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Suburra 2: recensione e conferenza stampa della serie Netflix

Suburra 2: grazie a Netflix Italia vi presentiamo la recensione in anteprima dei primi due episodi della nuova stagione

Suburra 2 recensione. Ritorno in pompa magna per l’acclamata serie Netflix, che con la seconda stagione si presenta, nei primi due episodi, ricca di nuovi elementi e colpi di scena. Disponibile a partire dal 22 Febbraio su Netflix, con una co-produzione di Cattleya e Bartlebyfilm in collaborazione con Rai Fiction, la seconda stagione di Suburra riporta in scena vecchie conoscenze, approfondendo le proprie storyline e, al contempo, aprendone di nuove.

La serie, ispirata come ormai è noto all’omonimo romanzo scritto da Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, prosegue sulla strada già tracciata nella prima stagione, con la sceneggiatura di Barbara Petronio e la regia di Andrea Molaioli e Piero Messina. Noi di filmpost.it abbiamo avuto modo di vedere in anteprima i primi due episodi della seconda stagione, e ve ne parliamo qui; insieme a qualche dichiarazione avvenuta durante la conferenza stampa alla presenza del cast attoriale e tecnico.

Suburra 2: la recensione

Suburra 2 recensione

Diventato in poco tempo un prodotto quasi di culto, forse per il suo intrinseco carattere italiano, Suburra si è imposto non solo nel nostro Paese, ma ha guadagnato l’interesse di ampie fette di pubblico estero. Durante la conferenza stampa, Kelly Luegenbiehl, delegata Netflix, ha difatti così dichiarato, rispondendo alla domanda “Cosa rappresenta Suburra per Netfix?

“Ogni serie per noi è speciale. Questo perché in ogni paese stabiliamo una storia, un rapporto ravvicinato con il paese stesso e diventiamo una grande famiglia. Per noi, quindi, venire in Italia è stato un dono, perché abbiamo stretto legami con i registi, con gli autori… e, inoltre, abbiamo avuto un grande responso di pubblico su scala mondiale. Un responso che non ci eravamo aspettati! In Italia, da quando è stata lanciata, Suburra è stata nella top 20 degli show più visti per 72 settimane consecutive. Ciò ci fa capire che è una serie che è entrata ormai nella quotidianità, soprattutto nella cultura italiana”.

Suburra 2 recensione: un respiro globale

Sempre su questa scia, difatti, è impossibile non considerare l’ampio successo che la serie ha avuto al di fuori dei confini italici. Questo anche perché, pur partendo da un microcosmo locale, affronta in maniera sempre più concreta percorsi che si estendono su una rete globale. In questa seconda stagione, in particolare, ci si ispira a una tradizione realista che, declinata con un linguaggio di genere, attraversa fatti contemporanei che possono anche esulare dal contesto nostrano. Tuttavia, la forza di Suburra si concretizza nella sua località. I grandi temi trattati nello show cercando di respirare un’aria universale, pur rimanendo ancorati alla contingenza. L’immigrazione, il Vaticano, la lotta politica e le componenti criminali del territorio emergono in superficie, manifestandosi in questa prima parte di stagione – e, secondo quanto dichiarato, anche negli episodi successivi – senza fare distinzioni manichee tra buoni e cattivi.

Suburra 2 recensione: l’evoluzione dei protagonisti

Se Suburra si presenta profondamente connessa al tema del potere, e a cosa si è disposti a fare per ottenerlo, la seconda stagione continua a battere questa strada, approfondendo le dinamiche che intercorrono tra i protagonisti e dando maggiore spazio alla loro introspezione ed evoluzione.

Suburra 2 recensione
Conferenza stampa alla presenza del cast

Sono passati tre mesi dagli eventi che hanno chiuso la prima stagione, e Suburra torna in scena a ridosso delle elezioni del nuovo sindaco di Roma. Al contempo, le questioni irrisolte che avevano segnato lo show si ripresentano più violente che mai.

