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Gli ultimi zar: recensione della docu-serie targata Netflix

Analizziamo la breve docu-serie sulla famiglia Romanov

Gli ultimi zar recensione. Il progetto di una docu-serie sulla famiglia Romanov è stato partorito da Nutopia, casa di produzione già autrice di The Great American Read. L’ambizione ha portato gli studi gestiti da Jane Root a instradarsi verso un nuovo genere cinematografico: il megadoc. Quest’ultimo consiste in un “insieme di cinematografia epica, dramma basato sull’azione e documentario d’alto rango“. È in questo contesto che si inserisce Gli ultimi zar, ponendosi a metà fra il dramma familiare e la ricostruzione storica. Una formula complessa, che rischia di diventare un miscuglio poco digeribile di realtà e finzione. Netflix ha comunque abbracciato questa iniziativa continuando a puntare sul documentario, seppur in questo caso mitigato dalla resa drammatica.

Una buona sceneggiatura sulla triste storia dello zar Nicola II si scrive da sé e facilmente si presta al grande e al piccolo schermo, come testimoniato dalle numerosissime trasposizioni. In questo caso viene raccontato l’arco narrativo che va dal 1894, anno della morte di Alessandro III, al 1925, quando si palesa l’ennesima Anastasia. In sei puntate da quaranta minuti ciascuna ci viene mostrata la parabola discendete dei Romanov e l’esplosione della rivoluzione russa, ripercorrendo le gesta di numerosi personaggi storici. La serie, sempre incentrata sulla famiglia reale, riesce anche a dare spazio a figure come Rasputin, Sergej, Stolypin, Jusopov, Jurovskij e Kerenskij. Un buon calderone di di storie e personalità intriganti. In questa recensione de Gli ultimi zar scopriremo se Nutopia è stata in grado di gestirle.

Indice

Dramma storico? – Gli ultimi zar recensioneGli ultimi zar recensione

Il formato di questa serie prevede una preponderante dose di dramma, dove attori interpretano i personaggi storici, e fugaci interventi di esperti che contestualizzano gli avvenimenti. Gli ultimi zar non riesce ad amalgamare i due generi, facendoli spesso cozzare l’uno contro l’altro. Se da un lato il dramma va a minare l’accuratezza della resa storica, le parentesi documentarische spezzano il processo di immedesimazione. È un’insolita via di mezzo che non riesce a spiccare in nessuna delle due parti.
Se la piuttosto bassa qualità della recitazione è perdonabile per un prodotto simile, imperdonabili sono le troppo frequenti inesattezze storiche. La Duma passa dall’essere un parlamento a essere un “governo eletto” e le figlie del re Montenegrino vengono chiamate “principesse nere”, un soprannome mai esistito.

La causa può essere un’ingenua confusione tra la parola russa cherniye (nero) e Chernogorskiye (montenegrino), errore che in ogni caso mette in dubbio l’effettivo livello di conoscenza degli sceneggiatori. L’apice lo si raggiunge con l’inquadratura della Piazza Rossa recante il monumento di Lenin, in realtà vivo e vegeto per altri venti anni. A concorrere alle inesattezze storiche ci sono i dialoghi fra i personaggi, colmi di espressioni fuori luogo e inesistenti. Sebbene a tratti stereotipato, il fascino della Russia è comunque ricreato con successo grazie alla cura dei costumi e degli interni. Gli esterni invece sono gestiti attraverso establishing shot e carrellate dei bellissimi paesaggi siberiani, ideali per la creazione di un’atmosfera suggestiva.

Grandi nomi – Gli ultimi zar recensioneGLi ultimi zar recensione

Gli ultimi zar mette in gioco una moltitudine di grandi personalità, che non riescono però a esprimersi in modo completo per mancanza di tempo. L’attrattiva che li accompagna è tuttavia sempre presente e in alcune occasioni basta: è il caso di Grigori Rasputin. Ben Cartwright lo rende forse in modo troppo brutale, ma il monaco pazzo si conferma come una delle figure più intriganti di tutta la storia russa. Durante il suo peregrinaggio si rende protagonista di inquadrature emblematiche e da solo riesce a tenere saldamente in piedi un paio di episodi.

