Antebellum: recensione del nuovo thriller psicologico su Prime Video

Gerard Bush e Christopher Renz giocano tra sogno e realtà

Un film particolare che gioca tra sogno e realtà, un viaggio nella psiche umana che può spaventare e interrogare lo spettatore. Tutto questo e molto altro è Antebellum, il nuovo thriller psicologico di Gerard Bush e Christopher Renz di cui vi presentiamo la recensione. Decidendo di giocare tra sogno e realtà questi due registi realizzano un’opera originale, che cerca di spezzare alcuni stilemi del genere rielaborandoli. La pellicola ha visto finalmente la luce dopo una travagliata distribuzione, dal momento che l’uscita è stata rimandata più volte causa COVID-19. Ma il 14 dicembre 2020 è stata finalmente resa disponibile in esclusiva sulla piattaforma Prime Video.

Prodotto dalla QC Entertainment e dalla Lionsgate Films, Antebellum cavalca senza ombra di dubbio il movimento Black Lives Matter, affrontando narrativamente il tema del razzismo. L’integrazione, la liberazione dei neri, la schiavitù e la guerra di secessione americana sono infatti gli assi portanti della pellicola. Il progetto – sicuramente ambizioso – ha pertanto deciso di puntare su attori impegnati in prima linea nei diritti civili, quali Janelle Monàe, Gabourey Sidibe e Tongayi Chirisa. Non mancano però anche nomi più conosciuti come Jena Malone o Jack Huston. Il risultato appare positivo, per quanto ci siano svariati difetti e varie sviste che la vena innovativa non riesce a sopperire.

Indice

La trama: Antebellum, la recensione

Stati Uniti, guerra di secessione americana. Eden (Janelle Monàe) è una schiava afroamericana costretta a lavorare nelle piantagioni di cotone per l’esercito confederato. Dopo aver tentato la fuga, il comandante del reggimento militare decide di marchiarla a fuoco, promettendole la morte nel caso in cui ci riprovasse. Ma ben presto arriva una nuova carovana piena di schiavi, tra i quali spicca Julia (Kiersey Clemons), una giovane nera incinta bisognosa di aiuto. Quest’ultima è sempre più insofferente e non fa altro che progettare la fuga, a differenza di Eden che le intima di aspettare il momento propizio.

Stati Uniti, 2020. Veronica (Janelle Monàe) si sveglia: ha appena sognato di essere prigioniera in un campo di cotone verso la seconda metà dell’Ottocento. Va tutto bene, ha una bella bambina e un marito amorevole, una carriera professionale in rampa di lancio e un’attenzione mediatica non da poco. È una famosa scrittrice impegnata nella questione razziale e, grazie al suo dottorato in storia costituzionale americana alla Columbia University, è una delle voci più autorevoli del paese. Il futuro appare radioso e pieno di prospettive, ma non tutto è come sembra. Il pericolo è dietro l’angolo!

Antebellum recensione del nuovo film targato Prime Video

Antebellum. QC Entertainment, Lionsgate Film

Non c’è sicurezza senza libertà

Antebellum affronta certamente il problema dell’integrazione razziale e della liberazione afroamericana, ma in un contesto più ampio. Quello che davvero emerge dal retroterra contenutistico del film è l’insicurezza. Un’insicurezza originata dalla mancanza di libertà, sia in riferimento al 1861 che al contesto odierno. Eden e Veronica non godono di una vera autonomia, la prima per colpa della segregazione; la seconda a causa dell’ipocrita integrazione bianca presente negli Stati Uniti. I neri sono sempre considerati inferiori, giudicati e discriminati. Non hanno autentici diritti- e di conseguenza libertà- in un’apparente negazione dei principi dello Stato liberale.

La sicurezza viene sospesa, le protagoniste sono sempre in pericolo, qualunque sia l’ottica utilizzata per affrontare il problema. La schiavitù e la guerra di secessione sono il motore di questa riflessione sull’umanità. Non stupisce quindi che la vessazione dei bianchi diventi un boomerang nei loro confronti: la costrizione genera distruzione (e in questo senso il titolo dell’opera non è casuale). Se si forza, si attuano soprusi e si alimenta l’esclusione privando il soggetto della libertà, allora non c’è sicurezza; che si abbiano mezzi di offesa o meno. Il razzismo è il germe peggiore della società americana, tradizionalmente concentrata sulla salvaguardia del cittadino. Invece di reprimere bisogna accogliere, invece di dividere bisogna unire. Questo è il messaggio “basagliano” della pellicola.

