangiate in chiave moderna, in quanto la storia si svolge in quest’epoca, e non nei “lontani” anni di metà secolo scorso; una rifunzionalizzazione , dunque, utile a rendere la pellicola il più possibile verosimile.

Del repertorio classico fanno anche parte i pezzi di Charlie Parker, noto jazzista di cui il film suggerisce una vera e propria ossessione, in quanto il Maestro Fletcher insegue il suo sogno di trovare il suo “Bird”, soprannome del jazzista. Buddie Rich viene chiamato in causa invece dal punto di vista citazionistico, in quanto la scena finale del film, composta da un lunghissimo assolo, è un chiaro omaggio alla sua  “Caravan”.

Anche il titolo del film, “Whiplash”, è una citazione, dell’omonimo pezzo in 7/4 che ha collegato il jazz classico a quello contemporaneo, riferimento anche al processo di ibridazione e contaminazione che è soggetto alla composizione della maggior parte delle colonne sonore del cinema.

 

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