Cannes 2021: a Marco Bellocchio la Palma d’oro alla carriera

Nel corso del festival di Cannes, il regista presenterà in anteprima mondiale il suo ultimo lavoro, 'Max può aspettare' che uscirà in Italia il 15 luglio

Marco Bellocchio riceverà la Palma d’Onore del Festival di Cannes 2021. Secondo ospite d’onore della 74esima edizione dopo Jodie Foster alla cerimonia di apertura, il regista italiano presenterà il suo nuovo lungometraggio Marx può aspettare nella sezione Premiere di Cannes venerdì 16 luglio. Ed è proprio durante la Cerimonia di chiusura, sabato 17 luglio, che il Festival gli consegnerà la Palma d’Oro d’Onore, omaggio alla sua opera unica che ha segnato con forza e libertà il cinema contemporaneo. Il film uscirà in contemporanea nei cinema italiani il 15 luglio grazie a 01 Distribution. Il Festival onora così il regista de I Pugni in tasca con un alloro in chiusura di festival e la proiezione. Un esperienza, tra il documentario e il found footage, tra il racconto e i familiari Bellocchio che tornano protagonisti di un film, come se lo fossero naturalmente sempre stati.

Cannes 2021: a Marco Bellocchio Palma d’oro alla carriera

Marco Bellocchio, attraverso la sua famiglia, fa rivivere la storia di suo fratello, senza filtri o pudori, quasi una indagine, che ricostruisce un’epoca storica e tesse il filo rosso di tanto suo cinema. A proposito del film, il regista racconta:

Il 16 dicembre 2016 Letizia, Pier Giorgio, Maria Luisa, Alberto ed io, Marco, le sorelle e i fratelli Bellocchio superstiti ci riunimmo, con mogli, figli e nipoti al Circolo dell’Unione a Piacenza per festeggiare vari compleanni. Io avevo organizzato il pranzo con l’idea di fare un film sulla mia famiglia, ma non avevo ancora le idee chiare. Non sapevo che cosa volevo esattamente fare. In realtà lo scopo era un altro… Fare un film su Camillo, l’angelo, il protagonista di questa storia. Marx può aspettare racconta della morte di Camillo, mio gemello, il 27 dicembre del 1968. Una storia totalmente autobiografica, ma che vuole essere ‘universale’ per almeno due motivi.

Una riflessione sul dolore dei sopravvissuti (eravamo abbastanza sani noi fratelli per sentire dolore?), ma soprattutto sulla volontà di nascondere la verità a nostra madre, convinti che altrimenti non avrebbe sopportato la tragedia. E perciò il teatro nella tragedia. Il secondo motivo è che la morte di Camillo cade in un anno ‘rivoluzionario’, il 1968. L’anno della contestazione, della libertà sessuale, del Maggio francese, dell’invasione della Cecoslovacchia, ma tutte queste rivoluzioni passarono accanto alla vita di Camillo, non lo interessarono. ‘Marx può aspettare’ mi disse l’ultima volta che ci incontrammo…

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