Antebellum recensione del film con Janelle Monáe

Antebellum. QC Entertainment, Lionsgate Films

Il lato tecnico

Procediamo nella recensione di Antebellum approfondendo il lato tecnico dell’opera. Tecnicamente le prove attoriali sono tutte convincenti, eccezion fatta per Jena Malone, il cui personaggio appare troppo caricato e banalmente caratterizzato. È infatti la tipica razzista invasata, senza cuore e umanità, qualcosa di già visto e rivisto. La regia oscilla tra una pregevole maestria e brutte cadute. Si potrebbe sintetizzare nell’incipit, con un inizio di quelli virtuosi – un piano sequenza di 5 minuti – e un eccessivo utilizzo dei ralenti. Questi sono il vero punto debole del comparto registico, che ne abusa a sproposito e così smorza il pathos creato fino ad allora. I campi lunghi si sprecano a ragione e donano maggior eco visiva a delle location già di per sé ammalianti. Che la regia a due abbia influito sullo squilibrio tecnico?

La fotografia è certamente un punto di forza della produzione, così come la scenografia ed i costumi. In qualsiasi momento questi tre elementi calzano alla perfezione e rinvigoriscono una scrittura claudicante. La sceneggiatura si origina da un’interessante idea di fondo e con un grosso lavorio di ricerca culturale e sociologica alle spalle; sebbene l’esito sia parziale. Gli spunti che il testo filmico lancia sono molti e di grande spessore, ma c’è un problema evidente: l’incostanza narrativa. I dialoghi alle volte sono didascalici e spesso ci si trova di fronte a scene non utili ai fini della trama e spesso eccessivamente retoriche. Probabilmente i registi, in questo caso anche sceneggiatori, non sono riusciti a venire a capo delle tante idee che avevano in mente. Ecco quindi un lungometraggio incostante, seppur apprezzabile, nel suo dipanare cinematografico e che nella trattazione thriller psicologica si perde un po’ in sé stesso. Menzione d’onore per il sonoro: eccellente.

Antebellum recensione del film diretto da Gerard Bush

Antebellum. QC Entertainment, Lionsgate Films

Considerazioni finali: Antebellum, la recensione

Concludendo la nostra recensione di Antebellum possiamo dire che si tratta di un film interessante, molto acerbo e che cerca comunque di rileggere la questione razziale sotto una nuova lente. Non ci riesce appieno, ma il lavoro registico sui dettagli e il simbolismo lasciano intravedere uno studio di fondo apprezzabile. I riferimenti culturali sono riconoscibili, il citazionismo è alle volte ridondante, ma l’opera dimostra un grande potenziale meta-testuale. Antebellum non è eccezionale, ha numerosi difetti e si morde la coda spesso, ma ha dalla sua un punto di forza: la passione. Ovunque e costantemente la passione per il cinema e per il “fare cinema” (due cose diverse) è evidente.

Adottando tale punto di vista si può soprassedere su certe défaillance o cadute di stile, come ad esempio l’insensato omaggio al Gladiatore, la citazione a Shining o gli scavalcamenti di campo. Ciononostante il messaggio sociale tocca lo spettatore anche con violenza e lo mette davanti ad una verità dolente, ma icastica. Gli accenni all’esperimento di Standford, all’homo homini lupus e l’istanza politica sono veramente mirabili. Dall’altro lato alcuni aspetti mancano incredibilmente, come ad esempio la nota horror annunciata e mai veramente presente. Altri aspetti tecnici compensano parzialmente questa grande lacuna, ma non abbastanza. Inoltre, saltuariamente, il film disorienta e spiazza, abbandonando il pubblico alla ricerca del senso di alcune scene. Il giudizio sul lungometraggio è quindi solo sopra la sufficienza, ma con la consapevolezza che per i registi può essere un fruttuoso punto di partenza.

Antebellum

Voto - 6.5

6.5

Lati positivi

  • Buone interpretazioni, ottimi costumi, eccellente fotografia
  • Buon lavoro meta-testuale e simbolico

Lati negativi

  • Sceneggiatura claudicante e a tratti spiazzante
  • Squilibrio registico e troppo citazionismo

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