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Avatar: la recensione del film di James Cameron

Ecco la nostra recensione di Avatar, il film diretto da James Cameron con Sam Worthington, Sigourney Weaver e Zoe Saldana

Avatar è un film del 2009, uscito in Italia nel 2010 e segna il ritorno alla regia di James Cameron dopo ben 12 anni di inattività. Il film rappresenta qualcosa di veramente innovativo, ricordando allo spettatore come il cinema viva e si nutra di sogni. Dai fratelli Lumière in poi, generazioni di cineasti hanno spinto al limite l’arte e la tecnica cinematografica, trasportando il sogno su pellicola. In più di un secolo di cinema, si è cercato sempre di più quel legame tra cuore e ragione, tra ricerca e progresso. James Cameron è probabilmente uno dei registi contemporanei che meglio rappresentano questa dicotomia, sempre alla ricerca di una nuova pietra miliare capace di stabilire primati assoluti.

Dal secondo Alien, passando attraverso Terminator 2 – Il giorno del giudizio e arrivando fino a Titanic, Cameron non si è mai fatto spaventare dalle sfide. Per questo con Avatar, il cineasta canadese ha deciso di reinventare il cinema moderno, spingendo all’estremo le più avanzate tecnologie di ripresa e post-produzione. Con Avatar, Cameron traccia una decisa linea di confine fra il prima e il dopo attraverso i corpi flessuosi dei Na’vi e la bellezza incredibile del magico mondo di Pandora.

Avatar: recensione – La trama

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Il film segue le vicende di Jake Sully (Sam Worthington), un ex Marine costretto su una sedia a rotelle che riesce a farsi reclutare nell’avamposto umano sul pianeta Pandora, in sostituzione del fratello morto. Sul pianeta Pandora, una multinazionale sta cercando di sfruttare un enorme giacimento di unobtainium, un raro minerale fondamentale per risolvere la catastrofe ecologica che ha esaurito le fonti di energia della Terra.

La ricerca viene affidata a due modelli completamente diversi. Da una parte troviamo la troupe scientifica capeggiata dalla dottoressa Grace Augustine (Sigourney Weaver), desiderosa di confrontarsi con una nuova realtà. Dall’altra invece c’è il dispotico colonello Miles Quaritch (Stephen Lang), molto più interessato alla colonizzazione del pianeta Pandora, rendendo schiava la popolazione autoctona. A causa dell’atmosfera tossica di Pandora, l’equipe scientifica ha dato la luce al Programma Avatar, in cui gli umani possono neurologicamente connettersi ad un corpo organico, controllato a distanza.

Jake Sully, affascinato dalle possibilità di rinascere nel corpo del suo avatar, inizierà l’esplorazione del pianeta, conoscendone usi e costumi. Pian piano riuscirà a farsi accettare dagli indigeni Na’vi, infiltrandosi all’interno della loro tribù e riferendo tutto al colonnello Quaritch. Jake finirà però per innamorarsi della nativa Neytiri (Zoe Saldana) e del suo magico mondo naturale, dove tutte le creature viventi sono connesse. Da quel momento la sua visione dell’impresa cambierà.

Avatar: Il 3D e la riflessione sul cinema

È doveroso parlare di 3D in riferimento ad Avatar, necessario per comprendere completamente la visione del film di Cameron. Il 3D diventa un vero e proprio mezzo espressivo, in grado di suscitare emozioni e regalare momenti incredibili, dalle bellissime creature ai momenti di preghiera del popolo Na’vi. Cameron rende il 3D parte integrante della sua ricerca visiva, invitando il pubblico a scrollarsi di dosso le precedenti modalità di interpretare l’esperienza cinematografica.

Gran parte del budget è stata utilizzata nell’impiego di nuove tecniche di computer grafica e il risultato è straordinario. La maniacalità con cui sono state riprodotte la fauna e il campionario fantastico di Pandora è semplicemente sorprendente. James Cameron ha osato guardare verso un cinema differente, sperimentando in digitale e spingendosi in territori al tempo ancora inesplorati. Le sceneggiature di Rick Carter e Robert Stromberg sono incredibili per la varietà di colori, paesaggi e ricerca del dettaglio.

Il mondo di Pandora non è fatto solo per essere ammirato a livello estetico, ma bensì per essere vissuto, separando la barriera tra realtà e finzione. Dietro Avatar c’è una vera e propria riflessione sul cinema, che va oltre il gusto della spettacolarità visiva. Dal cinema di puro intrattenimento in computer grafica, si passa a un cinema serio e istituzionale, un concetto già ampiamente compreso e sviluppato da molte case di produzione come la Pixar e lo Studio Ghibli.

