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Demon Slayer 2: la serie è stata accusata di essere sessista e inopportuna

In Giappone al momento è in corso una polemica legata alla produzione della seconda stagione

Su diversi forum giapponesi è scoppiata la polemica, alcuni utenti si sono scagliati contro la produzione animata di Demon Slayer 2 additandola come sessista e inappropriata. La seconda stagione dell’adattamento animato, che si intitola Kimetsu no Yaiba: Yuukaku-Hen; come suggerisce il titolo si svolge in uno Yuukaku, un quartiere a luci rosse che offre servizi di prostituzione. Molte madri e padri di famiglia non hanno apprezzato che una serie tanto popolare presenti riferimenti tanto espliciti alla prostituzione. Inizialmente alcune associazioni avevano richiesto la cancellazione della seconda stagione, ma negli ultimi giorni le stesse hanno ritrattato; chiedendo la realizzazione di una versione censurata o per lo meno lo spostamento della fascia oraria. La scelta finale in questo caso, spetta solo e unicamente a Ufotable.

Le accuse a Demon Slayer 2 sono iniziate su Twitter

Sono nate diverse polemiche di natura femminista, ma è bene specificare che non si tratta di posizioni assunte dall’intero movimento, bensì da una minoranza che è quella radicale. Quest’ultime sono molto critiche nei riguardi di ciò che vedono come un’oggettivazione e uno sfruttamento sessuale. Lo scorso gennaio l’amministratrice della pagina FemininV aveva criticato il ruolo di Nezuko. “Un personaggio che incarna tutti i pregiudizi del maschilismo, forzata a non parlare a causa del bambù e relegata ad un ruolo marginale, alle spalle del fratello Tanjiro Kamado“. Il post aveva fatto discutere e pochi giorni dopo lo stesso profilo ha proposto un sondaggio: “Demon Slayer tornerà con una seconda stagione ambientata in un distretto a luci rosse. L’anime è visto anche da bambini piccoli, e i temi trattati non sono idonei. Siete d’accordo sulla produzione della Stagione 2?“. Il sondaggio ha visto la partecipazione di più di 55.000 utenti, e il 96,1% dei votanti ha risposto “Sì”.

La crepa nel sondaggio è che l’anime in questione è sempre stato valutato come M (Mature 17+), e tutta la polemica ruota intorno ad un prodotto con numerose scene violente. Il Giappone però ha ancora molto da migliorare per quanto riguarda il rapporto con i media e le rappresentazioni di genere.

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