Aureliano cerca vendetta nei confronti della sorella Livia, in fuga; allo stesso tempo cerca di mantenere il controllo sul territorio della famiglia e sui terreni di Ostia. Spadino, ora apparentemente a capo della propria famiglia, tenta in tutti i modi di ottenere la fiducia della stessa, ma viene osteggiato dalla madre, prima di una lunga scia di donne forti che, in questa stagione, acquisteranno visibilità. E mentre Spadino tenta di ottenere nuovamente il rispetto e la fiducia di Aureliano, Lele vuole cambiare vita; ma i fantasmi del passato non glielo permettono, e così il giovane, ora membro effettivo della Polizia, si ritrova nuovamente invischiato nella malavita romana, costretto a scegliere da che parte stare.

Suburra 2 recensione
Eduardo Valdarnini, Giacomo Ferrara, Alessandro Borghi

I tre protagonisti, in un modo o nell’altro, risultano cambiati. Sono tutti indubbiamente più consapevoli, più maturi. Non tentano più un distacco dalle figure genitoriali, come nella prima stagione. Ora, in un certo senso, sono soli. E questo li rende senza dubbio alcuno più determinati a farsi strada nel mondo. Probabilmente ad ogni costo.

Nello stesso modo, i personaggi satellite continuano la loro scalata. Sara Monaschi, Amedeo Cinaglia e, soprattutto, Samurai, si presentano al pubblico più freddi che mai. Si tratta senza alcun dubbio di anti-eroi, se non di villain nel senso canonico del termine; ma che, tuttavia, grazie anche a una brillante scrittura, risultano essere in ogni caso personaggi tridimensionali.

Suburra 2: il passaggio di potere

Nei primi due episodi di questa nuova stagione, e sicuramente – secondo quanto affermato dal cast – anche nei successivi, a far da protagonista sarà quella sete di potere di cui abbiamo accennato poc’anzi. In un vortice di violenza sempre più efferata, di cui avevamo avuto già un assaggio nella prima stagione, Suburra ci riporta in un mondo crudo e brutale; un mondo in cui la voglia di diventare i padroni di Roma si antepone a tutto il resto. Sono poche le scene dedicate a sentimentalismi; ed è in un certo senso meglio così. I personaggi ci vengono mostrati molto più a contatto con i propri desideri, e questa volta sembrano tutti più determinati che mai a vederli realizzati.

Ovviamente, si tratta – come già abbiamo avuto modo di sottolineare – di personaggi costruiti e pensati a trecentosessanta gradi; e ciò rende più facile stabilire quella che potremmo quasi definire una empatia di fondo con gli stessi. Alcune emozioni ci arrivano così forti da bucare lo schermo; e per un momento ci fanno dimenticare che quello che stiamo guardando è uno show di matrice crime-thriller e non un melò. Quasi come se la tragedia fosse un ingrediente essenziale.

Suburra 2: tecnica e conclusioni

Per quanto esprimere un giudizio complessivo sulla seconda stagione di Suburra sia al momento impossibile, avendo avuto modo di visionare solamente i primi due episodi, possiamo comunque sottolineare come questi risultino essere del tutto coerenti con la linea narrativa della prima stagione.

La sceneggiatura prosegue in maniera concreta, grazie all’ottimo lavoro di Barbara Petronio; allo stesso tempo i personaggi sono sviluppati ampliando quelle caratteristiche che, nell’arco della prima stagione, ce li avevano fatti amare (od odiare). Oltre a ciò, ovviamente, va aggiunta la brillante performance degli interpreti – primo tra tutti l’attore italiano del momento, Alessandro Borghi, che dopo le grandi prestazioni in Sulla mia pelle e Il Primo Re è tornato nuovamente a vestire i panni di Aureliano senza deludere le aspettative del pubblico.

Quello che lo schermo ci restituisce dunque è un ritratto di una Roma sconosciuta, quasi sotterranea potremmo dire. E questa città eterna ci viene mostrata non nella sua esaltazione, ma enfatizzando quegli aspetti che potrebbero essere considerati più degradanti ma che, per una volta, non si è voluto nascondere sotto il tappeto. Con un impegno notevole, che ha tenuto conto di oltre 4000 comparse, oltre cento location, e un lavoro registico forse più consapevole rispetto alla prima stagione, Suburra 2 si conferma come una serie televisiva di qualità. Pronta per essere esportata e diventare un vanto per quanto concerne le produzioni italiane.

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