Avatar: Tra Pocahontas e Balla coi lupi

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La vicenda nella sua semplicità funziona bene, con richiami al fortunato Balla coi lupi e al Pocahontas di disneyana memoria. Chiari gli echi al John Dunbar di Kevin Costner, tenente dell’esercito unionista che riuscirà a farsi accettare lentamente da una tribù Sioux, imparando e apprezzandone usi e costumi. In Avatar, possiamo leggere una storia simile nella vicenda di Jake Sully, la cui relazione con la bella Na’vi Neytiri ricorda, al tempo stesso, quella storica tra John Smith e Pocahontas.

Molto forte anche la tematica affrontata da Cameron sul cosa significhi sentirsi alieno e sul cosa accada quando la prospettiva si rovescia. Lo spettatore si muove come Jake nella sua esperienza da avatar: all’inizio spaesato ed emozionato, arriverà poi a familiarizzare con l’ambiente che lo circonda. Si perderà metaforicamente nella foresta, imparando ad amare il ciclo della natura e l’importanza dell’equilibrio fra progresso ed ecologia.

Accolto dalla tribu Na’vi, sposerà anche la causa degli indigeni, scoprendo le bellezze della vita selvaggia e rinnegando il suo passato da conquistatore. Anche nei film sopracitati è chiaro il messaggio di stampo anti-imperialista. La brutalità dei metodi di conquista e sottomissione porta allo scontro tra il rigido sistema capitalistico e i sostenitori della natura. Ancora una volta le figure degli americani vengono tramutate in spietati carnefici, seppur a volte un po’ troppo stereotipate, ma Cameron non sembra dispiacersene.

Avatar: recensione – Il rapporto con la natura

Manderanno un messaggio per dirci che loro possono prendersi tutto quello che vogliono ma noi manderemo il nostro messaggio…
Questa, questa è la nostra terra!

Un’altra tematica centrale del film viene ripresa in parte dalla penna di Edgar Rice Burroughs, l’inventore di Tarzan, capace di mettere per iscritto il difficile rapporto tra natura e civiltà. Avatar raccoglie questa ispirazione e grazie alle tecniche più avanzate del cinema, rappresenta con incredibile meraviglia estetica il rapporto tra essere umano e natura. Di forte suggestione è l’episodio dell’albero della vita, una pianta immensa custode di tutte le anime dei Na’vi. L’albero fa parte dello spirito e della cultura indigena dei Na’vi, richiamando alla mente Nonna Salice di Pocahontas.

Molto interessante anche il rapporto che i Na’vi instaurano con gli animali, collegando le loro lunghe trecce in modo indissolubile. Il nativo trasmette così la propria genetica all’animale, divenendo simbiotici e appartenendo per sempre l’uno all’altro. Questo artificio-incantesimo è un messaggio di forte impatto in un tempo in cui la tecnologia avanza inesorabilmente, divorando il ricordo primitivo di una comunione totale tra uomo e natura.

Avatar: recensione – Conclusione

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Avatar è un film visivamente magnifico, incredibilmente innovativo sotto il punto di vista tecnico, anello di congiunzione tra il cinema passato e quello moderno. Con il maggior numero di incassi nella storia del cinema, il film di James Cameron è l’emblema di come la settima arte sia destinata a non morire mai, grazie alla sua capacità di evolversi e mutare. L’idea di fondere animazione 3D, sagome virtuali a reale interpretazione attoriale si è rivelata indubbiamente vincente, suscitando grande entusiasmo tra gli spettatori di tutto il mondo.

È vero che Avatar non sia esente da difetti, tra i quali una sceneggiatura fin troppo banale e una caratterizzazione dei personaggi a tratti fin troppo stereotipata. Ma sembra proprio nell’intento di Cameron non coinvolgere eccessivamente lo spettatore dal punto di vista intellettuale. Lo spettatore così viene catturato in un vortice di immagini magnificamente visionarie e innovative. Avatar è una straordinaria esperienza visiva che si basa su una storia semplice, ma capace di far presa sul pubblico medio.

C’è da rendere merito a James Cameron per aver alzato vertiginosamente l’asticella, mettendo in scena un modo nuovo di fare cinema, dove l’integrazione tra riprese real action e computer grafica è diventata talmente perfetta da non sembrare neppure più un elemento distintivo. Per questo motivo Avatar è un gioiello fatto di immagini e colori.

Avatar

Voto - 8

8

Lati positivi

  • La sperimentazione tecnica raggiunge picchi incredibili
  • L'integrazione computer grafica e real action è sorprendente
  • Tematiche non innovative, ma interessanti e ben sviluppate

Lati negativi

  • Sceneggiatura fin troppo semplicistica in molti punti
  • Caratterizzazione dei personaggi un po' troppo stereotipata

Voto Utenti: 3.55 ( 1 Voti)
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