Il discorso cambia per gli altri personaggi secondari: Sergej è lo stereotipo di un obsoleto autocrate, mentre Stolypin e Yurovskij, seppur sufficienti, vengono totalmente oscurati dalla sceneggiatura di Rasputin. Questa, nonostante non sia particolarmente brillante, si avvale del misterioso fascino di una figura storica enigmatica. Un santone che dalla desolata Siberia arriva ad avere una così grande influenza direttamente sullo zar. L’approfondimento di questa e altre storie esuli dalla conoscenza collettiva giova alla serie, che si fa portatrice di un valore culturale e educativo. Questo viene però indebolito da troppe scene di sesso gratuite che, data la loro ridondanza, finiscono per danneggiare l’impatto simbolico che potrebbero avere.

E tu da che parte stai? – Gli ultimi zar recensione

Uno degli aspetti più riusciti di questa serie è certamente il duplice sentimento che si prova verso la coppia reale. Traspare forte e chiaro l’amore tra zar e zarina, l’unica coppia reale europea a condividere il letto nuziale. Grazie soprattutto alla prestazione di Susanna Herbert, l’unica ad offrire una buona performance, nei panni di Alexandra proviamo compassione per quella che è in primo luogo una madre e una moglie. Ci vengono mostrati gli errori di una famiglia umana che non riesce a comprendere ciò che avviene al di fuori della loro reggia.
Le sconfitte in guerra e l’emofilia del figlio, con conseguente influenza di Rasputin, logorano uno zar che già non è in grado di essere al comando. Si nasconde nella sua gabbia dorata, indeciso e timoroso. Il suo essere un buon padre e un marito devoto spesso compromette la sua obbiettività, portandolo verso decisioni logoranti per lo Stato.

La guerra per il controllo di uno zar debole viene naturale e Stolypin e Rasputin si contendono l’anima dell’imperatore, peggiorando ulteriormente le già precarie abilità di giudizio di Nicola II, sospeso fra due poli.
Nonostante le dure repressioni ai danni di poveri contadini è impossibile non provare compassione per la storia della famiglia Romanov. Persino lo stesso Aleksandr Kerenskij, convinto antizarista, sembra provare compassione per la famiglia reale e si fa carico della loro protezione. Qui Gli ultimi zar gioca in casa, costruendo il proprio climax grazie al triste finale noto: sappiamo già come finirà, ma ciò non fa altro che alzare la tensione. Complice un’ottima e pulita resa fotografica alcune scene hanno un effettivo valore drammatico, interrotto però dalle analisi degli esperti.

Conclusioni Gli ultimi zar recensione

Concludiamo la recensione de Gli ultimi zar affermando che si tratta di un esperimento in parte riuscito e in parte no. L’ibridazione non ha dato i risultati sperati, svilendo entrambi i generi. Appare chiaro come questa docu-serie sia una serie tv mancata. La parte documentaristica è quasi superflua: gli esperti danneggiano l’opera più che arricchirla. In una serie tv canonica avremmo avuto un livello recitativo più alto e maggiore spazio per tutti i personaggi, aggiungendo quella dimensione di rapporto con i protagonisti che manca nella serie.
Ci sono aspetti positivi: la serie ha comunque un ottimo valore informativo e, tralasciando i grossolani errori, traccia un disegno della Russia in fermento piuttosto affidabile anche se semplicistico. La parentesi di Berlino nel 1925 è però totalmente fuori luogo: la servitù dei Romanov tenta di capire se ha trovato la vera Anastasia.

Franziska Schanzkowsk, alias Anna Anderson, è invece l’ennesima pazza che si crede la duchessa Romanov e il suo unico ruolo nella serie è favorire il montaggio che porterà al massacro nella casa per uso speciale.
Il paragone con The Crown è impietoso: oltre alla differenza sostanziale tra dramma storico e docu-serie ci sta la netta differenza qualitativa. Gli ultimi zar avrebbe potuto uscirne meglio senza inserti documentaristici, ma non è un’opera da bocciare in toto. È consigliata agli amanti della cultura russa e contribuisce a fare ulteriore luce su una delle vicende più oscure di sempre. Peccato per la sensazione di occasione sprecata che ci accompagna per tutta la visione.

Gli ultimi zar

Voto - 5.5

5.5

Lati positivi

  • Riesce nel creare un'atmosfera tipicamente russa, anche se semplificata
  • Da vita a personaggi iconici e alle loro storie

Lati negativi

  • Troppe inesattezze storiche
  • Il climax viene spento dalle fredde analisi degli esperti

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